TUMORI, FORMAGGIO E YOGURT RIDUCONO RISCHI
(AGI) - Washinghton, 24 feb. - Il formaggio e lo yogurt potrebbero aiutare a ridurre il rischio di sviluppare alcuni tumori. In particolare, le donne che consumano prodotti lattiero-caseari ricchi di calcio o anche solo dei supplementi hanno il 23% in meno di probabilita' di sviluppare il cancro. Gli uomini invece che consumano alimenti ricchi di calcio hanno il 16% in meno di probabilita' di ammalarsi di cancro. E' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori National Cancer Institute degli Usa e pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno coinvolto nello studio circa 500mila persone, che hanno compilato un questionario tra il 1995 e il 1996 riguardante la loro dieta. Di tutti i soggetti studiati, 36.965 uomini e 16.605 donne si sono ammalati di cancro. Comparando questi dati con quelli rilevati tramite il questionario, i ricercatori hanno concluso che gli uomini che hanno consumato circa 1.530 milligrammi al giorno di calcio hanno avuto il 16% di probabilita' in meno di sviluppare il cancro rispetto a quelli che hanno consumato in media 526 milligrammi al giorno. Le donne, invece, che hanno consumato all'incirca 1.881 milligrammi di calcio al giorno hanno avuto il 23% di probabilita' in meno di ammalarsi di cancro rispetto a quelle che hanno consumato 494 milligrammi. La diminuzione del rischio ha riguardato maggiormente il cancro al colon. Secondo i ricercatori, il calcio ha dimostrato di essere un ottimo alleato per la prevenzione dei tumori.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200902241448-hpg-rsa0026-art.html
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martedì 24 febbraio 2009
domenica 22 febbraio 2009
UOMO CURATO CON CELLULE STAMINALI SVILUPPA TUMORI
UOMO CURATO CON CELLULE STAMINALI SVILUPPA TUMORI
Londra - Le controverse cure con le cellule staminali embrionali sono sicure? La vicenda di un ragazzo israeliano curato a Mosca per una rara malattia genetica con un'iniezione di staminali sembra indicare che possono insorgere problemi. Il giovane, oggi 17enne, in seguito alla terapia ha sviluppato tumori benigni al cervello e alla spina dorsale, come si legge in un articolo apparso su 'PLoS Medicine'. La vicenda non fa che rinfocolare il dibattito sull'uso delle staminali embrionali e la loro sicurezza. Gli scettici, oltre a obiettare l'eticita' dell'uso di queste cellule, sostengono che non sono sicure perche' potrebbero generare tumori e trasmettere virus o altri agenti patogeni. Il ragazzo in questione e' stato curato con un trapianto di staminali per l'Ataxia Telangiectasia, una rara malattia genetica che attacca la regione del cervello che controlla il movimento e la parola. Il paziente ha ricevuto tre iniezioni di cellule staminali embrionali nel cervello e nel liquido che circonda la spina dorsale. Quattro anni dopo la prima iniezione, i medici dello Sheba Medical Centre di Tel Aviv hanno scoperto due tumori, uno nella spina dorsale e l'altro nel cervello, proprio laddove erano state fatte le iniezioni di staminali. L'anno seguente, i tumori benigni sono stati rimossi; analizzandoli, i medici hanno visto che contenevano cellule che non potevano essersi originate dai tessuti del paziente ma dalle cellule staminali donate. Al momento non e' ancora chiaro se la terapia con le staminali abbia migliorato la malattia genetica. Ma i medici che lo curato il giovane dicono che questi risultati "non implicano che la ricerca sulle terapie con le staminali debba essere abbandonata", bensi' che occorre lavorare ancora per valutarne efficacia e sicurezza.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200902201424-hpg-rsa0025-art.html
Londra - Le controverse cure con le cellule staminali embrionali sono sicure? La vicenda di un ragazzo israeliano curato a Mosca per una rara malattia genetica con un'iniezione di staminali sembra indicare che possono insorgere problemi. Il giovane, oggi 17enne, in seguito alla terapia ha sviluppato tumori benigni al cervello e alla spina dorsale, come si legge in un articolo apparso su 'PLoS Medicine'. La vicenda non fa che rinfocolare il dibattito sull'uso delle staminali embrionali e la loro sicurezza. Gli scettici, oltre a obiettare l'eticita' dell'uso di queste cellule, sostengono che non sono sicure perche' potrebbero generare tumori e trasmettere virus o altri agenti patogeni. Il ragazzo in questione e' stato curato con un trapianto di staminali per l'Ataxia Telangiectasia, una rara malattia genetica che attacca la regione del cervello che controlla il movimento e la parola. Il paziente ha ricevuto tre iniezioni di cellule staminali embrionali nel cervello e nel liquido che circonda la spina dorsale. Quattro anni dopo la prima iniezione, i medici dello Sheba Medical Centre di Tel Aviv hanno scoperto due tumori, uno nella spina dorsale e l'altro nel cervello, proprio laddove erano state fatte le iniezioni di staminali. L'anno seguente, i tumori benigni sono stati rimossi; analizzandoli, i medici hanno visto che contenevano cellule che non potevano essersi originate dai tessuti del paziente ma dalle cellule staminali donate. Al momento non e' ancora chiaro se la terapia con le staminali abbia migliorato la malattia genetica. Ma i medici che lo curato il giovane dicono che questi risultati "non implicano che la ricerca sulle terapie con le staminali debba essere abbandonata", bensi' che occorre lavorare ancora per valutarne efficacia e sicurezza.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200902201424-hpg-rsa0025-art.html
lunedì 9 febbraio 2009
Tumori: fumare spinelli aumenta rischi cancro testicoli
Tumori: fumare spinelli aumenta rischi cancro testicoli
ultimo aggiornamento: 09 febbraio, ore 16:01
Roma, 9 feb. (Adnkronos Salute) - La passione per la marijuana può giocare brutti scherzi ai ragazzi. Uno studio pubblicato su 'Cancer' ha infatti scoperto un legame tra un uso frequente o prolungato di marijuana e l'aumento del pericolo di tumore ai testicoli. La ricerca, condotta su 369 uomini dai 18 ai 44 anni, rileva che fra i consumatori abituali di questa sostanza il rischio raddoppia rispetto ai coetanei che non hanno mai fumato uno spinello. La ricerca è stata condotta al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (Usa), e per la prima volta indaga sul legame tra marijuana e questo tipo di tumore. Il campione, tutto composto da pazienti con cancro ai testicoli, è stato sottoposto a un questionario e le risposte sono state poi confrontane con quelle di mille coetanei apparentemente sani.
