Salute: in Italia colesterolo alto per 25% 'over 37', molti non si curano
Roma 10 feb. (Adnkronos Salute) - Allarme rosso per il colesterolo in Italia. Nonostante l'ipercolesterolemia dilaghi nel nostro Paese, infatti, la maggior parte dei pazienti colpiti non si cura a dovere. Ne è colpito circa un italiano su quattro tra i 37 e i 74 anni, eppure molti non seguono alcuna terapia con farmaci. E' la denuncia degli esperti lanciata oggi a Roma in occasione della presentazione di due studi italiani su questo argomento. I dati sulla malattia, riportati anche dall'Istituto superiore di sanità, parlano chiaro: il 25% degli italiani 'over 37' ha il colesterolo alto, con una predominanza delle donne. Eppure l'84% del gentil sesso non si cura a dovere, come anche l'81% degli uomini. Tra le donne un altro 6% non assume i farmaci giusti, mentre tra gli uomini questa percentuale scende al 5%.
"Ormai sono molto pochi gli italiani che sanno curare questa malattia - osserva Gian Franco Gensini, ordinario di medicina interna e cardiologia, preside della facoltà di Medicina e chirurgia all'università di Firenze - perché molti la trascurano o non sanno quali farmaci assumere". In Italia solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini affrontano il problema come dovrebbero. E se lo sguardo si allarga ulteriormente e si osserva solo la fascia dei 'borderline', cioè di coloro che non hanno il colesterolo alto ma si trovano al limite, allora la media degli italiani a rischio ipercolesterolemia sale al 36% tra le donne e al 33% tra gli uomini.
"La malattia - sottolinea Carlo Maria Rotella, ordinario di endocrinologia all'università di Firenze - può diventare ancora più pericolosa quando si allea con altri fattori di rischio o con patologie cardiovascolari". L'ipercolesterolemia, ad esempio, assume contorni drammatici quando non è controllata in pazienti che hanno avuto un infarto o che sono cardiopatici. Ci si riferisce, conclude Rotella, "a casi di ictus, angina pectoris e arteriopatia periferica".
http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.3000273276
venerdì 13 febbraio 2009
giovedì 12 febbraio 2009
Un semplice test individua le forme aggressive di cancro alla prostata
NEWS
12/2/2009
Un semplice test individua le forme aggressive di cancro alla prostata
Scienziati Usa hanno scoperto che un acido presente nelle urine potrebbe salvare molte vite.
Secondo l’AIRC (l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) i nuovi casi di cancro alla prostata in Italia sono circa 9.000 all’anno. Molti di questi, oggi, hanno un decorso rapido e mortale.
Una nuova speranza, oggi, arriva da questo nuovo studio condotto dall’Università del Michigan e pubblicato sulla rivista “Nature”.
"Una delle maggiori sfide che abbiamo di fronte al carcinoma della prostata è determinare se il cancro è di tipo aggressivo” ha detto il dottor Arul Chinnaiyan che ha guidato lo studio. Infatti, il problema maggiore in questi casi è comprendere se la malattia avrà un decorso lento o rapido, in modo da poter intervenire in modo efficace e tempestivo. "Con questa ricerca, abbiamo individuato un potenziale marker per il tumore aggressivo" ha aggiunto Chinnaiyan.
Lo studio ha esaminato migliaia di diversi marcatori biologici per trovare quello che offriva la possibilità di prevedere con precisione la presenza di tumori aggressivi.
Questo darebbe la possibilità di sviluppare terapie e farmaci adatti a intervenire in modo preciso.
Anche se sono necessari altri test e studi per stabilire con certezza l’attendibilità di questo tipo di test, che verrebbe eseguito con un semplice prelievo delle urine, si aprono nuove possibilità si speranza per tutti coloro che sviluppano questo tipo di cancro.
(Luigi Mondo e Stefania Del Principe)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=504&ID_sezione=34&sezione=News
12/2/2009
Un semplice test individua le forme aggressive di cancro alla prostata
Scienziati Usa hanno scoperto che un acido presente nelle urine potrebbe salvare molte vite.
