SCOPERTO GENE CHE FA RICRESCERE I DENTI
(AGI) - Londra, 24 feb. - Addio dentiere e protesi: i denti in futuro potranno essere riparati in modo naturale, o addirittura ricrescere. E tutto questo grazie a un singolo gene. Fara' discutere la scoperta di un gruppo dis cienziati della Oregon State University, il cui studio e' stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. I ricercatori hanno individuato il gene responsabile della crescita dello smalto, il duro strato esterno dei denti che non puo' crescere di nuovo. Esperimenti nei topi hanno dimostrato che il gene, un "fattore di trascrizione" chiamato Ctip2, ha diverse funzioni, che coinvolgono le risposte immunitarie e lo sviluppo di pelle e nervi. Ma anche la produzione dello smalto dei denti. In particolare regola le ameloblaste, le cellule che producono lo smalto. il controllo di questo gene, secondo gli scienziati, in "combinato disposto" con la tecnologia sulle cellule staminali potrebbe rendere la creazione artificiale di denti funzionali una possibilita' reale. E male che vada, la scoperta potrebbe essere utilizzata per rafforzare lo smalto e riparare i denti danneggiati per esempio di chi beve o fuma. "Molto lavoro sara' ancora necessario - spiega il capo dei ricercatori, Chrissa Kioussi - per portare ad applicazioni sull'uomo, ma dovrebbe funzionare. Si potrebbe trattare di un nuovo, rivoluzionario approccio alla salute dentale".
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200902241415-hpg-rsa0024-art.html
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martedì 24 febbraio 2009
venerdì 2 gennaio 2009
Scoperto come cellule staminali cancro diventano immortali
Scoperto come cellule staminali cancro diventano immortali
Oncogeni aumentano la loro capacità riparazione danno genomico
postato 1 giorno fa da APCOM
Roma, 31 dic. (Apcom) - Gli scienziati del Campus Ifom-Ieo (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano hanno scoperto come le cellule staminali del cancro diventano immortali e svelano, in una ricerca pubblicata domani su Nature, anche come eliminarle. Secondo i ricercatori, guidati da Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Scientifico del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia e Professore di Patologia generale presso l'Università di Milano, sarebbero gli stessi oncogèni (i geni che innescano il processo tumorale) che impediscono alle staminali di invecchiare, e di diventare, mantenendo intatta la loro capacità di formare nuovo tessuto, tumorale, le vere responsabili dell'inguaribilità della malattia.
Questo risultato fornisce una rappresentazione nuova dei tumori. Essi sarebbero formati da rarissime cellule staminali - che proliferano poco - e da tante cellule "figlie" - che, invece, proliferano molto. Tutto questo, osservano i ricercatori, ha una grande implicazione per il trattamento dei tumori: mentre i farmaci attuali sono diretti contro le cellule tumorali "figlie", con questa scoperta, effettuata in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano e l'Università degli Studi di Perugia, viene aperta una fase nuova della cura, mirata a colpire le cellule staminali "madri". Occorre, a questo punto, trovare le terapie che agiscano sulle staminali. Nuovi farmaci con questa funzione sono già in sperimentazione clinica sull'uomo: nei prossimi 5-10 anni potrebbero diventare disponibili, per alcune forme di tumore.
Gli scienziati sapevano già che, a differenza delle normali cellule staminali dei tessuti, che invecchiano e muoiono, le cellule staminali del cancro sono immortali e mantengono indefinitamente la loro capacità d'automantenersi e di generare cellule tumorali. Non erano, però, noti i meccanismi che permettono alle staminali del cancro di evadere il processo fisiologico dell'invecchiamento e della morte alimentando all'infinito il tumore.
Concentrandosi su questo problema il gruppo coordinato da Pelicci ha così scoperto che gli stessi geni responsabili (oncogèni) di uno specifico tipo di tumore - leucemia mieloide acuta - sono anche la causa diretta dell'immortalità delle cellule staminali. Questo effetto era del tutto inatteso, dicono gli scienziati, perché si sapeva che le cellule del nostro organismo si difendono dagli oncogèni attivando un processo d'invecchiamento precoce (senescenza) o addirittura di morte (apoptosi). Ma questa procedura di difesa, non si attiva nelle cellule staminali, che infatti, sopravvivono all'oncogène e non smettono di funzionare.
"Le normali cellule staminali dei nostri tessuti - spiega Andrea Viale, uno degli autori della scoperta - accumulano, nel tempo, danni a carico del loro genoma, smettono di funzionare e quindi muoiono. Nel caso delle staminali del cancro, sono gli oncogèni a renderle invece immortali aumentando le loro capacità di riparo del danno genomico. In questo modo le cellule staminali leucemiche non invecchiano e continuano ad alimentare, indefinitamente, la leucemia". Gli scienziati hanno scoperto che gli oncogèni facilitano il riparo del genoma (e quindi l'immortalità delle cellule staminali) provocando l'attivazione del gene p21, gene che, se presente, rallenta la proliferazione delle cellule staminali, lasciando loro più tempo per riparare il genoma danneggiato. In sostanza, le cellule staminali della leucemia non invecchiano perché proliferano poco. La prova della validità di questa osservazione è venuta quando Pelicci e colleghi hanno tolto il gene p21 dalle leucemie: private del gene le cellule staminali hanno cominciato a proliferare di più, accumulando danni al genoma e quindi a morire e, con loro, anche la leucemia!.