Anche tenendo conto di altri fattori di rischio, sembra proprio che il fatto di consumare marijuana comporti un 70% di pericolo in più, mentre per chi la fuma regolarmente o fin da giovanissimo pare che il rischio di ammalarsi di cancro ai testicoli sia ben il doppio rispetto a chi non l'ha mai provata. Secondo Janet Daling, fra gli autori della ricerca, la pubertà potrebbe essere una 'finestra' nel corso della quale i ragazzi sono più vulnerabili a fattori ambientali, come le sostanze chimiche presenti nella marijuana.
http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.2997222724
ultimo aggiornamento: 09 febbraio, ore 16:01
Roma, 9 feb. (Adnkronos Salute) - La passione per la marijuana può giocare brutti scherzi ai ragazzi. Uno studio pubblicato su 'Cancer' ha infatti scoperto un legame tra un uso frequente o prolungato di marijuana e l'aumento del pericolo di tumore ai testicoli. La ricerca, condotta su 369 uomini dai 18 ai 44 anni, rileva che fra i consumatori abituali di questa sostanza il rischio raddoppia rispetto ai coetanei che non hanno mai fumato uno spinello. La ricerca è stata condotta al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (Usa), e per la prima volta indaga sul legame tra marijuana e questo tipo di tumore. Il campione, tutto composto da pazienti con cancro ai testicoli, è stato sottoposto a un questionario e le risposte sono state poi confrontane con quelle di mille coetanei apparentemente sani.
Anche tenendo conto di altri fattori di rischio, sembra proprio che il fatto di consumare marijuana comporti un 70% di pericolo in più, mentre per chi la fuma regolarmente o fin da giovanissimo pare che il rischio di ammalarsi di cancro ai testicoli sia ben il doppio rispetto a chi non l'ha mai provata. Secondo Janet Daling, fra gli autori della ricerca, la pubertà potrebbe essere una 'finestra' nel corso della quale i ragazzi sono più vulnerabili a fattori ambientali, come le sostanze chimiche presenti nella marijuana.
http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.2997222724
mercoledì 14 gennaio 2009
GB: "TIMES", TEST GENETICI DI MASSA
Londra, 19:08
GB: "TIMES", TEST GENETICI DI MASSA PER PREVENIRE TUMORI
Per la prima volta sara' offerto a tutti i cittadini britannici la possibilita' di effettuare test genetici in grado di individuare predisposizione all'ammalarsi di tumore al seno, alle ovaie e alla prostata. Finora questi esami erano riservati a quanti avevano avuto casi di malati di cancro in famiglia, e in cui esisteva una prova indiretta di un rischio maggiore. Il programma, rivela il Times, e' stato messo a punto dall'University College di Londra che punta a prevenire l'insorgenza dei tumori con screening genetici di massa. Il National Health Service ha verificato "che oltre il 50% dei pazienti con geni a rischio non li ha ereditati". Il progetto e' stato annunciato dal dottor Paul Serhal, responsabile del reparto dove ieri e nata la prima bambina senza il gene del cancro al seno. Lo screening partira' dalla comunita' ebraica "ashkenazita" londinese, al cui interno i casi di cancro al seno sono oltre la media.
(10 gennaio 2009)
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/GB-quotTIMESquot-TEST-GENETICI-DI-MASSA-PER-PREVENIRE-TUMORI/news-dettaglio/3493329
GB: "TIMES", TEST GENETICI DI MASSA PER PREVENIRE TUMORI
Per la prima volta sara' offerto a tutti i cittadini britannici la possibilita' di effettuare test genetici in grado di individuare predisposizione all'ammalarsi di tumore al seno, alle ovaie e alla prostata. Finora questi esami erano riservati a quanti avevano avuto casi di malati di cancro in famiglia, e in cui esisteva una prova indiretta di un rischio maggiore. Il programma, rivela il Times, e' stato messo a punto dall'University College di Londra che punta a prevenire l'insorgenza dei tumori con screening genetici di massa. Il National Health Service ha verificato "che oltre il 50% dei pazienti con geni a rischio non li ha ereditati". Il progetto e' stato annunciato dal dottor Paul Serhal, responsabile del reparto dove ieri e nata la prima bambina senza il gene del cancro al seno. Lo screening partira' dalla comunita' ebraica "ashkenazita" londinese, al cui interno i casi di cancro al seno sono oltre la media.
