Salute: Gb, dal pomodoro una pillola amica del cuore
ultimo aggiornamento: 01 giugno, ore 19:53
Roma, 1 giu. (Adnkronos Salute) - Dal pomodoro una pillola amica del cuore. Il licopene, la sostanza responsabile del colore rosso dell'ortaggio e nota per il suo effetto protettivo anti-cancro, contribuisce a tenere pulite le arterie riducendo il colesterolo cattivo di oltre il 90% nel giro di due mesi. I ricercatori britannici sono riusciti ora a farne un integratore, utilizzando una varietà di pomodoro coltivata in Italia, i tangerini, che permette di superare le difficoltà di assorbimento del licopene in pasticche da parte dell'organismo.
Ateronon, così è stato battezzato l'integratore, è stato presentato oggi a Londra nel corso di un meeting internazionale di cardiologi. E' prodotto da Cambridge Theranostic Ltd, spin-off bioetcnologica della prestigiosa università britannica. I test preliminari hanno coinvolto 150 persone con malattie cardiache, fornendo risultati positivi. La pillola a base di pomodoro si è dimostrata in grado di ridurre l'ossidazione prodotta dai grassi nocivi nel sangue da subito a un massimo di otto settimane dall'assunzione, mantenendo pulite le arterie. E secondo Peter Kirkpatrick, che guiderà un progetto di ricerca in materia, condotto all'Addenbrooke's Hospital di Cambridge per conto dell'azienda bioetch, l'integratore potrebbe essere molto più efficace delle statine, i farmaci 'classici' prescritti per tenere sotto controllo il colesterolo. Da più parti si sottolinea, però, la necessità di altre ricerche sull'efficacia del prodotto, prima di lasciarsi andare troppo all'entusiasmo.
http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.3382450218
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martedì 2 giugno 2009
giovedì 28 maggio 2009
IL CUORE E' IL VERO KILLER DELLE DONNE OVER 50
IL CUORE E' IL VERO KILLER DELLE DONNE OVER 50
(AGI) - Londra, 19 mag. - E' il cuore il vero killer delle donne oltre i 50 anni. Le patologie cardiovascolari colpiscono piu' di tumori, Alzheimer, enfisema polmonare, e sono la prima causa di morte fra le donne in menopausa. Se l'azione degli ormoni, infatti, 'protegge' il cuore femminile, superati i 50 si registra una brusca virata e i dati sono preoccupanti: il 49 per cento delle italiane in questa fase della vita e' iperteso; il 38 ha livelli di colesterolo superiori a 240; il 30 per cento e' obeso; il 10 e' diabetico e il 33 per cento presenta sindrome metabolica. Una vera e propria epidemia nei Paesi occidentali, anche a causa di comportamenti scorretti: il 14 per cento fuma, una su 2 non pratica alcun tipo di attivita' fisica. Per rispondere a questa emergenza, i medici indicano due vie: "Da un lato educare i nostri pazienti al movimento, a una dieta sana e all'abbandono del tabacco - afferma la prof.ssa Nicoletta Biglia, dell'Universita' di Torino, una fra i massimi esperti italiani al Congresso Europeo della Menopausa (EMAS) che riunisce fino a domani a Londra 3.000 specialisti - , dall'altro promuovendo l'utilizzo della terapia ormonale sostitutiva (TOS), in Italia fermo a meno del 10 per cento". Proprio per rispondere al dilagare delle malattie del cuore fra le donne, nei giorni scorsi l'Agenzia Italiana del Farmaco ha ammesso in classe A (gratuita per i cittadini) Angeliq, l'unica associazione estro-progestinica utile nel ridurre la pressione arteriosa, a base di estradiolo e drospirenone, un progestinico con proprieta' antimineralcorticoide. "Questa formulazione si e' dimostrata efficace nelle ipertese (riduzione di 9 mmHg della minima, di 12 mmHg della massima), ma l'utilizzo regolare anche in donne normotese puo' avere effetti preventivi - spiega il prof. Giuseppe Rosano, cardiologo Direttore del Centro di Ricerca Clinica e Sperimentale dell'IRCCS San Raffaele di Roma -. E' un grande passo avanti nella prevenzione: la diminuzione della pressione minima di 5mmHg si associa infatti ad una riduzione del 40 per cento del rischio di morte per stroke e del 25 per cento per eventi cardiovascolari, mentre una diminuzione di 2 mmHg di pressione massima, comporta una riduzione del 10 per cento di stroke e del 7 per eventi cardiovascolari". Ma non c'e' solo il cuore: "La menopausa - spiega il prof. Marco Gambacciani, della Clinica Ostetrico-Ginecologica del Santa Chiara di Pisa e membro del direttivo EMAS - puo' comportare in molte donne una notevole riduzione del benessere generale e della qualita' della vita. La sessualita' femminile subisce un vero 'terremoto' con possibili ripercussioni sul desiderio, l'eccitazione vaginale/genitale e l'orgasmo/soddisfazione. Ma non va sottovalutato un altro importante fattore: il cambiamento del corpo. Durante la menopausa muta, infatti, la 'forma' fisica della donna che tende ad aumentare di peso, accumulando grasso soprattutto sull'addome, sul petto e sulle braccia e spesso non si piace piu'. Ma con un'attenzione alla propria forma fisica, alla dieta, all'esercizio e i consigli del proprio ginecologo di fiducia si puo' vivere con serenita' e gioia anche la sessualita' in questa fase della vita. La terapia ormonale puo' contribuire anche in questo campo a un miglioramento della qualita' di vita, senza rischi per la salute. La comunita' scientifica e' ormai concorde sulla sicurezza cardiovascolare della TOS iniziata precocemente, prima dei 60 anni o comunque entro 10 anni dalla menopausa".
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200905191051-hpg-rsa0005-cuore_e_killer_over_50_difesa_con_terapia_ormonale
(AGI) - Londra, 19 mag. - E' il cuore il vero killer delle donne oltre i 50 anni. Le patologie cardiovascolari colpiscono piu' di tumori, Alzheimer, enfisema polmonare, e sono la prima causa di morte fra le donne in menopausa. Se l'azione degli ormoni, infatti, 'protegge' il cuore femminile, superati i 50 si registra una brusca virata e i dati sono preoccupanti: il 49 per cento delle italiane in questa fase della vita e' iperteso; il 38 ha livelli di colesterolo superiori a 240; il 30 per cento e' obeso; il 10 e' diabetico e il 33 per cento presenta sindrome metabolica. Una vera e propria epidemia nei Paesi occidentali, anche a causa di comportamenti scorretti: il 14 per cento fuma, una su 2 non pratica alcun tipo di attivita' fisica. Per rispondere a questa emergenza, i medici indicano due vie: "Da un lato educare i nostri pazienti al movimento, a una dieta sana e all'abbandono del tabacco - afferma la prof.ssa Nicoletta Biglia, dell'Universita' di Torino, una fra i massimi esperti italiani al Congresso Europeo della Menopausa (EMAS) che riunisce fino a domani a Londra 3.000 specialisti - , dall'altro promuovendo l'utilizzo della terapia ormonale sostitutiva (TOS), in Italia fermo a meno del 10 per cento". Proprio per rispondere al dilagare delle malattie del cuore fra le donne, nei giorni scorsi l'Agenzia Italiana del Farmaco ha ammesso in classe A (gratuita per i cittadini) Angeliq, l'unica associazione estro-progestinica utile nel ridurre la pressione arteriosa, a base di estradiolo e drospirenone, un progestinico con proprieta' antimineralcorticoide. "Questa formulazione si e' dimostrata efficace nelle ipertese (riduzione di 9 mmHg della minima, di 12 mmHg della massima), ma l'utilizzo regolare anche in donne normotese puo' avere effetti preventivi - spiega il prof. Giuseppe Rosano, cardiologo