"La nostra scoperta - commenta Pelicci - definisce un metodo per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. In questo modo, infatti, le cellule staminali del cancro accumuleranno danno genomico, invecchieranno e moriranno, come fanno normalmente le cellule staminali dei nostri tessuti. Nuovi farmaci che inibiscono il riparo del genoma stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell'uomo. Sapremo nei prossimi 5-10 anni quanto saranno importanti nella cura dei tumori".
http://notizie.alice.it/notizie/scienze_e_tecnologie/2008/12_dicembre/31/scoperto_come_cellule_staminali_cancro_diventano_immortali,17409701.html
Oncogeni aumentano la loro capacità riparazione danno genomico
postato 1 giorno fa da APCOM
Roma, 31 dic. (Apcom) - Gli scienziati del Campus Ifom-Ieo (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano hanno scoperto come le cellule staminali del cancro diventano immortali e svelano, in una ricerca pubblicata domani su Nature, anche come eliminarle. Secondo i ricercatori, guidati da Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Scientifico del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia e Professore di Patologia generale presso l'Università di Milano, sarebbero gli stessi oncogèni (i geni che innescano il processo tumorale) che impediscono alle staminali di invecchiare, e di diventare, mantenendo intatta la loro capacità di formare nuovo tessuto, tumorale, le vere responsabili dell'inguaribilità della malattia.
Questo risultato fornisce una rappresentazione nuova dei tumori. Essi sarebbero formati da rarissime cellule staminali - che proliferano poco - e da tante cellule "figlie" - che, invece, proliferano molto. Tutto questo, osservano i ricercatori, ha una grande implicazione per il trattamento dei tumori: mentre i farmaci attuali sono diretti contro le cellule tumorali "figlie", con questa scoperta, effettuata in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano e l'Università degli Studi di Perugia, viene aperta una fase nuova della cura, mirata a colpire le cellule staminali "madri". Occorre, a questo punto, trovare le terapie che agiscano sulle staminali. Nuovi farmaci con questa funzione sono già in sperimentazione clinica sull'uomo: nei prossimi 5-10 anni potrebbero diventare disponibili, per alcune forme di tumore.
Gli scienziati sapevano già che, a differenza delle normali cellule staminali dei tessuti, che invecchiano e muoiono, le cellule staminali del cancro sono immortali e mantengono indefinitamente la loro capacità d'automantenersi e di generare cellule tumorali. Non erano, però, noti i meccanismi che permettono alle staminali del cancro di evadere il processo fisiologico dell'invecchiamento e della morte alimentando all'infinito il tumore.
Concentrandosi su questo problema il gruppo coordinato da Pelicci ha così scoperto che gli stessi geni responsabili (oncogèni) di uno specifico tipo di tumore - leucemia mieloide acuta - sono anche la causa diretta dell'immortalità delle cellule staminali. Questo effetto era del tutto inatteso, dicono gli scienziati, perché si sapeva che le cellule del nostro organismo si difendono dagli oncogèni attivando un processo d'invecchiamento precoce (senescenza) o addirittura di morte (apoptosi). Ma questa procedura di difesa, non si attiva nelle cellule staminali, che infatti, sopravvivono all'oncogène e non smettono di funzionare.
"Le normali cellule staminali dei nostri tessuti - spiega Andrea Viale, uno degli autori della scoperta - accumulano, nel tempo, danni a carico del loro genoma, smettono di funzionare e quindi muoiono. Nel caso delle staminali del cancro, sono gli oncogèni a renderle invece immortali aumentando le loro capacità di riparo del danno genomico. In questo modo le cellule staminali leucemiche non invecchiano e continuano ad alimentare, indefinitamente, la leucemia". Gli scienziati hanno scoperto che gli oncogèni facilitano il riparo del genoma (e quindi l'immortalità delle cellule staminali) provocando l'attivazione del gene p21, gene che, se presente, rallenta la proliferazione delle cellule staminali, lasciando loro più tempo per riparare il genoma danneggiato. In sostanza, le cellule staminali della leucemia non invecchiano perché proliferano poco. La prova della validità di questa osservazione è venuta quando Pelicci e colleghi hanno tolto il gene p21 dalle leucemie: private del gene le cellule staminali hanno cominciato a proliferare di più, accumulando danni al genoma e quindi a morire e, con loro, anche la leucemia!.