Secondo l’AIRC (l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) i nuovi casi di cancro alla prostata in Italia sono circa 9.000 all’anno. Molti di questi, oggi, hanno un decorso rapido e mortale.
Una nuova speranza, oggi, arriva da questo nuovo studio condotto dall’Università del Michigan e pubblicato sulla rivista “Nature”.
"Una delle maggiori sfide che abbiamo di fronte al carcinoma della prostata è determinare se il cancro è di tipo aggressivo” ha detto il dottor Arul Chinnaiyan che ha guidato lo studio. Infatti, il problema maggiore in questi casi è comprendere se la malattia avrà un decorso lento o rapido, in modo da poter intervenire in modo efficace e tempestivo. "Con questa ricerca, abbiamo individuato un potenziale marker per il tumore aggressivo" ha aggiunto Chinnaiyan.
Lo studio ha esaminato migliaia di diversi marcatori biologici per trovare quello che offriva la possibilità di prevedere con precisione la presenza di tumori aggressivi.
Questo darebbe la possibilità di sviluppare terapie e farmaci adatti a intervenire in modo preciso.
Anche se sono necessari altri test e studi per stabilire con certezza l’attendibilità di questo tipo di test, che verrebbe eseguito con un semplice prelievo delle urine, si aprono nuove possibilità si speranza per tutti coloro che sviluppano questo tipo di cancro.
(Luigi Mondo e Stefania Del Principe)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=504&ID_sezione=34&sezione=News
mercoledì 11 febbraio 2009
La dieta mediterranea fa bene anche al cervello

La dieta mediterranea fa bene anche al cervello
11 febbraio 2009 - 14.24 (Ultima Modifica: 11 febbraio 2009)
In questi giorni abbiamo pubblicato articoli in cui, secondo alcuni studi, emerge come gli italiani non ‘scoppiano' di salute, nonostante il nostro paese sia la patria della dieta mediterranea che, se venisse seguita, porterebbe grandi benefici in termini di salute soprattutto a livello di circolazione e nella prevenzione di diabete, colesterolo e malattie cardiovascolari. E in effetti un'ulteriore conferma di questa ipotesi viene da un nuovo studio americano, secondo il quale seguire un'alimentazione di tipo mediterraneo porta benefici non solo al cuore, ma anche al cervello.
La cosiddetta dieta mediterranea (e cioè un'alimentazione a base di pane, frutta, verdura, erbe aromatiche, cereali, olio d'oliva, pesce e vino, ovviamente in quantità moderate) diminuisce sensibilmente il rischio di accusare col tempo problemi cognitivi, addirittura "ostacolando un'eventuale insorgere del morbo di Alzheimer", come sostiene Nikolas Scarmeas, uno dei dottori che ha eseguito la ricerca scientifica. "I soggetti, inoltre - prosegue Scarmeas - che accusavano già problemi cognitivi hanno ridotto il rischio di vedere i loro problemi degenerare in Alzheimer, e questo grazie ad una oculata dieta mediterranea".
La ricerca è stata condotta su 1393 persone in buona salute e con nessun problema di cognizione, e poco meno di 500 individui che, al contrario, avevano lievi difficoltà di comprensione. Delle 1393 persone mentalmente sane, lo studio ha riscontrato che ben 275 hanno, 5 anni dopo, incontrato alcuni problemi di cognizione non presenti inizialmente. Ed effettivamente, la maggior parte di queste non seguiva una dieta di tipo mediterraneo: è stato calcolato che seguendo la dieta c'era il 28% di possibilità in meno di sviluppare problemi cognitivi.