Direttore del Centro di Ricerca Clinica e Sperimentale dell'IRCCS San Raffaele di Roma -. E' un grande passo avanti nella prevenzione: la diminuzione della pressione minima di 5mmHg si associa infatti ad una riduzione del 40 per cento del rischio di morte per stroke e del 25 per cento per eventi cardiovascolari, mentre una diminuzione di 2 mmHg di pressione massima, comporta una riduzione del 10 per cento di stroke e del 7 per eventi cardiovascolari". Ma non c'e' solo il cuore: "La menopausa - spiega il prof. Marco Gambacciani, della Clinica Ostetrico-Ginecologica del Santa Chiara di Pisa e membro del direttivo EMAS - puo' comportare in molte donne una notevole riduzione del benessere generale e della qualita' della vita. La sessualita' femminile subisce un vero 'terremoto' con possibili ripercussioni sul desiderio, l'eccitazione vaginale/genitale e l'orgasmo/soddisfazione. Ma non va sottovalutato un altro importante fattore: il cambiamento del corpo. Durante la menopausa muta, infatti, la 'forma' fisica della donna che tende ad aumentare di peso, accumulando grasso soprattutto sull'addome, sul petto e sulle braccia e spesso non si piace piu'. Ma con un'attenzione alla propria forma fisica, alla dieta, all'esercizio e i consigli del proprio ginecologo di fiducia si puo' vivere con serenita' e gioia anche la sessualita' in questa fase della vita. La terapia ormonale puo' contribuire anche in questo campo a un miglioramento della qualita' di vita, senza rischi per la salute. La comunita' scientifica e' ormai concorde sulla sicurezza cardiovascolare della TOS iniziata precocemente, prima dei 60 anni o comunque entro 10 anni dalla menopausa".
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200905191051-hpg-rsa0005-cuore_e_killer_over_50_difesa_con_terapia_ormonale
martedì 16 dicembre 2008
Nuovi orizzonti per la cura di cuore e muscoli con le cellule staminali
Nuovi orizzonti per la cura di cuore e muscoli con le cellule staminali
15/12/2008
Presentata a Roma una ricerca che apre la via per consentire alle staminali di autoriparare il cuore; un nome italiano dietro lo studio che consente ad una sola staminale di riparare i muscoli
Quasi in contemporanea, dal sessantanovesimo Congresso della Società Italiana di Cardiologia in corso a Roma e dal Meeting Annuale della American Society for Cell Biology (ASCB) in corso a San Francisco, vengono novità importanti sull’utilizzazione delle cellule staminali.
Il cuore colpito da infarto si potrà riparare da solo.
Uno studio italiano ha scoperto come rieducare le cellule staminali cardiache a riparare il cuore danneggiato e le sperimentazioni sono incoraggianti. Infatti, le cellule staminali svolgono il delicato compito di aggiustare il muscolo cardiaco ma dopo un infarto le cellule non riescono più ad assicurare questa preziosa auto-riparazione.
Studiosi italiani, dell'Università La Sapienza di Roma e del Laboratorio di Biologia Molecolare Europeo (EMBL) di Monterotondo, hanno scoperto perchè le cellule smettono di funzionare correttamente ma anche, questa è un'eccezionale novità, hanno capito come metterle nelle condizioni di riparare il danno.
L'infarto, o il danno cardiaco, provoca un ambiente ostile all'attività normale delle cellule staminali. Modificando l'ambiente subito dopo l'evento che ha provocato il danno, le cellule staminali possono riprendere la loro corretta funzione.
Si è ricorsi a fattori di crescita da introdurre nel muscolo cardiaco danneggiato.
Le ricerche hanno consentito di individuare un particolare fattore di crescita, il mIGF-1, che si è rivelato idoneo a modificare l’ambiente, attivare le cellule staminali e recuperare efficientemente il danno.
