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domenica 22 febbraio 2009

UOMO CURATO CON CELLULE STAMINALI SVILUPPA TUMORI

UOMO CURATO CON CELLULE STAMINALI SVILUPPA TUMORI

Londra - Le controverse cure con le cellule staminali embrionali sono sicure? La vicenda di un ragazzo israeliano curato a Mosca per una rara malattia genetica con un'iniezione di staminali sembra indicare che possono insorgere problemi. Il giovane, oggi 17enne, in seguito alla terapia ha sviluppato tumori benigni al cervello e alla spina dorsale, come si legge in un articolo apparso su 'PLoS Medicine'. La vicenda non fa che rinfocolare il dibattito sull'uso delle staminali embrionali e la loro sicurezza. Gli scettici, oltre a obiettare l'eticita' dell'uso di queste cellule, sostengono che non sono sicure perche' potrebbero generare tumori e trasmettere virus o altri agenti patogeni. Il ragazzo in questione e' stato curato con un trapianto di staminali per l'Ataxia Telangiectasia, una rara malattia genetica che attacca la regione del cervello che controlla il movimento e la parola. Il paziente ha ricevuto tre iniezioni di cellule staminali embrionali nel cervello e nel liquido che circonda la spina dorsale. Quattro anni dopo la prima iniezione, i medici dello Sheba Medical Centre di Tel Aviv hanno scoperto due tumori, uno nella spina dorsale e l'altro nel cervello, proprio laddove erano state fatte le iniezioni di staminali. L'anno seguente, i tumori benigni sono stati rimossi; analizzandoli, i medici hanno visto che contenevano cellule che non potevano essersi originate dai tessuti del paziente ma dalle cellule staminali donate. Al momento non e' ancora chiaro se la terapia con le staminali abbia migliorato la malattia genetica. Ma i medici che lo curato il giovane dicono che questi risultati "non implicano che la ricerca sulle terapie con le staminali debba essere abbandonata", bensi' che occorre lavorare ancora per valutarne efficacia e sicurezza.



http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200902201424-hpg-rsa0025-art.html

venerdì 30 gennaio 2009

Sclerosi multipla: il trapianto di staminali "blocca" i deficit neurologici

Sclerosi multipla: il trapianto di staminali "blocca" i deficit neurologici

di stefania mengoni Pensiero Scientifico
In pazienti affetti da sclerosi multipla "remittente-recidivante" il trapianto autologo non mieloablativo di cellule staminali può evitare la progressione dei deficit neurologici o addirittura renderli reversibili. È quanto sostengono gli autori d un nuovo studio pubblicato sull'ultimo numero di The Lancet Neurology.



"Nelle fasi iniziali della malattia il 70-80 per cento dei pazienti è affetto da questa forma intermittente di sclerosi multipla", spiegano i ricercatori. "Le ricadute, o riacutizzazioni, sono ben distinte dai periodi di remissione, durante i quali i sintomi regrediscono totalmente o parzialmente. Poi, nel giro di 10-15 anni dall'esordio, gran parte dei pazienti sviluppa la forma secondaria progressiva, con inesorabile perdita dell’attività neurologica". Le terapie farmacologiche a oggi disponibili per contrastare i sintomi neurologici, tuttavia, non sempre danno i risultati sperati.

Il team di ricercatori, guidato da Richard Burt, ha quindi sottoposto 21 pazienti "no-responder" a trattamento con interferone-beta al trapianto autologo non mieloablativo di cellule staminali. La tecnica consiste nel rimuovere, in regime controllato, i linfociti che aggrediscono il sistema immunitario e danneggiano il Sistema Nervoso Centrale e procedere, poi, a "ricostituire" il sistema immunitario con cellule staminali emopoietiche prelevate dal midollo osseo del paziente stesso. A un follow-up medio di 3 anni l'81 per cento dei pazienti era migliorato di almeno un punto nella "Scala delle disabilità", nel 100 per cento dei pazienti si riscontrava un arresto della progressione dei deficit neurologici e la tollerabilità al trattamento era molto soddisfacente. "Sebbene si tratti di uno studio ancora in fase I/II, i risultati sono estremamente incoraggianti", concludono gli autori, "e aprono la strada a nuovi scenari terapeutici".