(10 gennaio 2009)
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/GB-quotTIMESquot-TEST-GENETICI-DI-MASSA-PER-PREVENIRE-TUMORI/news-dettaglio/3493329
sabato 13 dicembre 2008
Tumori: olio, ceci e fagioli rallentano la malattia
Tumori: olio, ceci e fagioli rallentano la malattia
È il cancro la malattia del secolo, la prima causa di morte nei Paesi sviluppati. Per combatterlo non solo radioterapia, chemioterapia e ‘cocktail su misura’ ma anche una adeguata alimentazione. Uno studio dell’endocrinologa Maria Luisa Brandi, dell’Università di Firenze, allunga la lista degli alimenti dalle proprietà anti-cancro aggiungendo olio extravergine di oliva, fagioli e ceci. Test condotti in vitro hanno dimostrato che tali alimenti rallentano di molto lo sviluppo delle cellule malate.
Per l’esperimento sono state utilizzate due colture uguali di cellule umane di cancro del colon, circa 10.000 cellule. Mentre uno dei nuclei è stato in alcun modo curato, l’altro è stato trattato con olio extravergine di oliva, ceci e fagioli. Le masse tumorali sono state controllate ogni quarantotto ore e, dopo dodici giorni le cellule non trattate si sono sviluppate in misura esponenziale passando da 10.000 a 980.000 cellule, mentre il gruppo manipolato si è fermato a 86.000 cellule. Per adesso simili risultati sull’uomo sono solo ipotizzabili ulteriori studi spiegheranno gli effetti di tali cibi sulla proliferazione delle masse tumorali. Ma la dottoressa Brandi è fiduciosa “Solo con la biologia molecolare sapremo davvero perché certi cibi fanno bene o male alla salute. È presto per dire se questo eccezionale processo possa ripetersi sull’uomo, ma di sicuro lo possiamo ipotizzare”.
Rosaria Albanese
http://www.dottorsport.info/modules/article/view.article.php?12487
È il cancro la malattia del secolo, la prima causa di morte nei Paesi sviluppati. Per combatterlo non solo radioterapia, chemioterapia e ‘cocktail su misura’ ma anche una adeguata alimentazione. Uno studio dell’endocrinologa Maria Luisa Brandi, dell’Università di Firenze, allunga la lista degli alimenti dalle proprietà anti-cancro aggiungendo olio extravergine di oliva, fagioli e ceci. Test condotti in vitro hanno dimostrato che tali alimenti rallentano di molto lo sviluppo delle cellule malate.
Per l’esperimento sono state utilizzate due colture uguali di cellule umane di cancro del colon, circa 10.000 cellule. Mentre uno dei nuclei è stato in alcun modo curato, l’altro è stato trattato con olio extravergine di oliva, ceci e fagioli. Le masse tumorali sono state controllate ogni quarantotto ore e, dopo dodici giorni le cellule non trattate si sono sviluppate in misura esponenziale passando da 10.000 a 980.000 cellule, mentre il gruppo manipolato si è fermato a 86.000 cellule. Per adesso simili risultati sull’uomo sono solo ipotizzabili ulteriori studi spiegheranno gli effetti di tali cibi sulla proliferazione delle masse tumorali. Ma la dottoressa Brandi è fiduciosa “Solo con la biologia molecolare sapremo davvero perché certi cibi fanno bene o male alla salute. È presto per dire se questo eccezionale processo possa ripetersi sull’uomo, ma di sicuro lo possiamo ipotizzare”.
Rosaria Albanese
http://www.dottorsport.info/modules/article/view.article.php?12487
lunedì 1 dicembre 2008
ITALIANI SCOPRONO POSSIBILE CHIAVE PER LA CURA DEI TUMORI ALLA PROSTATA
Tumori alla prostata, italiani scoprono
una possibile chiave per la cura
ROMA (19 ottobre) - Anche il cancro avanzato della prostata potrà essere curato. Un gruppo di ricercatori italiani è riuscito a scoprire il meccanismo genetico con il quale il tumore della prostata diventa aggressivo e resistente alle terapie e a comprendere come è possibile tentare di curare la malattia con tecniche di biologia molecolare distruggendo le cellule neoplastiche. Lo studio, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e coordinato da Ruggero De Maria viene pubblicato oggi sulla rivista inglese Nature.
Secondo il presidente dell'Iss Enrico Garaci «grazie a questa ricerca siamo molto vicini ad una terapia contro gli stadi avanzati del cancro alla prostata». La ricerca, condotta in collaborazione con l'equipe del professor Giovanni Muto, primario di Urologia dell'Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e con l'Istituto Oncologico del Mediterraneo di Catania, è stata finanziata grazie ai fondi dell'accordo Italia-Usa e dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.
Analizzando il tessuto tumorale di 40 pazienti i ricercatori hanno compreso che l'aggressività del carcinoma prostatico è causata dalla perdita di un frammento di Dna del cromosoma 13 che contiene due piccoli geni, chiamati microRna-15a e microRna -16, i quali agiscono bloccando la progressione maligna del tumore.
Successivamente lo studio ha avuto come obiettivo la possibile soluzione terapeutica: con tecniche di biologia molecolare Ruggero De Maria e i suoi colleghi sono riusciti a reintrodurre nelle cellule malate i geni perduti, tecnica che ha permesso di bloccare la crescita delle cellule tumorali che vengono distrutte. «Le implicazioni cliniche di questa ricerca sono notevoli», ha commentato Garaci. «La possibilità di curare tumori aggressivi della prostata tramite la somministrazione di questi piccoli micro-Rna è stata confermata in test su animali di laboratorio - ha spiegato De Maria - e con questo bagaglio di conoscenze il cancro della prostata potrà essere sconfitto».
