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martedì 3 febbraio 2009

IL RUMORE DEL TRAFFICO AUMENTA IL RISCHIO DI INFARTO

IL RUMORE DEL TRAFFICO AUMENTA IL RISCHIO DI INFARTO
Le persone che vivono in citta' e, in particolare, in zone altamente trafficate sono a rischio infarto. Almeno questo e' quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma (Svezia) e pubblicato sulla rivista Epidemiology. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori, coordinati da Goran Pershagen, hanno confrontato i dati di 1.571 persone di Stoccolma che hanno subito un attacco cardiaco tra il 1992 eil 1994 con un gruppo di controllo. In particolare, sono stati identificati tutti gli indirizzi delle abitazioni dei soggetti ed e' stato misurato il rumore del traffico in ogni singola zona studiata. Le informazioni riguardanti l'esposizione all'inquinamento e altri fattori di rischio di attaco cardiaco sono state raccolte attraverso questionari e interviste. Una volta escluse tutte le persone che avevano problemi di udito o che sono state esposte ad altre particolari fonti di rumore, i ricercatori hanno scoperto che le persone esposte al rumore del traffico - superiore a 50 decibel - avevano il 40 per cento di probabilita' in piu' di subire un attacco cardiaco rispetto alle persone che vivono in zone relativamente tranquille. Per i ricercatori il traffico 'pesante' si aggira intorno agli 80-90 decibel. ''Anche se occorre fare piu' ricerca per stabilire una precisa correlazione tra il rumore del traffico stradale e il rischio di subire attacchi cardiaci, i nostri risultati sono comunque supportati da altri studi che hanno mostrato gli effetti cardiovascolari del rumore'', ha detto Pershangen.


(03 febbraio 2009)
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/IL-RUMORE-DEL-TRAFFICO-AUMENTA-IL-RISCHIO-DI-INFARTO/news-dettaglio/3534306

giovedì 29 gennaio 2009

Sindrome dei "bimbi in bolla"

RICERCA
La strategia contro l'Ada-Scid messa a punto al San Raffaele di Milano è efficace sul lungo periodo: i risultati della ricerca clinica sul New England Journal of Medicine
Sindrome dei "bimbi in bolla"
la terapia genica funziona
di ALESSIA MANFREDI


ROMA - E' una malattia rara, che costringe i bambini che ne sono colpiti a vivere "in una bolla", confinati in casa, lontani da ogni contatto, costantemente disinfettati. Perché l'Ada-Scid, una delle forme più comuni di immunodeficienze combinate gravi, ne compromette il sistema immunitario e li rende vulnerabili a tutti i germi, anche quelli più innocui per le persone sane. Oggi una cura c'è, ed è italiana: la terapia genica messa a punto all'Istituto San Raffaele-Telethon si è dimostrata efficace e sicura e i suoi effetti duraturi. I risultati finali della sperimentazione, guidata dalla professoressa Maria Grazia Roncarolo e dal professor Alessandro Aiuti, oggi professore associato all'università di Tor Vergata a Roma, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e raccolgono le conclusioni della ricerca clinica di terapia genica iniziata nel 2000.

Una terapia che ha cambiato la vita di molti bubble babies, "bimbi in bolla", chiamati così perché la malattia li obbliga a vivere in un ambiente sterile: da Salsabil, una bimba palestinese entrata in cura presso l'istituto milanese otto anni fa, a Abdul, di origine pachistana, arrivato in Italia a soli tre mesi, con una storia particolarmente difficile: i suoi tre fratelli sono morti di Ada-Scid. Oggi Salsabil e Abdul stanno bene e con loro gli altri bambini curati con il protocollo milanese: possono finalmente andare a scuola, giocare con gli altri, fare una vita normale.


Il lavoro dei ricercatori dell'Hsr-Tiget ha dimostrato che per curare la malattia - causata dall'alterazione del gene che permette la produzione di un enzima specifico, l'adenosin deaminasi (Ada) - e ripristinare un sistema immunitario perfettamente funzionante è sufficiente una sola infusione di cellule staminali del midollo osseo, corrette preventivamente con la terapia genica. Nel caso di Abdul e degli altri piccoli trattati, si è visto che le cellule staminali contenenti l'enzima Ada normale inserite nei pazienti, anche a distanza di anni dalla terapia, continuano ad essere presenti ed attive nel produrre cellule del sangue, tra cui linfociti, globuli rossi, piastrine.