Bibliografia. Burt R, Loh Y, Testori A, et al. Autologous non-myeloablative haemopoietic stem cell transplantation in relapsing-remitting multiple sclerosis: a phase I/II study. The Lancet Neurology 2009; doi:10.1016/S1474-4422(09)70017-1.

stefania mengoni



http://it.notizie.yahoo.com/25/20090130/thl-sclerosi-multipla-il-trapianto-di-st-bd646f4.html

venerdì 2 gennaio 2009

Scoperto come cellule staminali cancro diventano immortali

Scoperto come cellule staminali cancro diventano immortali
Oncogeni aumentano la loro capacità riparazione danno genomico
postato 1 giorno fa da APCOM

Roma, 31 dic. (Apcom) - Gli scienziati del Campus Ifom-Ieo (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano hanno scoperto come le cellule staminali del cancro diventano immortali e svelano, in una ricerca pubblicata domani su Nature, anche come eliminarle. Secondo i ricercatori, guidati da Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Scientifico del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia e Professore di Patologia generale presso l'Università di Milano, sarebbero gli stessi oncogèni (i geni che innescano il processo tumorale) che impediscono alle staminali di invecchiare, e di diventare, mantenendo intatta la loro capacità di formare nuovo tessuto, tumorale, le vere responsabili dell'inguaribilità della malattia.

Questo risultato fornisce una rappresentazione nuova dei tumori. Essi sarebbero formati da rarissime cellule staminali - che proliferano poco - e da tante cellule "figlie" - che, invece, proliferano molto. Tutto questo, osservano i ricercatori, ha una grande implicazione per il trattamento dei tumori: mentre i farmaci attuali sono diretti contro le cellule tumorali "figlie", con questa scoperta, effettuata in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano e l'Università degli Studi di Perugia, viene aperta una fase nuova della cura, mirata a colpire le cellule staminali "madri". Occorre, a questo punto, trovare le terapie che agiscano sulle staminali. Nuovi farmaci con questa funzione sono già in sperimentazione clinica sull'uomo: nei prossimi 5-10 anni potrebbero diventare disponibili, per alcune forme di tumore.

Gli scienziati sapevano già che, a differenza delle normali cellule staminali dei tessuti, che invecchiano e muoiono, le cellule staminali del cancro sono immortali e mantengono indefinitamente la loro capacità d'automantenersi e di generare cellule tumorali. Non erano, però, noti i meccanismi che permettono alle staminali del cancro di evadere il processo fisiologico dell'invecchiamento e della morte alimentando all'infinito il tumore.

Concentrandosi su questo problema il gruppo coordinato da Pelicci ha così scoperto che gli stessi geni responsabili (oncogèni) di uno specifico tipo di tumore - leucemia mieloide acuta - sono anche la causa diretta dell'immortalità delle cellule staminali. Questo effetto era del tutto inatteso, dicono gli scienziati, perché si sapeva che le cellule del nostro organismo si difendono dagli oncogèni attivando un processo d'invecchiamento precoce (senescenza) o addirittura di morte (apoptosi). Ma questa procedura di difesa, non si attiva nelle cellule staminali, che infatti, sopravvivono all'oncogène e non smettono di funzionare.