In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 44.000 nuovi casi di tumore alla prostata che sono destinati ad aumentare, considerando il progressivo invecchiamento della popolazione. Sebbene negli ultimi quindici anni il dosaggio dell'antigene prostatico specifico (Psa) abbia aumentato considerevolmente le diagnosi precoci e le possibilità di guarigione, il cancro alla prostata rappresenta ancora oggi la seconda causa di morte da tumore nell'uomo dopo il carcinoma del polmone.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33103&sez=HOME_SCIENZA
una possibile chiave per la cura
ROMA (19 ottobre) - Anche il cancro avanzato della prostata potrà essere curato. Un gruppo di ricercatori italiani è riuscito a scoprire il meccanismo genetico con il quale il tumore della prostata diventa aggressivo e resistente alle terapie e a comprendere come è possibile tentare di curare la malattia con tecniche di biologia molecolare distruggendo le cellule neoplastiche. Lo studio, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e coordinato da Ruggero De Maria viene pubblicato oggi sulla rivista inglese Nature.
Secondo il presidente dell'Iss Enrico Garaci «grazie a questa ricerca siamo molto vicini ad una terapia contro gli stadi avanzati del cancro alla prostata». La ricerca, condotta in collaborazione con l'equipe del professor Giovanni Muto, primario di Urologia dell'Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e con l'Istituto Oncologico del Mediterraneo di Catania, è stata finanziata grazie ai fondi dell'accordo Italia-Usa e dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.
Analizzando il tessuto tumorale di 40 pazienti i ricercatori hanno compreso che l'aggressività del carcinoma prostatico è causata dalla perdita di un frammento di Dna del cromosoma 13 che contiene due piccoli geni, chiamati microRna-15a e microRna -16, i quali agiscono bloccando la progressione maligna del tumore.
Successivamente lo studio ha avuto come obiettivo la possibile soluzione terapeutica: con tecniche di biologia molecolare Ruggero De Maria e i suoi colleghi sono riusciti a reintrodurre nelle cellule malate i geni perduti, tecnica che ha permesso di bloccare la crescita delle cellule tumorali che vengono distrutte. «Le implicazioni cliniche di questa ricerca sono notevoli», ha commentato Garaci. «La possibilità di curare tumori aggressivi della prostata tramite la somministrazione di questi piccoli micro-Rna è stata confermata in test su animali di laboratorio - ha spiegato De Maria - e con questo bagaglio di conoscenze il cancro della prostata potrà essere sconfitto».
In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 44.000 nuovi casi di tumore alla prostata che sono destinati ad aumentare, considerando il progressivo invecchiamento della popolazione. Sebbene negli ultimi quindici anni il dosaggio dell'antigene prostatico specifico (Psa) abbia aumentato considerevolmente le diagnosi precoci e le possibilità di guarigione, il cancro alla prostata rappresenta ancora oggi la seconda causa di morte da tumore nell'uomo dopo il carcinoma del polmone.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33103&sez=HOME_SCIENZA
lunedì 15 settembre 2008
FARMACO CONTRO RICADUTA DEL TUMORE AL SENO
Tumori al seno, un farmaco in grado di ridurre
del 25% il rischio di ricaduta
ROMA, (14 settembre) - L'aggiunta di un farmaco al cocktail di medicinali usati nella chemioterapia del tumore al seno dopo intervento chirurgico, è riuscito ad abbassare del 25% il rischio di ricaduta. È il maggior dato ottenuto da uno studio condotto in 50 centri oncologici italiani su quasi 1000 donne presentato oggi al congresso della società europea di oncologia in corso a Stoccolma. «Si tratta di uno dei migliori risultati mai ottenuti su questo gruppo di pazienti», ha commentato il coordinatore della ricerca Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica del Regina Elena di Roma.
Lo studio condotto in collaborazione con l'università Federico II di Napoli, ha preso in considerazione 998 malate che avevano un tumore al seno e più di 3 linfonodi intaccati da metastasi. Dopo l'intervento chirurgico un gruppo di donne è stato trattato con una combinazione di farmaci a base di epirubicina più CMF; ad un secondo gruppo è stato somministrato oltre al precedente protocollo anche un medicinale a base di docetaxel. Dopo 62 mesi i dati ottenuti nella nuova terapia hanno mostrato una riduzione di un quarto del rischio relativo di ricaduta e di un terzo di morte.
Il carcinoma della mammella è la neoplasia maligna più frequente nella donna: ne colpisce una su 10, oltre 31.000 nuovi casi ogni anno in Italia.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31008&sez=HOME_SCIENZA
del 25% il rischio di ricaduta
ROMA, (14 settembre) - L'aggiunta di un farmaco al cocktail di medicinali usati nella chemioterapia del tumore al seno dopo intervento chirurgico, è riuscito ad abbassare del 25% il rischio di ricaduta. È il maggior dato ottenuto da uno studio condotto in 50 centri oncologici italiani su quasi 1000 donne presentato oggi al congresso della società europea di oncologia in corso a Stoccolma. «Si tratta di uno dei migliori risultati mai ottenuti su questo gruppo di pazienti», ha commentato il coordinatore della ricerca Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica del Regina Elena di Roma.
