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venerdì 30 gennaio 2009

Sclerosi multipla: il trapianto di staminali "blocca" i deficit neurologici

Sclerosi multipla: il trapianto di staminali "blocca" i deficit neurologici

di stefania mengoni Pensiero Scientifico
In pazienti affetti da sclerosi multipla "remittente-recidivante" il trapianto autologo non mieloablativo di cellule staminali può evitare la progressione dei deficit neurologici o addirittura renderli reversibili. È quanto sostengono gli autori d un nuovo studio pubblicato sull'ultimo numero di The Lancet Neurology.



"Nelle fasi iniziali della malattia il 70-80 per cento dei pazienti è affetto da questa forma intermittente di sclerosi multipla", spiegano i ricercatori. "Le ricadute, o riacutizzazioni, sono ben distinte dai periodi di remissione, durante i quali i sintomi regrediscono totalmente o parzialmente. Poi, nel giro di 10-15 anni dall'esordio, gran parte dei pazienti sviluppa la forma secondaria progressiva, con inesorabile perdita dell’attività neurologica". Le terapie farmacologiche a oggi disponibili per contrastare i sintomi neurologici, tuttavia, non sempre danno i risultati sperati.

Il team di ricercatori, guidato da Richard Burt, ha quindi sottoposto 21 pazienti "no-responder" a trattamento con interferone-beta al trapianto autologo non mieloablativo di cellule staminali. La tecnica consiste nel rimuovere, in regime controllato, i linfociti che aggrediscono il sistema immunitario e danneggiano il Sistema Nervoso Centrale e procedere, poi, a "ricostituire" il sistema immunitario con cellule staminali emopoietiche prelevate dal midollo osseo del paziente stesso. A un follow-up medio di 3 anni l'81 per cento dei pazienti era migliorato di almeno un punto nella "Scala delle disabilità", nel 100 per cento dei pazienti si riscontrava un arresto della progressione dei deficit neurologici e la tollerabilità al trattamento era molto soddisfacente. "Sebbene si tratti di uno studio ancora in fase I/II, i risultati sono estremamente incoraggianti", concludono gli autori, "e aprono la strada a nuovi scenari terapeutici".

Bibliografia. Burt R, Loh Y, Testori A, et al. Autologous non-myeloablative haemopoietic stem cell transplantation in relapsing-remitting multiple sclerosis: a phase I/II study. The Lancet Neurology 2009; doi:10.1016/S1474-4422(09)70017-1.

stefania mengoni



http://it.notizie.yahoo.com/25/20090130/thl-sclerosi-multipla-il-trapianto-di-st-bd646f4.html

mercoledì 7 gennaio 2009

DIABETE-CURA MEDIANTE TRAPIANTO CELLULARE

6/1/2009

Diabete, trapianto cellulare
come primo passo per cura


ROMA
Un gruppo di scienziati americani impegnato nello studio di trapianti di cellule pancreatiche come possibile cura per il diabete di tipo 1 ha compiuto il primo passo per risolvere il problema del rigetto immunitario. I ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine of Yeshiva University, per il momento sono cauti ma se i risultati dei loro studi venissero confermati, per i malati di diabete di tipo 1, significherebbe eliminare del tutto le iniezioni quotidiane di insulina. Nelle persone con diabete di tipo 1, il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina e senza l’insulina, il glucosio si accumula nel sangue portando complicazioni come malattie cardiache, malattie renali, cecità e morte prematura.

Gli scienziati americani hanno trapiantato nei topi cellule produttrici di insulina alle quali sono stati aggiunti tre geni di un virus, in grado di eludere il rilevamento da parte del sistema immunitario che, altrimenti, le distruggerebbe. Le cellule trapiantate hanno ripristinato il normale livello del glucosio nel sangue dei topi diabetici ma nel giro di pochi giorni quelle stesse cellule sono state distrutte dal loro organismo. Il livello normale si è mantenuto per un tempo massimo di tre mesi.