"Oggi possiamo dirlo, la terapia è sicura ed è efficace nel tempo" spiega il professor Aiuti. "L'importanza del lavoro sta nel fatto che il difetto viene curato nelle cellule madri, e lo stesso approccio è stato applicato con successo in altri centri del mondo per altre malattie: non solo immunodeficienze ma anche altre malattie genetiche del sistema nervoso centrale e talassemia".

Prima della svolta grazie alla terapia genica per l'Ada- Scid si poteva ricorrere al trapianto di midollo osseo - difficile per il problema di trovare donatori compatibili - o somministrare un farmaco con l'enzima mancante: soluzione, anche questa carente, perché alla lunga la medicina perdeva efficacia.

Oggi i ricercatori cantano vittoria per almeno nove piccoli, provenienti non solo dall'Italia ma da diversi paesi, dalla Svizzera al Venezuela. In loro la malattia - che in Italia colpisce uno o due bambini l'anno e si manifesta fin dalle prime settimane di vita, provocando un arresto della crescita e daneggiando vari organi per la carenza dell'enzima Ada, essenziale per la maturazione ed il funzionamento dei linfociti - è stata sconfitta. Per altri tre bambini trattati si attendono risultati a lunga distanza. Ma il protocollo di terapia messo a punto nell'istituto milanese è ora preso a modello anche all'estero, rendendo il San Raffaele il centro di riferimento per la cura di questa patologia genetica.

Risultati promettenti, che schiudono la via al trattamento con terapia genica con staminali anche per altre forme di immunodeficienze ereditarie: al San Raffaele-Tiget si pensa di iniziare due nuovi studi clinici sulla sindrome di Wiskott-Aldrich, un'altra forma di immunodeficienza, e sulla Leucodistrofia Metacromatica, una malattia degenerativa del sistema nervoso, mentre è vicina una applicazione clinica anche per la talassemia.

(29 gennaio 2009) Tutti gli articoli di Scienze



http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scienze/bimbi-bolla/bimbi-bolla/bimbi-bolla.html

martedì 23 settembre 2008

Il cioccolato nero protegge il cuore dall'infarto

Il cioccolato nero protegge il cuore dall'infarto


Mangiare 6,7 grammi di cioccolato nero al giorno - l’equivalente di circa mezza tavoletta a settimana - sembra sia ideale per garantirsi un effetto scudo contro le malattie cardiovascolari, dall’ictus all’infarto. La scoperta, pubblicata sul «Journal of Nutrition», è il risultato di uno dei più grandi studi epidemiologici mai condotti in Europa, il Progetto Moli-sani, che ha coinvolto finora oltre 20.000 abitanti del Molise. Uno studio realizzato dai Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso, in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano. I ricercatori hanno puntato la loro attenzione sui complessi meccanismi dell’infiammazione. È noto, infatti, come uno stato infiammatorio cronico rappresenti un fattore di rischio cardiovascolare, dall’infarto all’ictus. Il controllo dell’infiammazione è così diventato protagonista della prevenzione.


E’ ricco di polifenoli che combattono le infiammazioni
Uno degli indicatori dell’infiammazione è la «proteina C reattiva», individuabile con una semplice analisi del sangue. Il team di ricercatori molisani e milanesi ha messo a confronto i valori di questa proteina nel sangue dei volontari con le quantità di cioccolato che questi mangiavano abitualmente. Su circa 11.000 soggetti, ne sono stati identificati 4.849, tutti in buona salute e senza fattori di rischio per cuore e vasi (quindi con colesterolo, pressione arteriosa e altri parametri normali). Di questi, 1.317 non mangiavano cioccolato, mentre 824 ne consumavano regolarmente, ma solo la varietà fondente.
«Siamo partiti dall’ipotesi - spiega Romina di Giuseppe, principale autrice della ricerca - che l’elevato contenuto di antiossidanti dei semi di cacao, in particolare flavonoidi e altri polifenoli, potesse avere un effetto positivo sullo stato infiammatorio». E il risultato «è stato molto incoraggiante: le persone che mangiano abitualmente cioccolato fondente in quantità moderata - aggiunge la ricercatrice - hanno nel sangue valori di proteina C reattiva significativamente più bassi. In altri termini il loro stato infiammatorio viene significativamente ridotto».