Lo studio condotto in collaborazione con l'università Federico II di Napoli, ha preso in considerazione 998 malate che avevano un tumore al seno e più di 3 linfonodi intaccati da metastasi. Dopo l'intervento chirurgico un gruppo di donne è stato trattato con una combinazione di farmaci a base di epirubicina più CMF; ad un secondo gruppo è stato somministrato oltre al precedente protocollo anche un medicinale a base di docetaxel. Dopo 62 mesi i dati ottenuti nella nuova terapia hanno mostrato una riduzione di un quarto del rischio relativo di ricaduta e di un terzo di morte.
Il carcinoma della mammella è la neoplasia maligna più frequente nella donna: ne colpisce una su 10, oltre 31.000 nuovi casi ogni anno in Italia.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31008&sez=HOME_SCIENZA
martedì 26 agosto 2008
SALUTE-PRESENTE NEL TABACCO IL POLONIO
Tecnoscienze
Le pesanti accuse dei ricercatori pentiti
Polonio nelle sigarette, le multinazionali sanno ma tacciono
Presente nel tabacco l'elemento che causa il tumore ai polmoni
Washington, 26 ago. - Nelle sigarette è presente il Polonio 210, sostanza che causa il tumore ai polmoni, e, ciò che è peggio, le multinazionali del tabacco lo sapevano da 30 anni, e hanno taciuto per non perdere profitti. Lo rivela un articolo che sarà pubblicato nell'edizione di settembre dell'American Journal of Public Health.
La pesantissima accusa si basa sulle testimonianze di un'equipe di ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic del Minnesota. Il Polonio 210, che tanto per capirci è la stessa sostanza responsabile della morte della spia russa Alexander Litvinenko, è da sempre presente nel tabacco, e quindi anche nelle sigarette. Secondo la Muggli, le multinazionali del tabacco, prima fra tutte la Philip Morris, sono a conoscenza del problema da almeno trent'anni, ma, non essendo riuscite a rimuovere il Polonio nemmeno ricorrendo all'ingegneria genetica, avrebbero preferito mettere a tacere la cosa.
Ovviamente, essendo l'industria del tabacco una delle lobby più potenti negli Usa, la testimonianza è già stata screditata dagli avvocati delle multinazionali. Tra le motivazioni della difesa, spicca il fatto che "il polonio è presente anche nelle fragole". Insomma, un pò la situazione dipinta dal film Thank You for Smoking, che già un paio di anni fa dipingeva una situazione molto simile a quella attuale.
Massimo Miato
•Ue, arriva la sigaretta che non provoca incendi •Tumore ai polmoni le donne rischiano di piu' •Ritorna la Giornata Mondiale senza Tabacco •Non hai le rughe? Niente sigarette •Smettere ti fa bella. Bellezza batte fumo 1-0
http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=18014&titolo=Polonio%20nelle%20sigarette,%20le%20multinazionali%20sanno%20ma%20tacciono
Le pesanti accuse dei ricercatori pentiti
Polonio nelle sigarette, le multinazionali sanno ma tacciono
Presente nel tabacco l'elemento che causa il tumore ai polmoni
Washington, 26 ago. - Nelle sigarette è presente il Polonio 210, sostanza che causa il tumore ai polmoni, e, ciò che è peggio, le multinazionali del tabacco lo sapevano da 30 anni, e hanno taciuto per non perdere profitti. Lo rivela un articolo che sarà pubblicato nell'edizione di settembre dell'American Journal of Public Health.
La pesantissima accusa si basa sulle testimonianze di un'equipe di ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic del Minnesota. Il Polonio 210, che tanto per capirci è la stessa sostanza responsabile della morte della spia russa Alexander Litvinenko, è da sempre presente nel tabacco, e quindi anche nelle sigarette. Secondo la Muggli, le multinazionali del tabacco, prima fra tutte la Philip Morris, sono a conoscenza del problema da almeno trent'anni, ma, non essendo riuscite a rimuovere il Polonio nemmeno ricorrendo all'ingegneria genetica, avrebbero preferito mettere a tacere la cosa.
Ovviamente, essendo l'industria del tabacco una delle lobby più potenti negli Usa, la testimonianza è già stata screditata dagli avvocati delle multinazionali. Tra le motivazioni della difesa, spicca il fatto che "il polonio è presente anche nelle fragole". Insomma, un pò la situazione dipinta dal film Thank You for Smoking, che già un paio di anni fa dipingeva una situazione molto simile a quella attuale.