"Le normali cellule staminali dei nostri tessuti - spiega Andrea Viale, uno degli autori della scoperta - accumulano, nel tempo, danni a carico del loro genoma, smettono di funzionare e quindi muoiono. Nel caso delle staminali del cancro, sono gli oncogèni a renderle invece immortali aumentando le loro capacità di riparo del danno genomico. In questo modo le cellule staminali leucemiche non invecchiano e continuano ad alimentare, indefinitamente, la leucemia". Gli scienziati hanno scoperto che gli oncogèni facilitano il riparo del genoma (e quindi l'immortalità delle cellule staminali) provocando l'attivazione del gene p21, gene che, se presente, rallenta la proliferazione delle cellule staminali, lasciando loro più tempo per riparare il genoma danneggiato. In sostanza, le cellule staminali della leucemia non invecchiano perché proliferano poco. La prova della validità di questa osservazione è venuta quando Pelicci e colleghi hanno tolto il gene p21 dalle leucemie: private del gene le cellule staminali hanno cominciato a proliferare di più, accumulando danni al genoma e quindi a morire e, con loro, anche la leucemia!.

"La nostra scoperta - commenta Pelicci - definisce un metodo per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. In questo modo, infatti, le cellule staminali del cancro accumuleranno danno genomico, invecchieranno e moriranno, come fanno normalmente le cellule staminali dei nostri tessuti. Nuovi farmaci che inibiscono il riparo del genoma stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell'uomo. Sapremo nei prossimi 5-10 anni quanto saranno importanti nella cura dei tumori".




http://notizie.alice.it/notizie/scienze_e_tecnologie/2008/12_dicembre/31/scoperto_come_cellule_staminali_cancro_diventano_immortali,17409701.html

martedì 16 dicembre 2008

Nuovi orizzonti per la cura di cuore e muscoli con le cellule staminali

Nuovi orizzonti per la cura di cuore e muscoli con le cellule staminali
15/12/2008

Presentata a Roma una ricerca che apre la via per consentire alle staminali di autoriparare il cuore; un nome italiano dietro lo studio che consente ad una sola staminale di riparare i muscoli



Quasi in contemporanea, dal sessantanovesimo Congresso della Società Italiana di Cardiologia in corso a Roma e dal Meeting Annuale della American Society for Cell Biology (ASCB) in corso a San Francisco, vengono novità importanti sull’utilizzazione delle cellule staminali.
Il cuore colpito da infarto si potrà riparare da solo.
Uno studio italiano ha scoperto come rieducare le cellule staminali cardiache a riparare il cuore danneggiato e le sperimentazioni sono incoraggianti. Infatti, le cellule staminali svolgono il delicato compito di aggiustare il muscolo cardiaco ma dopo un infarto le cellule non riescono più ad assicurare questa preziosa auto-riparazione.

Studiosi italiani, dell'Università La Sapienza di Roma e del Laboratorio di Biologia Molecolare Europeo (EMBL) di Monterotondo, hanno scoperto perchè le cellule smettono di funzionare correttamente ma anche, questa è un'eccezionale novità, hanno capito come metterle nelle condizioni di riparare il danno.
L'infarto, o il danno cardiaco, provoca un ambiente ostile all'attività normale delle cellule staminali. Modificando l'ambiente subito dopo l'evento che ha provocato il danno, le cellule staminali possono riprendere la loro corretta funzione.

Si è ricorsi a fattori di crescita da introdurre nel muscolo cardiaco danneggiato.
Le ricerche hanno consentito di individuare un particolare fattore di crescita, il mIGF-1, che si è rivelato idoneo a modificare l’ambiente, attivare le cellule staminali e recuperare efficientemente il danno.
L’mIGF-1 è un fattore normalmente presente nei diversi tessuti dell’organismo, ma in diverse condizioni patologiche la sua funzione viene a mancare. Ecco perché è necessario introdurlo dall’esterno. Al momento queste scoperte hanno dato risultati molto incoraggianti su modelli animali.

"E’ una scoperta veramente molto importante - dice Francesco Fedele, Direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università La Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Cardiologia - perché apre una via nuova e fortemente innovativa soprattutto per un utilizzo ‘intelligente’ delle cellule staminali.
Questa Ricerca sottolinea come le nuove tecnologie, vedi la Risonanza Magnetica, debbano essere impiegate per caratterizzare il tessuto dopo l’infarto o per mettere in evidenza eventuali condizioni ambientali favorevoli o non favorevoli. Il nostro augurio è che presto le ricerche possano passare dal laboratorio al letto del paziente".

