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lunedì 1 giugno 2009

Più attività fisica, meno cancro al seno


SALUTE
1/6/2009

Più attività fisica, meno cancro al seno


Le donne che praticano con regolarità un’attività fisica e fanno
movimento riducono del 20% il rischio di sviluippare un cancro della mammella. A sottolinearlo è
l’oncologo Pierfranco Conte, direttore del dipartimento di oncologia dell’Università di Modena e
Reggio Emilia, in occasione del Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) in
corso ad Orlando. Un dato che trova conferma anche in vari studi internazionli presentati all’Asco.
L’effetto benefico del movimento, spiega Conte, è più evidente dopo la menopausa, quando ogni
ora settimanale di attività fisica abbassa il rischio del 6%.
Ma gli esperti riuniti all’Asco concordano anche su un altro aspetto: pure le donne malate
possono trarre enormi benefici dall’attività fisica. Infatti, 3-5 ore di attività aerobica ogni sette giorni
dimezzano il rischio di morte per cancro al seno. Ed ancora: lo sport, rilevano vari studi, ha anche
l’effetto di ridurre le probabilità di recidive. Un effetto pari a quello delle terapie oggi più utilizzate a
questo scopo, ma senza i costi ed i disturbi collaterali connessi. (ANSA).



http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=845&ID_sezione=33&sezione=Salute

mercoledì 11 febbraio 2009

Salute/ Le vitamine sintetiche non proteggono da cancro

Salute/ Le vitamine sintetiche non proteggono da cancro
Lo sostiene un nuovo studio americano
Roma, 10 feb. (Apcom) - Da uno studio americano compiuto su un grande numero di donne è emerso che i prodotti sostitutivi delle vitamine non proteggono dal cancro e dalle malattie cardiovascolari. Lo scrive il sito statunitense myway precisando che lo studio è stato condotto dal Fred Hutchinson Cancer Research di Seattle su 161,808 donne di più di 50 anni. Dopo otto anni, circa uno stesso numero di donne fra quelle che assumevano regolarmente vitamine sintetiche e quelle che non ne facevano uso erano state colpite da cancri o da malattie cardiovascolari.

"Prendere le sostanze nutritive dal cibo è meglio che assumerle dagli integratori alimentari", è stato il consiglio di Marian Neuheuser, uno dei ricercatori che ha lavorato su questo studio.

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2009/02_febbraio/10/salute_le_vitamine_sintetiche_non_proteggono_da_cancro,17921815.html

lunedì 9 febbraio 2009

Tumori: fumare spinelli aumenta rischi cancro testicoli

Tumori: fumare spinelli aumenta rischi cancro testicoli

ultimo aggiornamento: 09 febbraio, ore 16:01
Roma, 9 feb. (Adnkronos Salute) - La passione per la marijuana può giocare brutti scherzi ai ragazzi. Uno studio pubblicato su 'Cancer' ha infatti scoperto un legame tra un uso frequente o prolungato di marijuana e l'aumento del pericolo di tumore ai testicoli. La ricerca, condotta su 369 uomini dai 18 ai 44 anni, rileva che fra i consumatori abituali di questa sostanza il rischio raddoppia rispetto ai coetanei che non hanno mai fumato uno spinello. La ricerca è stata condotta al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (Usa), e per la prima volta indaga sul legame tra marijuana e questo tipo di tumore. Il campione, tutto composto da pazienti con cancro ai testicoli, è stato sottoposto a un questionario e le risposte sono state poi confrontane con quelle di mille coetanei apparentemente sani.

Anche tenendo conto di altri fattori di rischio, sembra proprio che il fatto di consumare marijuana comporti un 70% di pericolo in più, mentre per chi la fuma regolarmente o fin da giovanissimo pare che il rischio di ammalarsi di cancro ai testicoli sia ben il doppio rispetto a chi non l'ha mai provata. Secondo Janet Daling, fra gli autori della ricerca, la pubertà potrebbe essere una 'finestra' nel corso della quale i ragazzi sono più vulnerabili a fattori ambientali, come le sostanze chimiche presenti nella marijuana.




http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.2997222724

sabato 10 gennaio 2009

GENETICA: PRIMA BIMBA SENZA GENE DEL CANCRO AL SENO

GENETICA
Nata a Londra la prima bimba
senza gene del cancro al seno
La piccola - avuta con la fecondazione in vitro - sta bene. Malattia evitata grazie alla diagnosi preimpianto sull'embrione



LONDRA - Per tre generazioni la sua famiglia ha lottato contro il cancro al seno. Lei, però, non correrà il rischio di ammalarsi: è nata in Gran Bretagna la prima bambina che, grazie a uno screening genetico, non ha ereditato dai genitori il gene responsabile della malattia.