Massimo Miato
•Ue, arriva la sigaretta che non provoca incendi •Tumore ai polmoni le donne rischiano di piu' •Ritorna la Giornata Mondiale senza Tabacco •Non hai le rughe? Niente sigarette •Smettere ti fa bella. Bellezza batte fumo 1-0
http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=18014&titolo=Polonio%20nelle%20sigarette,%20le%20multinazionali%20sanno%20ma%20tacciono
sabato 16 febbraio 2008
IL CELLULARE PUO' PROVOCARE TUMORI
Troppo telefonino può aumentare
i tumori delle ghiandole salivari
Studio israeliano: l'incremento si verifica dal lato del volto in cui si utilizza di più
TEL AVIV - Un uso eccessivo del cellulare aumenta il rischio di tumori alle ghiandole salivari. Lo ha scoperto una ricerca israeliana pubblicata sull'American Journal of Epidemiology, secondo cui il rischio aumenta del 50 per cento. I ricercatori hanno esaminato 500 pazienti affetti da tumori benigni e maligni delle ghiandole salivari, facendo loro compilare un questionario sulle abitudini nell'uso del telefonino. Le risposte sono state confrontate con quelle di 1300 individui sani di controllo. Quelli che hanno dichiarato di usare molto il telefonino hanno mostrato un rischio doppio di sviluppare il tumore di quelli che non lo usano affatto. A conferma dei risultati, i tumori si sviluppano proprio dal lato dove si usa di più l'apparecchio, e sono più frequenti in campagna dove la scarsità di ripetitori dà vita a radiazioni più intense. «Questo risultato non dice che il telefonino non va usato - spiega Siegal Sadetki, autrice dello studio - ma che vanno usate delle precauzioni, soprattutto da parte di chi lo usa molto e dei bambini». Si tratta dell'ennesimo studio che richiama l'attenzione sui rischi di un uso eccessivo del cellulare in chiave cancerogena, così come di potenziali altri fattori di rischio. Un'analisi compessiva può essere trovata su Sportello Cancro
http://www.corriere.it/salute/08_febbraio_15/tumori_telefonino_187f04a8-dbd4-11dc-ad63-0003ba99c667_print.html
i tumori delle ghiandole salivari
Studio israeliano: l'incremento si verifica dal lato del volto in cui si utilizza di più
TEL AVIV - Un uso eccessivo del cellulare aumenta il rischio di tumori alle ghiandole salivari. Lo ha scoperto una ricerca israeliana pubblicata sull'American Journal of Epidemiology, secondo cui il rischio aumenta del 50 per cento. I ricercatori hanno esaminato 500 pazienti affetti da tumori benigni e maligni delle ghiandole salivari, facendo loro compilare un questionario sulle abitudini nell'uso del telefonino. Le risposte sono state confrontate con quelle di 1300 individui sani di controllo. Quelli che hanno dichiarato di usare molto il telefonino hanno mostrato un rischio doppio di sviluppare il tumore di quelli che non lo usano affatto. A conferma dei risultati, i tumori si sviluppano proprio dal lato dove si usa di più l'apparecchio, e sono più frequenti in campagna dove la scarsità di ripetitori dà vita a radiazioni più intense. «Questo risultato non dice che il telefonino non va usato - spiega Siegal Sadetki, autrice dello studio - ma che vanno usate delle precauzioni, soprattutto da parte di chi lo usa molto e dei bambini». Si tratta dell'ennesimo studio che richiama l'attenzione sui rischi di un uso eccessivo del cellulare in chiave cancerogena, così come di potenziali altri fattori di rischio. Un'analisi compessiva può essere trovata su Sportello Cancro
http://www.corriere.it/salute/08_febbraio_15/tumori_telefonino_187f04a8-dbd4-11dc-ad63-0003ba99c667_print.html
TUMORI-CAUSE CHE LO POSSONO PROVOCARE
Cellulari, protesi al seno, caffè: assolti, però…Uno studio li solleva dall'accusa di provocare tumori. Ma è solo l’ultima puntata di una saga infinita. Ecco come stanno davvero le cose. STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Caffè, telefoni cellulari e protesi al seno assolti con formula piena, seppure in assenza di prove certe, dall’accusa di provocare il cancro. Colpevoli invece, dati alla mano, fumo, alcol ed esposizione incontrollata al sole. Sono i risultati di un nuovo studio sui più conosciuti o discussi “fattori di rischio”, ovvero gli stili di vita e gli agenti ambientali che possono aumentare la probabilità di sviluppare un tumore.
A pronunciarsi in modo così deciso, dalle pagine della rivista Mutation Research Reviews è Bernard Stewart ,un oncologo australiano che ha messo a punto un nuovo sistema di classificazione di abitudini e sostanze cancerogene, catalogate in base ad un rischio-tumore definito come scientificamente provato, probabile, dedotto, sconosciuto o improbabile. Nella prima categoria (quella dei cancerogeni accertati) rientrano, insieme al condannato trio fumo-alcol e raggi Uva (ultravioletti), anche l’esposizione all’amianto e la contaminazione di cibi e bevande con benzene.
Mentre nell’ultima, fra i cancerogeni improbabili, troviamo, fra gli altri, caffè, deodoranti, dolcificanti come l’aspartame, campi elettromagnetici, telefoni cellulari e protesi mammarie: per ora non esiste, secondo Stewart, alcuna prova cha favoriscano l’insorgenza di un tumore.
Tutto chiaro, quindi. Fino alla prossima ricerca o al prossimo titolo di giornale. Perché, in effetti, le notizie sui possibili pericoli oncologici o su nuovi alimenti e relativi atteggiamenti “salvavita” si susseguono quasi incessantemente, a volte con versioni contrastanti, creando confusione fra i lettori, che corrono il rischio di dover rivoluzionare abitudini quotidiane e frigorifero a ogni nuova pubblicazione. La soluzione però esiste e, come spiega Bernardo Bonanni, direttore della Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, è semplice: «Evitare gli eccessi. La moderazione nella dieta e nello stile di vita è la prevenzione migliore non solo contro i tumori, ma nella lotta a qualsiasi altra patologia».
ALIMENTAZIONE E GINNASTICA – Una “dieta intelligente” è fondamentale per la prevenzione di un tumore, ma da sola non basta: deve essere accompagnata da un’attività fisica regolare. «Un’alimentazione corretta – dice Bonanni -, indipendentemente dal cancro, deve comunque essere mista, variegata e deve soltanto evitare l’abuso di determinati elementi, primi fra tutti i cibi grassi e i fritti, il consumo esagerato di zuccheri o di carni rosse cotte alla brace. E dev’essere ricca di frutta e verdura».