Una sola cellula staminale adulta dei muscoli è in grado, una volta inserita all'interno di un muscolo malato, di riprodurre tutta una 'famiglia’ di cellule e ripristinare la funzionalità muscolare persa. La dimostrazione arriva per la prima volta in uno studio su topolini diretto da Alessandra Sacco della Stanford University.
Nel muscolo di una gamba, privato delle proprie cellule staminali muscolari e danneggiato irreversibilmente, la singola cellula staminale adulta 'attecchisce’ e si moltiplica, ripristinando la funzione muscolare.

Lo studio è stato presentato al Meeting Annuale della American Society for Cell Biology (ASCB) in corso a San Francisco. Le staminali del muscolo sono le cosiddette cellule satellite, normalmente entrano in azione quando un tessuto muscolare viene lesionato e lo riparano.
In molte malattie degenerative del muscolo però questa 'cura naturale’ viene a mancare e le fibre muscolari pian piano si degradano.


http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=10636

lunedì 1 dicembre 2008

Staminali: autotrapianto salva gamba a donna con ischemia critica

Staminali: autotrapianto salva gamba a donna con ischemia critica


Roma, 22 ott. (Adnkronos Salute) - Un autotrapianto di staminali ha salvato la gamba di una donna con ischemia critica. E, a 28 giorni dall'impianto di staminali autologhe sulla paziente con malattia irreversibile, l'intervento eseguito al Centro di ricerca e formazione ad alta tecnologia nelle scienze biomediche dell'Università Cattolica di Campobasso "può dirsi completamente riuscito sul piano del risultato chirurgico", spiegano i medici in una nota. "L'amputazione della gamba non è più necessaria, e al momento la paziente sta bene ed è tornata a camminare".

L'eccezionale intervento è stato eseguito il 23 settembre scorso, su una donna colpita da ischemia critica di un arto inferiore, che aveva gravi problemi di circolazione. Normalmente per i pazienti con queste patologie non esistono alternative all'amputazione. L'uso delle cellule staminali, spiegano i medici della Cattolica di Campobasso, si giustifica nella speranza di far 'rinascere' almeno in parte i vasi, tanto da assicurare per quanto possibile una circolazione e quindi mantenere in vita l'arto in via di necrotizzazione. Le staminali sono cellule non differenziate e specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. Il loro uso prevalente oggi è in ematologia, per curare le leucemie e altri tumori del sangue con procedure come il trapianto di midollo. L'utilizzo in campo cardiovascolare è stato finora praticato solo in pochi Centri in Europa. Nel caso di Campobasso sono state usate 'cellule bambine' prelevate dal midollo osseo della stessa paziente, isolate nel corso dell'intervento stesso e reiniettate immediatamente.

Il progetto di ricerca è stato approvato dal Comitato etico dell'Università e finanziato con fondi dello stesso ateneo. Oggi la paziente è in buone condizioni, al controllo ambulatoriale non riferisce i dolori tipici della gangrena, la temperatura della gamba operata è normale e la donna da qualche giorno ha ripreso con prudenza a camminare.

L'obiettivo della sperimentazione, spiegano i componenti dell'equipe multidisciplinare coordinata da Francesco Alessandrini, direttore del Dipartimento di malattie cardiovascolari della Cattolica di Campobasso, "non è rivoluzionare le metodiche tradizionali di trattamento di queste patologie vascolari, che mantengono tutta la loro validità, ma di offrire un'ulteriore ed efficace possibilità ai pazienti in cui le altre terapie si sono dimostrate inefficaci". La sperimentazione è stata eseguita in stretta collaborazione con l'Unità operativa di Oncoematologia, diretta da Sergio Storti; il Dipartimento immagini, diretto da Giuseppina Sallustio; il Dipartimento dei Laboratori, diretto da Bruno Zappacosta, e il Dipartimento di Anestesia e terapia intensiva, diretto da Marco Rossi.