Tra quelle che, inizialmente, avevano qualche problema è emerso che seguire una dieta mediterranea riduceva il rischio di progressione in Alzheimer del 48%.
http://www.romagnaoggi.it/cronaca/2009/2/11/115529/
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Salute/ Le vitamine sintetiche non proteggono da cancro
Salute/ Le vitamine sintetiche non proteggono da cancro
Lo sostiene un nuovo studio americano
Roma, 10 feb. (Apcom) - Da uno studio americano compiuto su un grande numero di donne è emerso che i prodotti sostitutivi delle vitamine non proteggono dal cancro e dalle malattie cardiovascolari. Lo scrive il sito statunitense myway precisando che lo studio è stato condotto dal Fred Hutchinson Cancer Research di Seattle su 161,808 donne di più di 50 anni. Dopo otto anni, circa uno stesso numero di donne fra quelle che assumevano regolarmente vitamine sintetiche e quelle che non ne facevano uso erano state colpite da cancri o da malattie cardiovascolari.
"Prendere le sostanze nutritive dal cibo è meglio che assumerle dagli integratori alimentari", è stato il consiglio di Marian Neuheuser, uno dei ricercatori che ha lavorato su questo studio.
http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2009/02_febbraio/10/salute_le_vitamine_sintetiche_non_proteggono_da_cancro,17921815.html
Lo sostiene un nuovo studio americano
Roma, 10 feb. (Apcom) - Da uno studio americano compiuto su un grande numero di donne è emerso che i prodotti sostitutivi delle vitamine non proteggono dal cancro e dalle malattie cardiovascolari. Lo scrive il sito statunitense myway precisando che lo studio è stato condotto dal Fred Hutchinson Cancer Research di Seattle su 161,808 donne di più di 50 anni. Dopo otto anni, circa uno stesso numero di donne fra quelle che assumevano regolarmente vitamine sintetiche e quelle che non ne facevano uso erano state colpite da cancri o da malattie cardiovascolari.
"Prendere le sostanze nutritive dal cibo è meglio che assumerle dagli integratori alimentari", è stato il consiglio di Marian Neuheuser, uno dei ricercatori che ha lavorato su questo studio.
http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2009/02_febbraio/10/salute_le_vitamine_sintetiche_non_proteggono_da_cancro,17921815.html
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CASO ELUANA E MEDICI CATTOLICI
Focus: Medici cattolici, tutelare sempre la vita
Splendori: «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole». Bagnato: «Fare in modo che la cultura della sofferenza prevalga su quella della morte» di Daniele Piccini
Domani (12 febbraio 2009) il professor Amato De Monte, l’anestesista incaricato alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, verrà ascoltato dall’Ordine dei medici di Udine che ha aperto un’istruttoria sulla base di «due segnalazioni», giunte da alcuni camici bianchi della casa di cura “La Quiete”, che avanzano dubbi «su possibili comportamenti deontologici scorretti». In particolare, sul fatto che il professor De Monte «si sia prestato a pratiche eutanasiche». Il presidente dell’Ordine udinese Luigi Conte assicura che «è un atto dovuto, per capire meglio la situazione e per tutelare lo stesso anestesista. Dobbiamo verificare – conclude Conte – le motivazioni, in base a quali principi il protocollo sia stato applicato, e su quali considerazioni scientifiche poggi. Una commissione di medici sarà poi chiamata a decidere su eventuali sanzioni, semmai ce ne fosse bisogno».
«Aspettiamo l’esito di queste indagini», dichiara il professor Franco Splendori, presidente diocesano dell’Associazione medici cattolici italiani. «In tutta questa vicenda – prosegue Splendori – emerge, paradossalmente, ancor più nitida la figura del medico e dei suoi doveri. Per quanto una persona possa dichiarare davanti ad un notaio di voler morire, nel caso si trovasse in condizioni vegetative, e per quanto i suoi parenti possano assecondare questa sua decisione, anche in accordo con la legge, alla fine spetta sempre alla responsabilità del medico la decisione finale sulla vita». Il cuore di Antigone deve insomma prevalere sulla ragion di stato di Creonte. «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole. Il presidente emerito della corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky afferma che “tutto si è svolto legalmente”? Ebbene – conclude Splendori – io sto con Mirabelli e Capotosti, anche loro presidenti emeriti della suprema Corte, che hanno affermato che il decreto per salvare Eluana (non firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ndr) era secondo la Costituzione ed aveva “urgenza” e “necessità”. Sono sicuro che è solo l’1% dei medici a comportarsi in modo indegno, il restante 99% svolge la sua professione nel rispetto della vita».