Invito al “buon senso” anche per quel che riguarda the, caffè ed altre sostanze contenenti caffeina, che non sono comunque considerate nocive. «In realtà serviranno molti anni e molte ricerche per dimostrare che un determinato alimento o un certo tipo di dieta possa, da solo, ridurre il rischio di sviluppare un tumore. Ma è da tempo evidente che delle buone abitudini di vita aiutano a restare sani: il soprappeso, ad esempio, si è già dimostrato dannoso per la salute del nostro apparato cardiocircolatorio e di quello muscolo-scheletrico».
FUMO E ALCOL – Sigaro, sigaretta o tabacco da pipa non fa differenza, il fumo è comunque un pericolo accertato per moltissime forme di tumore. E va evitato, sempre e comunque. Per gli alcolici, invece, torna valido l’invito alla prudenza: nulla in contrario a un bicchiere di vino o di birra durante i pasti o a un cocktail durante il weekend, mentre è particolarmente pericoloso l’eccesso di superalcolici (due o più drink al giorno), un problema che – secondo studi recenti – è tanto più grave perché interessa soprattutto ragazzi giovani e adolescenti.
RAGGI UVA – Che provengano direttamente al sole o dal “lettino” di un centro abbronzante, i raggi ultravioletti sono un fattore di rischio per il melanoma e altre forme di neoplasie della pelle. Sotto accusa però è, ancora una volta, soltanto l’esposizione esagerata: nelle ore centrali della giornata, senza creme protettive, per molte ore. Qualche attenzione in più per le persone con una carnagione chiara, che si scottano con maggiore facilità.
TELEFONI CELLULARI – La maggior parte pubblicazioni scientifiche lo dimostra: non esiste nessun aumento di rischio significativo che leghi l’uso dei telefonini allo sviluppo di tumori cerebrali o del nervo acustico. Neppure la più vasta ricerca finora condotta, che ha coinvolto 420mila persone, ha fornito alcuna prova in tal senso, anche dopo 10 anni di utilizzo del cellulare. Ma gli specialisti raccomandano comunque di non farne un uso eccessivo (anche perché restano sconosciuti gli effetti a lungo termine). Alla stessa rassicurante conclusione è giunto un recente studio giapponese, condotto dalla Women's Medical University e pubblicato dal British Journal of Cancer, che ha analizzato i casi di 322 persone con i tre più diffusi tipi di tumore cerebrale (glioma, meningioma e adenoma pituitario) e di 683 persone sane. I ricercatori hanno valutato ciascun soggetto in base al numero di anni trascorsi utilizzando un cellulare e al tempo speso a parlare al telefonino ogni giorno. Studiando nel frattempo le radiazioni emesse dai vari tipi di cellulare e collocandole in quattro categorie in base alla potenza delle radiazioni stesse. Inoltre hanno analizzato come ogni telefono cellulare sia in grado di influenzare diverse aree del cervello senza trovare nessuna associazione tra l'uso del telefono cellulare e il cancro.
PROTESI AL SENO - Dati confortanti provengono anche dalle numerose ricerche sull’utilizzo di ricostruzioni plastiche con protesi mammarie, che dimostrano come non ci sia alcuna controindicazione al loro impiego né alcun legame provato con l’insorgenza di carcinomi.
CONSIGLI - Conclude Bonanni: «Più della metà delle neoplasie sono direttamente o indirettamente correlate con il tabacco e un regime alimentare non corretto. Teoricamente l’abolizione del fumo, una dieta più appropriata, una vita più sana in un ambiente meno inquinato possono drasticamente ridurre l’incidenza del cancro. In ogni caso, per avere certezze a favore o contro un singolo alimento o una certa abitudine, servono studi approfonditi, che durino molti anni e vengano condotti su un’ampia parte di popolazione. Per questo la regola migliore, valida per tutti, è adottare uno stile di vita moderato».
E’ poi importante sapere che già oggi in alcuni centri specializzati è possibile accedere a programmi di “prevenzione personalizzata”, calcolata sul rischio che ognuno di noi corre, in base alla propria predisposizione genetica e al proprio assetto ormonale, alla familiarità, all’età, al sesso, all’ambiente in cui vive e alle abitudini quotidiane e alimentari.
Vera Martinella
06 febbraio 2008
http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2008/02_Febbraio/06/cancerogeni.shtml
Caffè, telefoni cellulari e protesi al seno assolti con formula piena, seppure in assenza di prove certe, dall’accusa di provocare il cancro. Colpevoli invece, dati alla mano, fumo, alcol ed esposizione incontrollata al sole. Sono i risultati di un nuovo studio sui più conosciuti o discussi “fattori di rischio”, ovvero gli stili di vita e gli agenti ambientali che possono aumentare la probabilità di sviluppare un tumore.
A pronunciarsi in modo così deciso, dalle pagine della rivista Mutation Research Reviews è Bernard Stewart ,un oncologo australiano che ha messo a punto un nuovo sistema di classificazione di abitudini e sostanze cancerogene, catalogate in base ad un rischio-tumore definito come scientificamente provato, probabile, dedotto, sconosciuto o improbabile. Nella prima categoria (quella dei cancerogeni accertati) rientrano, insieme al condannato trio fumo-alcol e raggi Uva (ultravioletti), anche l’esposizione all’amianto e la contaminazione di cibi e bevande con benzene.
Mentre nell’ultima, fra i cancerogeni improbabili, troviamo, fra gli altri, caffè, deodoranti, dolcificanti come l’aspartame, campi elettromagnetici, telefoni cellulari e protesi mammarie: per ora non esiste, secondo Stewart, alcuna prova cha favoriscano l’insorgenza di un tumore.