Mamma e piccola stanno bene, ha annunciato Paul Serhal, dell'University College di Londra, il medico che le ha assistite. La bimba è nata grazie alla fecondazione assistita: l'embrione era stato esaminato prima dell'impianto per verificare la presenza di alterazioni nel gene Brca1. Le donne che manifestano questa variazione hanno una possibilità pari all'80 per cento di sviluppare il cancro al seno e pari al 60 per cento di sviluppare il cancro alle ovaie.

Degli undici embrioni prodotti con la fecondazione in vitro sei avevano il gene Brca1 mutato e cinque sono risultati liberi: di questi, due sono stati impiantati nell'utero della donna e ne è risultata la gravidanza.

"Questa bambina non dovrà affrontare la paura di sviluppare questa forma genetica di cancro al seno o di cancro alle ovaie da adulta. I genitori non passeranno questo rischio per la salute alla figlia. L'eredità duratura di questa operazione è lo sradicamento della trasmissione di questa forma di cancro che ha devastato queste famiglie per generazioni", ha dichiarato con soddisfazione Serhal.

La diagnosi genetica pre-impianto (Pgd) prevede il prelievo di una cellula di un embrione nello stadio in cui è composto da 8 cellule, tre giorni dopo la sua formazione. E' una pratica abbastanza comune in Gran Bretagna per escludere malattie ereditarie come la fibrosi cistica e la malattia di Huntington.


Nel 2006, l'Autorità britannica per la fertilità umana e l'embriologia (Hfea) ha dato il via libera anche ai test sui cosiddetti geni suscettibili, come il Brca1. Tutti gli esseri umani portano una versione di questi geni - la proteina del Brca1, quando funziona correttamente, contribuisce a impedire la formazione di tumori - ma alcune variazioni aumentano enormemente la possibilità di sviluppare il cancro.

Essere portatori del difetto genetico non significa la certezza di avere la malattia da adulti. Tuttavia, in famiglia c'erano stati diversi casi: la nonna, la madre, la sorella e la cugina del papà della bambina neonata sono state colpite dal cancro al seno. Se la moglie, che ha 27 anni, avesse avuto un figlio maschio, egli avrebbe potuto passare il difetto genetico ad eventuali sue figlie.

I medici esultano, ma la notizia ha suscitato polemiche e c'è chi ha agitato lo spettro dell'eugenetica. Come Josephine Quintavalle, dell'organizzazione per la bioetica Comment on Reproductive Ethics dice: "Non è qualcosa di personale contro questa bambina, ma penso che si sia andati troppo in là. Alla base di tutto questo c'è l'eugenetica", ovvero il tentativo di migliorare geneticamente la razza umana.

Sarah Cant, dell'organizzazione Breakthrough Breast Cancer, nota: "La decisione di fare lo screening degli embrioni per vedere se portano un gene difettoso che provoca il cancro al seno è una questione complessa e molto personale. Le donne con una storia familiare di questa malattia ci dicono che quel che è giusto per una persona può non essere adatto a un'altra. E' importante che chiunque abbia questo problema abbia le informazioni appropriate per fare la scelta giusta per sè".

(9 gennaio 2009)



http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scienze/bimba-cancro-londra/bimba-cancro-londra/bimba-cancro-londra.html

venerdì 2 gennaio 2009

Scoperto come cellule staminali cancro diventano immortali

Scoperto come cellule staminali cancro diventano immortali
Oncogeni aumentano la loro capacità riparazione danno genomico
postato 1 giorno fa da APCOM

Roma, 31 dic. (Apcom) - Gli scienziati del Campus Ifom-Ieo (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano hanno scoperto come le cellule staminali del cancro diventano immortali e svelano, in una ricerca pubblicata domani su Nature, anche come eliminarle. Secondo i ricercatori, guidati da Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Scientifico del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia e Professore di Patologia generale presso l'Università di Milano, sarebbero gli stessi oncogèni (i geni che innescano il processo tumorale) che impediscono alle staminali di invecchiare, e di diventare, mantenendo intatta la loro capacità di formare nuovo tessuto, tumorale, le vere responsabili dell'inguaribilità della malattia.