Dopo il lutto e lo scoramento, il professor Antonino Bagnato, presidente del Forum delle associazioni socio sanitarie cattoliche del Lazio, cerca di ritrovare la lucidità necessaria per abbozzare una prospettiva che eviti, in futuro, il ripetersi di altri «casi Englaro». «Se noi cattolici crediamo che la vita vegetativa sia comunque vita, dobbiamo fare in modo che la cultura, profondamente istruttiva, della sofferenza prevalga sulla cultura della morte. La Chiesa deve trovare i fondi per creare strutture specifiche, dove le persone malate e i loro parenti, comprensibilmente in crisi, possano essere sostenuti. Io sono ematologo, curo leucemie, so cosa significa andare tutti i giorni all’ospedale a chiedere notizie sui propri cari. È stancante. Ma si è preferito spettacolarizzare la vicenda di Eluana, piuttosto che sostenere la debolezza di Beppino Englaro».
Non c’è solo la contrizione per la morte di una persona e il senso di impotenza per non essere riusciti a salvarla. Resta anche l’amarezza per non aver potuto constatare la compattezza dei colleghi sul “fronte” Englaro. «Non c’è dubbio che l’immagine del medico sia stata colpita – commenta Bagnato – la nostra professione è fatta per sanare e per valorizzare la vita. La classe e i sindacati dei medici hanno giustamente alzato gli scudi contro la nuova legge che permette ai dottori di denunciare gli immigrati clandestini. Su Eluana invece si sono divisi. Questo perché gli interessi economici prevalgono sulle ragioni della medicina e, si sa, mantenere persone nelle condizioni di Eluana è molto costoso».
11 febbraio 2009
http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4442
Splendori: «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole». Bagnato: «Fare in modo che la cultura della sofferenza prevalga su quella della morte» di Daniele Piccini
Domani (12 febbraio 2009) il professor Amato De Monte, l’anestesista incaricato alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, verrà ascoltato dall’Ordine dei medici di Udine che ha aperto un’istruttoria sulla base di «due segnalazioni», giunte da alcuni camici bianchi della casa di cura “La Quiete”, che avanzano dubbi «su possibili comportamenti deontologici scorretti». In particolare, sul fatto che il professor De Monte «si sia prestato a pratiche eutanasiche». Il presidente dell’Ordine udinese Luigi Conte assicura che «è un atto dovuto, per capire meglio la situazione e per tutelare lo stesso anestesista. Dobbiamo verificare – conclude Conte – le motivazioni, in base a quali principi il protocollo sia stato applicato, e su quali considerazioni scientifiche poggi. Una commissione di medici sarà poi chiamata a decidere su eventuali sanzioni, semmai ce ne fosse bisogno».
«Aspettiamo l’esito di queste indagini», dichiara il professor Franco Splendori, presidente diocesano dell’Associazione medici cattolici italiani. «In tutta questa vicenda – prosegue Splendori – emerge, paradossalmente, ancor più nitida la figura del medico e dei suoi doveri. Per quanto una persona possa dichiarare davanti ad un notaio di voler morire, nel caso si trovasse in condizioni vegetative, e per quanto i suoi parenti possano assecondare questa sua decisione, anche in accordo con la legge, alla fine spetta sempre alla responsabilità del medico la decisione finale sulla vita». Il cuore di Antigone deve insomma prevalere sulla ragion di stato di Creonte. «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole. Il presidente emerito della corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky afferma che “tutto si è svolto legalmente”? Ebbene – conclude Splendori – io sto con Mirabelli e Capotosti, anche loro presidenti emeriti della suprema Corte, che hanno affermato che il decreto per salvare Eluana (non firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ndr) era secondo la Costituzione ed aveva “urgenza” e “necessità”. Sono sicuro che è solo l’1% dei medici a comportarsi in modo indegno, il restante 99% svolge la sua professione nel rispetto della vita».