Tutto chiaro, quindi. Fino alla prossima ricerca o al prossimo titolo di giornale. Perché, in effetti, le notizie sui possibili pericoli oncologici o su nuovi alimenti e relativi atteggiamenti “salvavita” si susseguono quasi incessantemente, a volte con versioni contrastanti, creando confusione fra i lettori, che corrono il rischio di dover rivoluzionare abitudini quotidiane e frigorifero a ogni nuova pubblicazione. La soluzione però esiste e, come spiega Bernardo Bonanni, direttore della Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, è semplice: «Evitare gli eccessi. La moderazione nella dieta e nello stile di vita è la prevenzione migliore non solo contro i tumori, ma nella lotta a qualsiasi altra patologia».
ALIMENTAZIONE E GINNASTICA – Una “dieta intelligente” è fondamentale per la prevenzione di un tumore, ma da sola non basta: deve essere accompagnata da un’attività fisica regolare. «Un’alimentazione corretta – dice Bonanni -, indipendentemente dal cancro, deve comunque essere mista, variegata e deve soltanto evitare l’abuso di determinati elementi, primi fra tutti i cibi grassi e i fritti, il consumo esagerato di zuccheri o di carni rosse cotte alla brace. E dev’essere ricca di frutta e verdura».
Invito al “buon senso” anche per quel che riguarda the, caffè ed altre sostanze contenenti caffeina, che non sono comunque considerate nocive. «In realtà serviranno molti anni e molte ricerche per dimostrare che un determinato alimento o un certo tipo di dieta possa, da solo, ridurre il rischio di sviluppare un tumore. Ma è da tempo evidente che delle buone abitudini di vita aiutano a restare sani: il soprappeso, ad esempio, si è già dimostrato dannoso per la salute del nostro apparato cardiocircolatorio e di quello muscolo-scheletrico».
FUMO E ALCOL – Sigaro, sigaretta o tabacco da pipa non fa differenza, il fumo è comunque un pericolo accertato per moltissime forme di tumore. E va evitato, sempre e comunque. Per gli alcolici, invece, torna valido l’invito alla prudenza: nulla in contrario a un bicchiere di vino o di birra durante i pasti o a un cocktail durante il weekend, mentre è particolarmente pericoloso l’eccesso di superalcolici (due o più drink al giorno), un problema che – secondo studi recenti – è tanto più grave perché interessa soprattutto ragazzi giovani e adolescenti.
RAGGI UVA – Che provengano direttamente al sole o dal “lettino” di un centro abbronzante, i raggi ultravioletti sono un fattore di rischio per il melanoma e altre forme di neoplasie della pelle. Sotto accusa però è, ancora una volta, soltanto l’esposizione esagerata: nelle ore centrali della giornata, senza creme protettive, per molte ore. Qualche attenzione in più per le persone con una carnagione chiara, che si scottano con maggiore facilità.
TELEFONI CELLULARI – La maggior parte pubblicazioni scientifiche lo dimostra: non esiste nessun aumento di rischio significativo che leghi l’uso dei telefonini allo sviluppo di tumori cerebrali o del nervo acustico. Neppure la più vasta ricerca finora condotta, che ha coinvolto 420mila persone, ha fornito alcuna prova in tal senso, anche dopo 10 anni di utilizzo del cellulare. Ma gli specialisti raccomandano comunque di non farne un uso eccessivo (anche perché restano sconosciuti gli effetti a lungo termine). Alla stessa rassicurante conclusione è giunto un recente studio giapponese, condotto dalla Women's Medical University e pubblicato dal British Journal of Cancer, che ha analizzato i casi di 322 persone con i tre più diffusi tipi di tumore cerebrale (glioma, meningioma e adenoma pituitario) e di 683 persone sane. I ricercatori hanno valutato ciascun soggetto in base al numero di anni trascorsi utilizzando un cellulare e al tempo speso a parlare al telefonino ogni giorno. Studiando nel frattempo le radiazioni emesse dai vari tipi di cellulare e collocandole in quattro categorie in base alla potenza delle radiazioni stesse. Inoltre hanno analizzato come ogni telefono cellulare sia in grado di influenzare diverse aree del cervello senza trovare nessuna associazione tra l'uso del telefono cellulare e il cancro.
PROTESI AL SENO - Dati confortanti provengono anche dalle numerose ricerche sull’utilizzo di ricostruzioni plastiche con protesi mammarie, che dimostrano come non ci sia alcuna controindicazione al loro impiego né alcun legame provato con l’insorgenza di carcinomi.
CONSIGLI - Conclude Bonanni: «Più della metà delle neoplasie sono direttamente o indirettamente correlate con il tabacco e un regime alimentare non corretto. Teoricamente l’abolizione del fumo, una dieta più appropriata, una vita più sana in un ambiente meno inquinato possono drasticamente ridurre l’incidenza del cancro. In ogni caso, per avere certezze a favore o contro un singolo alimento o una certa abitudine, servono studi approfonditi, che durino molti anni e vengano condotti su un’ampia parte di popolazione. Per questo la regola migliore, valida per tutti, è adottare uno stile di vita moderato».
E’ poi importante sapere che già oggi in alcuni centri specializzati è possibile accedere a programmi di “prevenzione personalizzata”, calcolata sul rischio che ognuno di noi corre, in base alla propria predisposizione genetica e al proprio assetto ormonale, alla familiarità, all’età, al sesso, all’ambiente in cui vive e alle abitudini quotidiane e alimentari.
Vera Martinella
06 febbraio 2008
http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2008/02_Febbraio/06/cancerogeni.shtml
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