L’mIGF-1 è un fattore normalmente presente nei diversi tessuti dell’organismo, ma in diverse condizioni patologiche la sua funzione viene a mancare. Ecco perché è necessario introdurlo dall’esterno. Al momento queste scoperte hanno dato risultati molto incoraggianti su modelli animali.
"E’ una scoperta veramente molto importante - dice Francesco Fedele, Direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università La Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Cardiologia - perché apre una via nuova e fortemente innovativa soprattutto per un utilizzo ‘intelligente’ delle cellule staminali.
Questa Ricerca sottolinea come le nuove tecnologie, vedi la Risonanza Magnetica, debbano essere impiegate per caratterizzare il tessuto dopo l’infarto o per mettere in evidenza eventuali condizioni ambientali favorevoli o non favorevoli. Il nostro augurio è che presto le ricerche possano passare dal laboratorio al letto del paziente".
Una sola cellula staminale adulta dei muscoli è in grado, una volta inserita all'interno di un muscolo malato, di riprodurre tutta una 'famiglia’ di cellule e ripristinare la funzionalità muscolare persa. La dimostrazione arriva per la prima volta in uno studio su topolini diretto da Alessandra Sacco della Stanford University.
Nel muscolo di una gamba, privato delle proprie cellule staminali muscolari e danneggiato irreversibilmente, la singola cellula staminale adulta 'attecchisce’ e si moltiplica, ripristinando la funzione muscolare.
Lo studio è stato presentato al Meeting Annuale della American Society for Cell Biology (ASCB) in corso a San Francisco. Le staminali del muscolo sono le cosiddette cellule satellite, normalmente entrano in azione quando un tessuto muscolare viene lesionato e lo riparano.
In molte malattie degenerative del muscolo però questa 'cura naturale’ viene a mancare e le fibre muscolari pian piano si degradano.
http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=10636
15/12/2008
Presentata a Roma una ricerca che apre la via per consentire alle staminali di autoriparare il cuore; un nome italiano dietro lo studio che consente ad una sola staminale di riparare i muscoli
Quasi in contemporanea, dal sessantanovesimo Congresso della Società Italiana di Cardiologia in corso a Roma e dal Meeting Annuale della American Society for Cell Biology (ASCB) in corso a San Francisco, vengono novità importanti sull’utilizzazione delle cellule staminali.
Il cuore colpito da infarto si potrà riparare da solo.
Uno studio italiano ha scoperto come rieducare le cellule staminali cardiache a riparare il cuore danneggiato e le sperimentazioni sono incoraggianti. Infatti, le cellule staminali svolgono il delicato compito di aggiustare il muscolo cardiaco ma dopo un infarto le cellule non riescono più ad assicurare questa preziosa auto-riparazione.
Studiosi italiani, dell'Università La Sapienza di Roma e del Laboratorio di Biologia Molecolare Europeo (EMBL) di Monterotondo, hanno scoperto perchè le cellule smettono di funzionare correttamente ma anche, questa è un'eccezionale novità, hanno capito come metterle nelle condizioni di riparare il danno.
L'infarto, o il danno cardiaco, provoca un ambiente ostile all'attività normale delle cellule staminali. Modificando l'ambiente subito dopo l'evento che ha provocato il danno, le cellule staminali possono riprendere la loro corretta funzione.
Si è ricorsi a fattori di crescita da introdurre nel muscolo cardiaco danneggiato.
Le ricerche hanno consentito di individuare un particolare fattore di crescita, il mIGF-1, che si è rivelato idoneo a modificare l’ambiente, attivare le cellule staminali e recuperare efficientemente il danno.
L’mIGF-1 è un fattore normalmente presente nei diversi tessuti dell’organismo, ma in diverse condizioni patologiche la sua funzione viene a mancare. Ecco perché è necessario introdurlo dall’esterno. Al momento queste scoperte hanno dato risultati molto incoraggianti su modelli animali.
"E’ una scoperta veramente molto importante - dice Francesco Fedele, Direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università La Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Cardiologia - perché apre una via nuova e fortemente innovativa soprattutto per un utilizzo ‘intelligente’ delle cellule staminali.