http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.2619780009

venerdì 1 agosto 2008

MEDICINA-SCLEROSI-STAMINALI DA CELLULE DELLA PELLE

1 Agosto 2008
AMERICHE - USA
Neuroni motori dalla pelle per trattare la Sla

A partire da cellule di pelle di due pazienti con sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono state create per la prima volta cellule staminali simili a quelle embrionali. Per uno dei pazienti, poi, le staminali sono state trasformate in neuroni motori identici a quelli del malato. Un giorno questa procedura potrebbe portare alla produzione di cellule terapeutiche su misura del paziente per curare la sua malattia. Ma per ora il risultato, ottenuto da scienziati della Harvard e della Columbia University rispettivamente a Boston e New York, per quanto importantissimo perche' mai prima d'ora erano state create staminali su misura del singolo paziente da cellule di pelle, non ha applicazioni cliniche immediate.
Diretti da Kevin Eggan dell'istituto Harvard Stem Cell a Boston, gli esperimenti sono stati resi noti sulla rivista Science. Un'applicazione immediata del lavoro pero' c'e': centinaia di milioni di cellule nervose identiche a quelle del paziente potranno essere cosi' prodotte ed usate per studiare la malattia e testare farmaci oggetto di ricerca.
La SLA e' una grave malattia neurodegenerativa che colpisce i neuroni motori e porta il paziente alla paralisi e nella maggior parte dei casi alla morte in pochi anni dalla comparsa dei primi sintomi. E' solo di pochi mesi fa il grosso successo scientifico che ha portato alla creazione di staminali umane simili a quelle di un embrione ottenute riprogrammando geneticamente normalissime cellule adulte di pelle prese dalla cute di soggetti sani. Si disse allora che queste 'staminali etiche', perche' ottenibili senza sacrificare embrioni, sarebbero state decisive per la messa a punto di terapie cellulari su misura del paziente.
I ricercatori Usa hanno dato un primissimo saggio di questa possibilita': da pelle di due anziani pazienti con SLA hanno estratto cellule adulte e le hanno poi riprogrammate ottenendone delle staminali. Poi le staminali di uno dei due pazienti sono state coltivate in provetta e indotte da un cocktail di fattori di crescita a trasformarsi in neuroni motori. Un giorno questi neuroni motori potrebbero divenire la base di una cura personalizzata, ma gia' da ora serviranno a studiare a fondo la malattia e testare farmaci, cosa finora impossibile per la difficolta' di reperire neuroni motori dei malati da studiare.

"Per chi studia la Sla uno dei problemi piu' seri si chiama campione: i modelli animali in quanto tali hanno dei limiti e non si possono certo prelevare i motoneuroni ai pazienti mentre sono vivi! Inoltre, gli studi effettuati post mortem sono complessi e poco affidabili. Lo studio di Eggan apre prospettive decisamente interessanti in questo senso". A parlare e' Maria Teresa Carri', ricercatrice finanziata da Telethon che da molti anni studia la sclerosi laterale amiotrofica. "Riuscire a far 'tornare indietro' le cellule della pelle fino allo stadio indifferenziato e poi reindirizzarle verso i motoneuroni fornirebbe a noi ricercatori uno strumento formidabile: potremmo infatti studiare gli esordi della malattia, quando ancora si puo' pensare di intervenire". A proposito di un utilizzo in terapia, Carri' aggiunge: "non e' pensabile trapiantare direttamente i motoneuroni nei pazienti, perche' queste cellule non sono affatto maneggevoli. Basti pensare che il loro assone - la porzione della cellula che va dal midollo al muscolo - puo' essere lunga anche mezzo metro. Molto piu' interessante, invece, pensare di usare la metodologia messa in luce dai ricercatori americani".



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http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=228660