Questo risultato fornisce una rappresentazione nuova dei tumori. Essi sarebbero formati da rarissime cellule staminali - che proliferano poco - e da tante cellule "figlie" - che, invece, proliferano molto. Tutto questo, osservano i ricercatori, ha una grande implicazione per il trattamento dei tumori: mentre i farmaci attuali sono diretti contro le cellule tumorali "figlie", con questa scoperta, effettuata in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano e l'Università degli Studi di Perugia, viene aperta una fase nuova della cura, mirata a colpire le cellule staminali "madri". Occorre, a questo punto, trovare le terapie che agiscano sulle staminali. Nuovi farmaci con questa funzione sono già in sperimentazione clinica sull'uomo: nei prossimi 5-10 anni potrebbero diventare disponibili, per alcune forme di tumore.

Gli scienziati sapevano già che, a differenza delle normali cellule staminali dei tessuti, che invecchiano e muoiono, le cellule staminali del cancro sono immortali e mantengono indefinitamente la loro capacità d'automantenersi e di generare cellule tumorali. Non erano, però, noti i meccanismi che permettono alle staminali del cancro di evadere il processo fisiologico dell'invecchiamento e della morte alimentando all'infinito il tumore.

Concentrandosi su questo problema il gruppo coordinato da Pelicci ha così scoperto che gli stessi geni responsabili (oncogèni) di uno specifico tipo di tumore - leucemia mieloide acuta - sono anche la causa diretta dell'immortalità delle cellule staminali. Questo effetto era del tutto inatteso, dicono gli scienziati, perché si sapeva che le cellule del nostro organismo si difendono dagli oncogèni attivando un processo d'invecchiamento precoce (senescenza) o addirittura di morte (apoptosi). Ma questa procedura di difesa, non si attiva nelle cellule staminali, che infatti, sopravvivono all'oncogène e non smettono di funzionare.

"Le normali cellule staminali dei nostri tessuti - spiega Andrea Viale, uno degli autori della scoperta - accumulano, nel tempo, danni a carico del loro genoma, smettono di funzionare e quindi muoiono. Nel caso delle staminali del cancro, sono gli oncogèni a renderle invece immortali aumentando le loro capacità di riparo del danno genomico. In questo modo le cellule staminali leucemiche non invecchiano e continuano ad alimentare, indefinitamente, la leucemia". Gli scienziati hanno scoperto che gli oncogèni facilitano il riparo del genoma (e quindi l'immortalità delle cellule staminali) provocando l'attivazione del gene p21, gene che, se presente, rallenta la proliferazione delle cellule staminali, lasciando loro più tempo per riparare il genoma danneggiato. In sostanza, le cellule staminali della leucemia non invecchiano perché proliferano poco. La prova della validità di questa osservazione è venuta quando Pelicci e colleghi hanno tolto il gene p21 dalle leucemie: private del gene le cellule staminali hanno cominciato a proliferare di più, accumulando danni al genoma e quindi a morire e, con loro, anche la leucemia!.

"La nostra scoperta - commenta Pelicci - definisce un metodo per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. In questo modo, infatti, le cellule staminali del cancro accumuleranno danno genomico, invecchieranno e moriranno, come fanno normalmente le cellule staminali dei nostri tessuti. Nuovi farmaci che inibiscono il riparo del genoma stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell'uomo. Sapremo nei prossimi 5-10 anni quanto saranno importanti nella cura dei tumori".




http://notizie.alice.it/notizie/scienze_e_tecnologie/2008/12_dicembre/31/scoperto_come_cellule_staminali_cancro_diventano_immortali,17409701.html