Questa Ricerca sottolinea come le nuove tecnologie, vedi la Risonanza Magnetica, debbano essere impiegate per caratterizzare il tessuto dopo l’infarto o per mettere in evidenza eventuali condizioni ambientali favorevoli o non favorevoli. Il nostro augurio è che presto le ricerche possano passare dal laboratorio al letto del paziente".
Una sola cellula staminale adulta dei muscoli è in grado, una volta inserita all'interno di un muscolo malato, di riprodurre tutta una 'famiglia’ di cellule e ripristinare la funzionalità muscolare persa. La dimostrazione arriva per la prima volta in uno studio su topolini diretto da Alessandra Sacco della Stanford University.
Nel muscolo di una gamba, privato delle proprie cellule staminali muscolari e danneggiato irreversibilmente, la singola cellula staminale adulta 'attecchisce’ e si moltiplica, ripristinando la funzione muscolare.
Lo studio è stato presentato al Meeting Annuale della American Society for Cell Biology (ASCB) in corso a San Francisco. Le staminali del muscolo sono le cosiddette cellule satellite, normalmente entrano in azione quando un tessuto muscolare viene lesionato e lo riparano.
In molte malattie degenerative del muscolo però questa 'cura naturale’ viene a mancare e le fibre muscolari pian piano si degradano.
http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=10636
lunedì 1 dicembre 2008
CUORE: ARRIVA LA BIRRA OGM CHE FA BENE
CUORE: ARRIVA LA BIRRA OGM CHE FA BENE
Un gruppo di giovani studenti della Rice University ha creato, al solo scopo di partecipare ad un concorso internazionale, una birra che contiene al suo interno il resveratrolo. E' la sostanza contenuta nel vino rosso e nel cacao che, secondo molti, per le sue qualita' antiossidanti, e' in grado di proteggere contro il rischio di malattie cardiovascolari, tumore e invecchiamento. Gli studenti dell'ateneo americano hanno deciso di creare questa particolare qualita' di birra arricchita per poter partecipare e vincere l'International Genetically Engineered Machine (iGEM) competition che si terra' il prossimo 8 e 9 novembre a Cambridge (Boston). Per riuscire ad inserire nella birra il resveratrolo gli studenti americani hanno dovuto creare in laboratorio un tipo di lievito capace allo stesso tempo di fermentare e di produrre resveratrolo. Paradossalmente molti degli studenti che hanno partecipato al progetto di ricerca non avevano l'eta' legale per poter bere birra. (AGI) - Boston, 17 ott.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200810171116-hpg-rsa0016-art.html
Un gruppo di giovani studenti della Rice University ha creato, al solo scopo di partecipare ad un concorso internazionale, una birra che contiene al suo interno il resveratrolo. E' la sostanza contenuta nel vino rosso e nel cacao che, secondo molti, per le sue qualita' antiossidanti, e' in grado di proteggere contro il rischio di malattie cardiovascolari, tumore e invecchiamento. Gli studenti dell'ateneo americano hanno deciso di creare questa particolare qualita' di birra arricchita per poter partecipare e vincere l'International Genetically Engineered Machine (iGEM) competition che si terra' il prossimo 8 e 9 novembre a Cambridge (Boston). Per riuscire ad inserire nella birra il resveratrolo gli studenti americani hanno dovuto creare in laboratorio un tipo di lievito capace allo stesso tempo di fermentare e di produrre resveratrolo. Paradossalmente molti degli studenti che hanno partecipato al progetto di ricerca non avevano l'eta' legale per poter bere birra. (AGI) - Boston, 17 ott.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200810171116-hpg-rsa0016-art.html
martedì 23 settembre 2008
Il cioccolato nero protegge il cuore dall'infarto
Il cioccolato nero protegge il cuore dall'infarto
Mangiare 6,7 grammi di cioccolato nero al giorno - l’equivalente di circa mezza tavoletta a settimana - sembra sia ideale per garantirsi un effetto scudo contro le malattie cardiovascolari, dall’ictus all’infarto. La scoperta, pubblicata sul «Journal of Nutrition», è il risultato di uno dei più grandi studi epidemiologici mai condotti in Europa, il Progetto Moli-sani, che ha coinvolto finora oltre 20.000 abitanti del Molise. Uno studio realizzato dai Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso, in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano. I ricercatori hanno puntato la loro attenzione sui complessi meccanismi dell’infiammazione. È noto, infatti, come uno stato infiammatorio cronico rappresenti un fattore di rischio cardiovascolare, dall’infarto all’ictus. Il controllo dell’infiammazione è così diventato protagonista della prevenzione.