«I risultati non sono ancora ottimali - ha detto Harris Goldstein, capo del progetto di ricerca - ma stiamo cercando altre combinazioni di geni virali per trovare la migliore soluzione».



http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1096&ID_sezione=243&sezione=News

mercoledì 3 dicembre 2008

Berlino: sottoposto a trapianto di midollo guarisce dall'Hiv

mercoledì 12 novembre 2008

Berlino: sottoposto a trapianto di midollo guarisce dall'Hiv


E' definito come un grande passo avanti della ricerca nella lotta contro l'Aids ma tutti sono cauti nel valutare la guarigione dal virus dell'Hiv di un paziente malato di leucemia e sottoposto a trapianto di midollo osseo. L'evento si è verificato in Germania presso la clinica universitaria Charité di Berlino dove i medici hanno selezionato un donatore di midollo osseo con una specifica mutazione genetica richiesta per l'intervento. Questa mutazione, che si verifica nell'uno/tre per cento della popolazione, fornisce mezzi di protezione contro l'infezione da HIV, ha detto Hutter, ematologo alla clinica Benjamin Franklin. I medici tedeschi sono orgogliosi del risultato ottenuto, certamente sorprendente, ma mettono in guardia contro aspettative esagerate. Hutter ha inoltre sottolineato che si tratta di un caso speciale, e nessuna nuova terapia è al momento disponibile contro la malattia di deficienza immunitaria. Il caso del paziente era molto grave, è stato prima sottoposto ad una massiccia chemioterapia per combattere la leucemia e poi a trapianto di midollo osseo.
Ora sono più di 600 giorni che è guarito e non presenta più nelle cellule del sangue il virus dell'Hiv.
Ma, come, anticipato, medici e ricercatori tedeschi sono i primi a invitare a non crearsi illusioni, come dichiarato da Eckhard Thiel, direttore del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina trasfusionale presso la Charité, i trapianti di midollo osseo sono estremamente pericolosi e vanno effettuati solo nei casi di grave leucemia.
Il paziente, tra virgolette miracolato, ha 42 anni, proviene dagli Stati Uniti ma vive a Berlino e da quasi due anni è guarito. Si sono presentati in ottanta per la donazione del midollo osseo, e tra questi uno fondamentale con la mutazione genetica del CCR5 resistente all'infezione dell'Hiv.
Molti esperti sono però scettici in quanto affermano che non si può parlare di guarigione dall'infezione da Hiv poiché anche se il virus non è più presente nelle cellule del sangue sarebbe comunque rimasto nel corpo. Potrebbe nascondersi ovunque come nella milza, nei linfonodi o nelle cellule nervose.
L'esperto Brock Meyer ritiene che l'approccio degli specialisti di Berlino è stato molto intelligente e promettente ma sottolinea i rischi che derivano dal trapianto di midollo osseo e che è spesso difficile trovare un donatore compatibile, questo tipo di terapia potrebbe essere applicato in futuro solo a particolari tipi di pazienti.

http://www.italia-news.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2858&Itemid=6

martedì 2 dicembre 2008

il primo trapianto di trachea

Spagna, medico italiano esegue
il primo trapianto di trachea

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MADRID (19 novembre) - Una paziente colombiana di 30 anni è stata sottoposta con successo al primo trapianto di trachea al mondo, realizzato all'Hospital Clinic di Barcellona da un'equipe diretta dal professore Paolo Macchiarini, responsabile del servizio di Chirurgia toracica dell'ospedale, alla quale hanno preso parte specialisti del Politecnico di Milano e delle università di Padova e Bristol.

Il trapianto di trachea, realizzato con successo e per di più senza che la paziente sia stata sottoposta a terapia farmacologica di immunosoppressori, è documentato in uno studio pubblicato oggi dalla rivista scientifica The Lancet. A causa di una diagnosi tardiva di tubercolosi, la donna, Claudia Castello, madre di due figli di 15 e 4 anni, ha rischiato di perdere anche un polmone, per l'ostruzione della trachea.

Per ottenere che il sistema immunitario della donna accettasse l'organo senza necessità di somministrazione di farmaci immunosoppressori, gli specialisti guidati dal medico italiano Paolo Macchiarini hanno fatto ricorso all«'ingegneria dei tessuti», realizzando un organo su misura, prodotto di un ibrido fra il donatore e le cellule madri della paziente. Claudia Castillo è stata sottoposta all'intervento nel giugno scorso ed ha recuperato completamente la funzionalità dell'organo. Il donatore è stato un uomo di 51 anni, morto per un'emorragia cerebrale.

Per i ricercatori l'intervento rappresenta un successo eccezionale: «Il trattamento con farmaci immunosoppressori alla lunga può compromettere la salute del paziente», ha spiegato il professore Macchiarini in dichiarazioni ai media. «Questo metodo che si è rivelato efficace si potrebbe applicare ad altro organi tutori, come il colon o l'esofago, producendo grandi risultati».
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=35117&sez=HOME_SCIENZA