Basta un consumo moderato: un quadratino 2 o 3 volte alla settimana
La riduzione media osservata, pari al 17%, può apparire piccola, ma è sufficiente a ridurre il rischio cardiovascolare di un terzo nelle donne e di un quarto negli uomini. «Un risultato notevole», assicura la ricercatrice.
Ma le quantità di cioccolato sono molto importanti: non serve abbuffarsi. «Parliamo di un consumo moderato. Il migliore effetto, infatti - precisa di Giuseppe - si ottiene con una media di 6,7 grammi di cioccolato al giorno, che corrisponde a un quadratino di cioccolato due o tre volte alla settimana. Al di là di questi quantitativi l’effetto protettivo tende a perdersi».


Ma il cioccolato al latte, invece, «ammazza» i polifenoli
In termini pratici, considerando che la tipica tavoletta di cioccolato è da 100 grammi, lo studio indica che basta un po’ meno di mezza tavoletta a settimana. E per i golosi di cioccolato al latte? «Studi condotti in precedenza - dice la di Giuseppe - hanno dimostrato che il latte interferisce nell’assorbimento dei polifenoli. Ecco perché in questo lavoro abbiamo considerato solo il cioccolato fondente».
«Questa ricerca - commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di epidemiologia genetica ed ambientale dell’Università Cattolica di Campobasso e responsabile del Progetto Moli-sani - è il primo risultato scientifico che pubblichiamo sul progetto. L’inizio di una serie di dati che potranno darci una visione innovativa di come si possa fare prevenzione nella vita di tutti i giorni». La ricerca riabilita una golosità guardata con sospetto per anni. «Forse - conclude Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca della Cattolica di Campobasso - dovremo rivedere la famosa piramide della dieta mediterranea, e togliere il cioccolato fondente dall’insieme dei dolci considerati nocivi per la nostra salute».


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=395&ID_sezione=34&sezione=News

lunedì 25 agosto 2008

CARDIOLOGIA : L'ASPIRINA CONTRO L'INFARTO

Tecnoscienze
Ricerche delle universita' inglesi annunciano una interessante scoperta
Aspirina: La nuova frontiera anti-infarto
Attenzione alle controindicazioni, senza mai dimenticare la prevenzione


Londra, 25 ago. - Prevenzione di massa contro l'infarto con l'aspirina. Ebbene sì: un uso quotidiano dopo i 50 anni può portare a ridurre del 10% gli infarti. In Italia sarebbero 20 mila casi l’anno, sui 200 mila casi di italiani segnalati per 'attacchi cardiaci' . Parola della “British Heart Foundation” e del suo studio nelle Università di Nottingham e Sheffield.

Gli esperti inglesi invitano a migliorare i propri stili di vita. “Comunque è un'idea sensata - ha detto il dott. Luciano Caprino, esperto di farmaci antiaggreganti - e tale riduzione ne giustifica l’uso”.

Bisogna prestare attenzione alle controindicazioni che riguardano lo stomaco, piccole emorragie e complicazioni renali. Si consigliano quindi, dosi molto basse a stomaco pieno, ovvero la cosiddetta “aspirinetta”. ”In futuro - ha concluso Caprino - sarà phttp://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=904&ID_sezione=243&sezione=
ossibile individuare con test biochimici e funzionali le persone più a rischio e concentrare su di esse le terapie”.

Inoltre si offrirebbe prevenzione nei casi di tumori alla bocca, gola ed esofago. Per l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ”Mario Negri”, la riduzione del rischio riguarda anche i tumori del tratto aerodigestivo superiore e dell'intestino.

Giambattista Salis

•Le 101 invenzioni che hanno cambiato il mondo •Ora l'Aspirina non avra' effetti collaterali •Aspirina Coop a 2 euro •La vitamina C rallenta la crescita dei tumori



http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=17962&titolo=Aspirina%20La%20nuova%20frontiera%20anti-infarto