E’ ricco di polifenoli che combattono le infiammazioni
Uno degli indicatori dell’infiammazione è la «proteina C reattiva», individuabile con una semplice analisi del sangue. Il team di ricercatori molisani e milanesi ha messo a confronto i valori di questa proteina nel sangue dei volontari con le quantità di cioccolato che questi mangiavano abitualmente. Su circa 11.000 soggetti, ne sono stati identificati 4.849, tutti in buona salute e senza fattori di rischio per cuore e vasi (quindi con colesterolo, pressione arteriosa e altri parametri normali). Di questi, 1.317 non mangiavano cioccolato, mentre 824 ne consumavano regolarmente, ma solo la varietà fondente.
«Siamo partiti dall’ipotesi - spiega Romina di Giuseppe, principale autrice della ricerca - che l’elevato contenuto di antiossidanti dei semi di cacao, in particolare flavonoidi e altri polifenoli, potesse avere un effetto positivo sullo stato infiammatorio». E il risultato «è stato molto incoraggiante: le persone che mangiano abitualmente cioccolato fondente in quantità moderata - aggiunge la ricercatrice - hanno nel sangue valori di proteina C reattiva significativamente più bassi. In altri termini il loro stato infiammatorio viene significativamente ridotto».
Basta un consumo moderato: un quadratino 2 o 3 volte alla settimana
La riduzione media osservata, pari al 17%, può apparire piccola, ma è sufficiente a ridurre il rischio cardiovascolare di un terzo nelle donne e di un quarto negli uomini. «Un risultato notevole», assicura la ricercatrice.
Ma le quantità di cioccolato sono molto importanti: non serve abbuffarsi. «Parliamo di un consumo moderato. Il migliore effetto, infatti - precisa di Giuseppe - si ottiene con una media di 6,7 grammi di cioccolato al giorno, che corrisponde a un quadratino di cioccolato due o tre volte alla settimana. Al di là di questi quantitativi l’effetto protettivo tende a perdersi».
Ma il cioccolato al latte, invece, «ammazza» i polifenoli
In termini pratici, considerando che la tipica tavoletta di cioccolato è da 100 grammi, lo studio indica che basta un po’ meno di mezza tavoletta a settimana. E per i golosi di cioccolato al latte? «Studi condotti in precedenza - dice la di Giuseppe - hanno dimostrato che il latte interferisce nell’assorbimento dei polifenoli. Ecco perché in questo lavoro abbiamo considerato solo il cioccolato fondente».
«Questa ricerca - commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di epidemiologia genetica ed ambientale dell’Università Cattolica di Campobasso e responsabile del Progetto Moli-sani - è il primo risultato scientifico che pubblichiamo sul progetto. L’inizio di una serie di dati che potranno darci una visione innovativa di come si possa fare prevenzione nella vita di tutti i giorni». La ricerca riabilita una golosità guardata con sospetto per anni. «Forse - conclude Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca della Cattolica di Campobasso - dovremo rivedere la famosa piramide della dieta mediterranea, e togliere il cioccolato fondente dall’insieme dei dolci considerati nocivi per la nostra salute».
