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lunedì 1 dicembre 2008

CERVELLO ATTIVO PROTEGGE DALL'ALZHEIMER

Ricerca europea coordinata dal San Raffaele di Milano: se la mente
rimane attiva, si crea una scorta di sinapsi che riesce a contrastare la malattia
Così un cervello allenato
protegge dall'Alzheimer
di ALESSIA MANFREDI



ROMA - Basta poco, anche un semplice cruciverba, un sudoku o le parole crociate. Imparare a memoria una canzone, esercitarsi a parlare una lingua straniera, perfino ripetere le tabelline: il trucco è mantenere allenato il cervello, che, se viene stimolato continuamente, protegge dal morbo di Alzheimer, ne rallenta l'insorgere e ne smorza i sintomi.

Lo dimostra uno studio europeo che ha coinvolto diversi centri di ricerca, coordinati dai ricercatori dell'Università Vita-Salute San Raffaele e dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, pubblicato su Neurology. Secondo gli studiosi, in particolare, chi tiene il cervello continuamente in esercizio - come chi svolge attività intellettualmente impegnative o ha un grado alto di istruzione - si munisce di un "cervello di scorta" che entra in funzione se la malattia degenerativa colpisce, rallentandone il decorso e l'aggressività. "Se la malattia danneggia i neuroni e le loro connessioni, un cervello ben allenato se la cava lo stesso, utilizzando le altre connessioni sane come riserva" spiegano i ricercatori.

Lo studio è stato condotto su 300 malati di Alzheimer e 100 anziani con lievi disturbi della memoria per una durata di 14 mesi: avevano tutti diversi livelli di istruzione e facevano lavori diversi, dal manager alla casalinga. La ricerca ha evidenziato che chi aveva un grado di istruzione più alto o svolgeva un'attività intellettualmente più impegnativa, mostrava i sintomi della malattia più tardi rispetto a casalinghe o disoccupati, e riusciva, ad esempio, a ricordare meglio degli altri e con più facilità il nome di un oggetto. "Questo nonostante la malattia ne avesse già danneggiato neuroni e sinapsi, condizione normalmente causa di terribili sintomi della malattia, tra cui la perdita della memoria", sottolineano i ricercatori.


Un cervello allenato, in sostanza, sviluppa più sinapsi - le connessioni tra neuroni - che si trasformano in una preziosa scorta quando la malattia aggredisce. Questa "scorta" è stata scoperta grazie alla tomografia ad emissione di positroni (Pet) ed è stata chiamata "riserva funzionale". Grazie a questa, le persone più istruite sono in grado di sostituire le sinapsi danneggiate dalla malattia con altre funzionanti, riducendo così i sintomi invalidanti dell'Alzheimer, una piaga che colpisce sempre di più la società che sta diventando sempre più vecchia: nel mondo i malati di Alzheimer sono 25 milioni e in Italia almeno 500mila. Di questa malattia soffre il 20 per cento della popolazione sopra i 65 anni.

Così diventa fondamentale combattere l'analfabetismo, dice Daniela Perani, coordinatrice dello studio, proprio per ritardare l'esordio della malattia. "Bisogna trovare i mezzi per favorire la lettura e stimolare le attività intellettuali nella popolazione e non solo in quella anziana: queste sono solo alcune delle strade che possiamo percorrere per combattere, sin da bambini, la malattia", conclude la ricercatrice.

(20 ottobre 2008)
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/alzheimer-cervello/alzheimer-cervello/alzheimer-cervello.html

martedì 23 settembre 2008

Il cioccolato nero protegge il cuore dall'infarto

Il cioccolato nero protegge il cuore dall'infarto


Mangiare 6,7 grammi di cioccolato nero al giorno - l’equivalente di circa mezza tavoletta a settimana - sembra sia ideale per garantirsi un effetto scudo contro le malattie cardiovascolari, dall’ictus all’infarto. La scoperta, pubblicata sul «Journal of Nutrition», è il risultato di uno dei più grandi studi epidemiologici mai condotti in Europa, il Progetto Moli-sani, che ha coinvolto finora oltre 20.000 abitanti del Molise. Uno studio realizzato dai Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso, in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano. I ricercatori hanno puntato la loro attenzione sui complessi meccanismi dell’infiammazione. È noto, infatti, come uno stato infiammatorio cronico rappresenti un fattore di rischio cardiovascolare, dall’infarto all’ictus. Il controllo dell’infiammazione è così diventato protagonista della prevenzione.


E’ ricco di polifenoli che combattono le infiammazioni
Uno degli indicatori dell’infiammazione è la «proteina C reattiva», individuabile con una semplice analisi del sangue. Il team di ricercatori molisani e milanesi ha messo a confronto i valori di questa proteina nel sangue dei volontari con le quantità di cioccolato che questi mangiavano abitualmente. Su circa 11.000 soggetti, ne sono stati identificati 4.849, tutti in buona salute e senza fattori di rischio per cuore e vasi (quindi con colesterolo, pressione arteriosa e altri parametri normali). Di questi, 1.317 non mangiavano cioccolato, mentre 824 ne consumavano regolarmente, ma solo la varietà fondente.
«Siamo partiti dall’ipotesi - spiega Romina di Giuseppe, principale autrice della ricerca - che l’elevato contenuto di antiossidanti dei semi di cacao, in particolare flavonoidi e altri polifenoli, potesse avere un effetto positivo sullo stato infiammatorio». E il risultato «è stato molto incoraggiante: le persone che mangiano abitualmente cioccolato fondente in quantità moderata - aggiunge la ricercatrice - hanno nel sangue valori di proteina C reattiva significativamente più bassi. In altri termini il loro stato infiammatorio viene significativamente ridotto».


Basta un consumo moderato: un quadratino 2 o 3 volte alla settimana
La riduzione media osservata, pari al 17%, può apparire piccola, ma è sufficiente a ridurre il rischio cardiovascolare di un terzo nelle donne e di un quarto negli uomini. «Un risultato notevole», assicura la ricercatrice.
Ma le quantità di cioccolato sono molto importanti: non serve abbuffarsi. «Parliamo di un consumo moderato. Il migliore effetto, infatti - precisa di Giuseppe - si ottiene con una media di 6,7 grammi di cioccolato al giorno, che corrisponde a un quadratino di cioccolato due o tre volte alla settimana. Al di là di questi quantitativi l’effetto protettivo tende a perdersi».


Ma il cioccolato al latte, invece, «ammazza» i polifenoli
In termini pratici, considerando che la tipica tavoletta di cioccolato è da 100 grammi, lo studio indica che basta un po’ meno di mezza tavoletta a settimana. E per i golosi di cioccolato al latte? «Studi condotti in precedenza - dice la di Giuseppe - hanno dimostrato che il latte interferisce nell’assorbimento dei polifenoli. Ecco perché in questo lavoro abbiamo considerato solo il cioccolato fondente».
«Questa ricerca - commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di epidemiologia genetica ed ambientale dell’Università Cattolica di Campobasso e responsabile del Progetto Moli-sani - è il primo risultato scientifico che pubblichiamo sul progetto. L’inizio di una serie di dati che potranno darci una visione innovativa di come si possa fare prevenzione nella vita di tutti i giorni». La ricerca riabilita una golosità guardata con sospetto per anni. «Forse - conclude Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca della Cattolica di Campobasso - dovremo rivedere la famosa piramide della dieta mediterranea, e togliere il cioccolato fondente dall’insieme dei dolci considerati nocivi per la nostra salute».


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=395&ID_sezione=34&sezione=News