"La nostra scoperta - commenta Pelicci - definisce un metodo per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. In questo modo, infatti, le cellule staminali del cancro accumuleranno danno genomico, invecchieranno e moriranno, come fanno normalmente le cellule staminali dei nostri tessuti. Nuovi farmaci che inibiscono il riparo del genoma stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell'uomo. Sapremo nei prossimi 5-10 anni quanto saranno importanti nella cura dei tumori".
http://notizie.alice.it/notizie/scienze_e_tecnologie/2008/12_dicembre/31/scoperto_come_cellule_staminali_cancro_diventano_immortali,17409701.html
Ricercatori scoprono segreti della micidiale influenza del 1918
Ricercatori scoprono segreti della micidiale influenza del 1918
Reuters - Mar 30 Dic - 11.34
WASHINGTON (Reuters) - I ricercatori hanno trovato il modo di scoprire cosa ha reso così letale l'epidemia di influenza del 1918: un gruppo di tre geni che hanno permesso al virus di attaccare i polmoni provocando una polmonite.
Campioni dell'influenza del 1918 sono stati confrontati con i virus delle moderne influenze di stagione per arrivare alla scoperta dei tre che secondo loro potrebbe contribuire a sviluppare nuovi farmaci.
La scoperta è stata pubblicata oggi sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, e potrebbe anche individuare le mutazioni che trasformano una normale influenza in un'epidemia molto più pericolosa.
Yoshihiro Kawaoka della University of Wisconsin ed i colleghi delle Università di Kobe e Tokyo, in Giappone, hanno rilevato che mentre l'influenza normale si limita a colpire le vie respiratorie causando febbre, debolezza e dolori muscolari, alcuni malati gravi sviluppano la polmonite. A volte a causa di batteri, altre direttamente dall'influenza.
Durante l'epidemia del 1918, è emersa una nuova e più pericolosa forma di malattia.
"L'epidemia di influenza del 1918 è stata la più devastante diffusione infettiva nella storia dell'umanità, causando circa 50 milioni di morti in tutto il mondo", ha scritto il gruppo di Kawaoka.
Ha ucciso il 2,5% dei malati, rispetto al meno dell'1% delle epidemie annuali. E le autopsie hanno rilevato che molti morirono per polmonite.
A tenere in vita il virus, riprodurlo e propagarlo nei polmoni, dicono i ricercatori, sono stati tre geni, chiamati PA, PB1, e PB2, assieme ad una versione 1918 della nucleoproteina o gene NP.
Molti esperti concordano che prima o poi ci sarà un'altra epidemia di influenza, nessuno sa come anche se alcuni sospettano che si tratterà del virus H5N1 della febbre dei polli, che attraverso alcune mutazioni potrebbe diventare letale a livello globale, mentre sinora ha ucciso 247 delle 391 persone infettate dal 2003.
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Una provetta per un test del sangue
http://it.notizie.yahoo.com/4/20081230/r_t_rtrs_so_other/tso-oitlr-influenza1918-89ec962_1.html?printer=1
Reuters - Mar 30 Dic - 11.34
WASHINGTON (Reuters) - I ricercatori hanno trovato il modo di scoprire cosa ha reso così letale l'epidemia di influenza del 1918: un gruppo di tre geni che hanno permesso al virus di attaccare i polmoni provocando una polmonite.
Campioni dell'influenza del 1918 sono stati confrontati con i virus delle moderne influenze di stagione per arrivare alla scoperta dei tre che secondo loro potrebbe contribuire a sviluppare nuovi farmaci.
La scoperta è stata pubblicata oggi sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, e potrebbe anche individuare le mutazioni che trasformano una normale influenza in un'epidemia molto più pericolosa.
Yoshihiro Kawaoka della University of Wisconsin ed i colleghi delle Università di Kobe e Tokyo, in Giappone, hanno rilevato che mentre l'influenza normale si limita a colpire le vie respiratorie causando febbre, debolezza e dolori muscolari, alcuni malati gravi sviluppano la polmonite. A volte a causa di batteri, altre direttamente dall'influenza.
Durante l'epidemia del 1918, è emersa una nuova e più pericolosa forma di malattia.
"L'epidemia di influenza del 1918 è stata la più devastante diffusione infettiva nella storia dell'umanità, causando circa 50 milioni di morti in tutto il mondo", ha scritto il gruppo di Kawaoka.
Ha ucciso il 2,5% dei malati, rispetto al meno dell'1% delle epidemie annuali. E le autopsie hanno rilevato che molti morirono per polmonite.
A tenere in vita il virus, riprodurlo e propagarlo nei polmoni, dicono i ricercatori, sono stati tre geni, chiamati PA, PB1, e PB2, assieme ad una versione 1918 della nucleoproteina o gene NP.
Molti esperti concordano che prima o poi ci sarà un'altra epidemia di influenza, nessuno sa come anche se alcuni sospettano che si tratterà del virus H5N1 della febbre dei polli, che attraverso alcune mutazioni potrebbe diventare letale a livello globale, mentre sinora ha ucciso 247 delle 391 persone infettate dal 2003.
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