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=395&ID_sezione=34&sezione=News
Mangiare 6,7 grammi di cioccolato nero al giorno - l’equivalente di circa mezza tavoletta a settimana - sembra sia ideale per garantirsi un effetto scudo contro le malattie cardiovascolari, dall’ictus all’infarto. La scoperta, pubblicata sul «Journal of Nutrition», è il risultato di uno dei più grandi studi epidemiologici mai condotti in Europa, il Progetto Moli-sani, che ha coinvolto finora oltre 20.000 abitanti del Molise. Uno studio realizzato dai Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso, in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano. I ricercatori hanno puntato la loro attenzione sui complessi meccanismi dell’infiammazione. È noto, infatti, come uno stato infiammatorio cronico rappresenti un fattore di rischio cardiovascolare, dall’infarto all’ictus. Il controllo dell’infiammazione è così diventato protagonista della prevenzione.
E’ ricco di polifenoli che combattono le infiammazioni
Uno degli indicatori dell’infiammazione è la «proteina C reattiva», individuabile con una semplice analisi del sangue. Il team di ricercatori molisani e milanesi ha messo a confronto i valori di questa proteina nel sangue dei volontari con le quantità di cioccolato che questi mangiavano abitualmente. Su circa 11.000 soggetti, ne sono stati identificati 4.849, tutti in buona salute e senza fattori di rischio per cuore e vasi (quindi con colesterolo, pressione arteriosa e altri parametri normali). Di questi, 1.317 non mangiavano cioccolato, mentre 824 ne consumavano regolarmente, ma solo la varietà fondente.
«Siamo partiti dall’ipotesi - spiega Romina di Giuseppe, principale autrice della ricerca - che l’elevato contenuto di antiossidanti dei semi di cacao, in particolare flavonoidi e altri polifenoli, potesse avere un effetto positivo sullo stato infiammatorio». E il risultato «è stato molto incoraggiante: le persone che mangiano abitualmente cioccolato fondente in quantità moderata - aggiunge la ricercatrice - hanno nel sangue valori di proteina C reattiva significativamente più bassi. In altri termini il loro stato infiammatorio viene significativamente ridotto».
Basta un consumo moderato: un quadratino 2 o 3 volte alla settimana
La riduzione media osservata, pari al 17%, può apparire piccola, ma è sufficiente a ridurre il rischio cardiovascolare di un terzo nelle donne e di un quarto negli uomini. «Un risultato notevole», assicura la ricercatrice.
Ma le quantità di cioccolato sono molto importanti: non serve abbuffarsi. «Parliamo di un consumo moderato. Il migliore effetto, infatti - precisa di Giuseppe - si ottiene con una media di 6,7 grammi di cioccolato al giorno, che corrisponde a un quadratino di cioccolato due o tre volte alla settimana. Al di là di questi quantitativi l’effetto protettivo tende a perdersi».
Ma il cioccolato al latte, invece, «ammazza» i polifenoli
In termini pratici, considerando che la tipica tavoletta di cioccolato è da 100 grammi, lo studio indica che basta un po’ meno di mezza tavoletta a settimana. E per i golosi di cioccolato al latte? «Studi condotti in precedenza - dice la di Giuseppe - hanno dimostrato che il latte interferisce nell’assorbimento dei polifenoli. Ecco perché in questo lavoro abbiamo considerato solo il cioccolato fondente».
«Questa ricerca - commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di epidemiologia genetica ed ambientale dell’Università Cattolica di Campobasso e responsabile del Progetto Moli-sani - è il primo risultato scientifico che pubblichiamo sul progetto. L’inizio di una serie di dati che potranno darci una visione innovativa di come si possa fare prevenzione nella vita di tutti i giorni». La ricerca riabilita una golosità guardata con sospetto per anni. «Forse - conclude Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca della Cattolica di Campobasso - dovremo rivedere la famosa piramide della dieta mediterranea, e togliere il cioccolato fondente dall’insieme dei dolci considerati nocivi per la nostra salute».
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=395&ID_sezione=34&sezione=News
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