martedì 2 dicembre 2008

CANCRO: SCOPERTA PROTEINA OMOMYC

DAI RICERCATORI DEL CNR
CANCRO: SCOPERTA PROTEINA OMOMYC

Si potrebbe aprire uno spiraglio per una cura del cancro efficace e non soggetta ai pesanti effetti collaterali delle attuali terapie grazie a Omomyc, una piccola proteina creata da Sergio Nasi e Laura Soucek presso l'Istituto di Biologia e Patologia Molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma. "La proteina Myc e' protagonista nello sviluppo della gran maggioranza dei tumori nell'uomo ma e' stata sempre trascurata come bersaglio terapeutico, per due motivi", spiega Sergio Nasi dell'Ibpm del CNR. "Myc e' una sorta di direttore d'orchestra della crescita dei tessuti, anche di queli sani, e si pensava che la sua inibizione avesse effetti devastanti sull'organismo, uccidendo anche le cellule normali. Inoltre non c'erano prove che colpire Myc, cosa tutt'altro che facile, fosse efficace contro il cancro". Questa filosofia viene ora contraddetta da uno studio pubblicato su "Nature", frutto della collaborazione tra il gruppo del CNR ed il gruppo di Gerard Evan dell'Universita' di San Francisco, che mostra come l'inibizione di Myc possa invece rappresentare una terapia efficace e sicura. "Myc funziona cosi': prima si associa ad un'altra proteina chiamata Max, e poi il complesso Myc/Max interagisce con altre molecole sul DNA e regola l'attivita' di moltissimi geni". Per ostacolare l'associazione di Myc con Max, i ricercatori del CNR hanno preso una porzione di Myc, l'hanno modificata sostituendo quattro amino acidi in punti critici della proteina, ed hanno cosi' ottenuto un potentissimo inibitore di Myc: Omomyc. "Omomyc ostacola l'associazione di Myc con Max e ne ridirige l'attivita', trasformando Myc da molecola che provoca il cancro in una che lo sopprime". Nel lavoro pubblicato su Nature, i ricercatori hanno creato un sistema che ha permesso di accendere e spegnere a piacimento la produzione Omomyc, sia in topi da laboratorio sani sia in topi ammalati di cancro al polmone per effetto di alterazioni geniche. Si e' visto che, "sebbene l'inibizione di Myc in animali sani rallenti la proliferazione di tessuti in rapida rigenerazione come la pelle ed i villi intestinali, i topi continuano a godere di buona salute. Inoltre, tali effetti collaterali sono ben tollerati e rapidamente reversibili in quanto le anomalie spariscono rapidamente se si spegne Omomyc". Quindi l'inibizione di Myc e' ben tollerata. Ma qual'e' l'effetto di Omomyc sui tumori? I risultati sono molto soddisfacenti. "In presenza di Omomyc, non solo non si sviluppa piu' il cancro al polmone ma addirittura, se si accende questa proteina in topi che avevano precedentemente sviluppato il cancro al polmone, anche in stadi molto avanzati, i tumori regrediscono rapidamente fino a scomparire". Agendo su Myc, e' possibile fermare il cancro e dunque i risultati di questo studio pongono le basi per ricercare terapie con sempre minori effetti collaterali a danno dell'organismo del malato. (AGI) - Roma, 28 nov. -

http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200811281302-hpg-rsa0027-art.html

lunedì 15 settembre 2008

VACCINO CONTRO IL CANCRO AL SENO-SUCCESSO CON I TOPI

FUNZIONA IL VACCINO CONTRO IL CANCRO AL SENO
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Il nuovo vaccino contro il tumore al seno sembra funzionare alla perfezione. Durante lo studio condotto dai ricercatori della Wayne State University del Michigan e pubblicato nella rivista 'Cancer Research', i topi trattati con questo vaccino hanno completamente sconfitto il cancro, e il team americano sostiene che la cura potra' essere usata anche per prevenire lo sviluppo iniziale della malattia. Il vaccino stimola il sistema immunitario a combattere i recettori HER2 (una proteina responsabile del tumore) in modo costante contrariamente a come funzionano i farmaci usati sino ad ora che agiscono sui recettori solo per un certo periodo di tempo. I ricercatori tramite degli impulsi elettrici hanno iniettato il vaccino nei muscoli della gamba delle cavie; una volta entrato in circolo il vaccino ha iniziato a produrre una grande quantita' di recettori HER2 stimolando il sistema immunitario e la lotta al cancro, vincendola. "Abbiamo visto come la risposta immunitaria contro i recettori HER2 sia potente - spiega il professore Wei Wei-Zen - questo vaccino puo' diventare una soluzione valida per tutte quelle donne con tumori resistenti alle terapie in commercio". "I risultati di questo studio sono promettenti - sottolinea Sarah Rawlings, del Breakthrough Breast Cancer - ma non sappiamo se effettivamente avranno un effetto positivo sulle donne o se ci saranno effetti collaterali, visto che il vaccino e' stato testato solo sui topi". (AGI) - Londra, 15 settembre



http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200809151249-hpg-rsa0006-art.html