Dopo il lutto e lo scoramento, il professor Antonino Bagnato, presidente del Forum delle associazioni socio sanitarie cattoliche del Lazio, cerca di ritrovare la lucidità necessaria per abbozzare una prospettiva che eviti, in futuro, il ripetersi di altri «casi Englaro». «Se noi cattolici crediamo che la vita vegetativa sia comunque vita, dobbiamo fare in modo che la cultura, profondamente istruttiva, della sofferenza prevalga sulla cultura della morte. La Chiesa deve trovare i fondi per creare strutture specifiche, dove le persone malate e i loro parenti, comprensibilmente in crisi, possano essere sostenuti. Io sono ematologo, curo leucemie, so cosa significa andare tutti i giorni all’ospedale a chiedere notizie sui propri cari. È stancante. Ma si è preferito spettacolarizzare la vicenda di Eluana, piuttosto che sostenere la debolezza di Beppino Englaro».
Non c’è solo la contrizione per la morte di una persona e il senso di impotenza per non essere riusciti a salvarla. Resta anche l’amarezza per non aver potuto constatare la compattezza dei colleghi sul “fronte” Englaro. «Non c’è dubbio che l’immagine del medico sia stata colpita – commenta Bagnato – la nostra professione è fatta per sanare e per valorizzare la vita. La classe e i sindacati dei medici hanno giustamente alzato gli scudi contro la nuova legge che permette ai dottori di denunciare gli immigrati clandestini. Su Eluana invece si sono divisi. Questo perché gli interessi economici prevalgono sulle ragioni della medicina e, si sa, mantenere persone nelle condizioni di Eluana è molto costoso».
11 febbraio 2009
http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4442
TESTAMENTO BIOLOGICO NEL MONDO
Acceso dibattito in Australia
Testamento biologico, ecco come è regolamentato nel mondo
L'Olanda è stato il primo Paese al mondo che, nel 2001, ha reso legali, in circostanze rigorosamente normate, sia l'eutanasia che il suicidio assistito dal medico. In Usa c'è il 'Living will', mentre la Francia riconosce il principio di rifiuto dell'accanimento terapeutico
Roma, 10 feb. (Adnkronos Salute) - In Italia se ne parla da anni, ma la normativa sul testamento biologico ha trovato molti ostacoli sulla sua strada. Ora potrebbe avere una brusca accelerazione con l'epilogo del caso Englaro, che ha acceso i riflettori sulla lacuna legislativa esistente nel nostro Paese. Ma come e' regolata nel mondo la complessa materia del fine vita?
Negli STATI UNITI D'AMERICA, primi a regolamentare, esiste il 'Patient self determination Act', risalente al '91: è il Testamento biologico o Testamento di vita (Living will) nato a conclusione di un lungo confronto iniziato negli anni '70 nelle Corti supreme di vari Stati, nella Corte federale, e nella societa' civile. Oggi e' delineabile la seguente situazione: nutrizione e idratazione sono considerati trattamenti sanitari, non mezzi per il mantenimento della vita; il paziente cosciente e capace puo' rifiutare i trattamenti anche se di sostegno vitale; per quanto riguarda il paziente non piu' cosciente, va rispettato il suo rifiuto di terapie se espresso e documentato in condizioni di capacita'; se il paziente non piu' cosciente non ha espresso, in condizioni di capacita', una propria volonta' sulle cure, la decisione sulle scelte terapeutiche sara' presa da un fiduciario (substituted judgement), solitamente un familiare.
CANADA: a differenza degli States, non esiste una politica uniformatrice in materia di 'living will'. Solo in alcuni Stati, come ad esempio Manitoba e Ontario, le direttive anticipate di trattamento hanno valore legale. Negli altri, invece, ogni Provincia assume decisioni autonomamente e in maniera diversa.
AUSTRALIA: anche qui, come in Canada, manca una legge uniformatrice, tant'e' che e' in corso un acceso dibattito che vede tuttavia contrapposti coloro che vogliono una normativa che regoli il testamento biologico e i fautori dell'eutanasia, soprattutto per i malati terminali. Vi sono poi, anche in Australia, alcuni Stati che si sono dotati di una legge sul 'Living will', con provvedimenti che ricalcano la normativa statunitense.
In EUROPAnon esiste ancora una disciplina sul Testamento biologico recepibile dagli Stati membri, alcuni dei quali, comunque, hanno adottato autonomamente normative in materia.
BELGIO: e' dal 2002 che nel piccolo Stato europeo e' prevista l'eutanasia, su richiesta esplicita del paziente. Ai cittadini viene riconosciuta anche la possibilita' di predisporre un testamento biologico con dichiarazioni anticipate di trattamento, scegliendo a quali cure sottoporsi e quali rifiutare.
DANIMARCA: con una legge sul 'living will' e' stata istituita un'apposita 'Banca dati elettronica', che custodisce le direttive anticipate presentate dai cittadini. In caso di malattia incurabile o di grave incidente, i danesi che hanno depositato il testamento medico - documento che ogni camice bianco e' tenuto a rispettare - possono chiedere l'interruzione delle cure e dei trattamenti e di non essere tenuti in vita artificialmente. Nel caso di sopravvenuta incapacita', il diritto del malato puo' essere esercitato dai familiari.
FRANCIA: la materia del fine vita e' regolamentata con una legge del 2005, che riconosce il principio di rifiuto dell'accanimento terapeutico e prevede che possano essere sospesi o non iniziati gli atti di prevenzione, indagine o cura che appaiano inutili, sproporzionati o non aventi altro effetto che il mantenimento in vita artificiale del paziente. E' riconosciuta la figura del fiduciario, da consultare nel caso il paziente sia incapace di esprimere le proprie volonta'. Se non c'e' direttiva, comunque, la scelta spetta ai medici.
GERMANIA: manca una norma ad hoc, ma il testamento biologico trova attuazione nella pratica e conferma nella giurisprudenza. La Corte Suprema federale, infatti, emise nel marzo 2003 una sentenza con la quale dichiarava la legittimita' e il carattere vincolante della 'Patientenverfuegung', termine tedesco che sta per volonta' del paziente, riconducendola 'al diritto di autodeterminazione dell'individuo'. Se non c'e' volonta' scritta, decide il giudice tutelare.
INGHILTERRA: realta' analoga a quella tedesca nel Regno Unito, dove il 'living will' e' riconosciuto fin dal 1993, da una consolidata giurisprudenza che ha anche fissato alcune condizioni per la validita' del testamento biologico. L'orientamento britannico su questo delicato tema si e' delineato soprattutto attorno al caso Blond, relativo a un paziente in stato vegetativo che veniva alimentato e idratato artificialmente, proprio come Eluana Englaro. I giudici decisero che i medici non avevano l'obbligo di somministrare trattamenti divenuti inutili a seguito della valutazione scientifica della condizione di vita del paziente e che, quindi, non erano rispondenti al suo 'migliore interesse'. Per cui se il paziente non era in grado di accettare o rifiutare i trattamenti e non aveva rilasciato in precedenza una dichiarazione di volonta' in materia, una volta informati i familiari, si poteva legittimamente procedere all'interruzione dei trattamenti.
OLANDA: e' notoriamente il primo Paese al mondo che, nel 2001, ha modificato il Codice penale per rendere legali, in alcune circostanze rigorosamente normate, sia l'eutanasia che il suicidio assistito dal medico. Questa normativa contiene anche la disciplina relativa al testamento biologico. Le dichiarazioni di volonta' possono essere sottoscritte anche da minori, purche' i genitori siano d'accordo se il minore ha fra i 12 e i 16 anni, mentre se ha fra i 16 e i 18 anni e' sufficiente che ne siano stati informati.
SPAGNA: le norme sulle dichiarazioni anticipate di volonta' in Spagna sono contenute all'interno di una piu' ampia legge sui diritti dei pazienti entrata in vigore nel 2003. E' dunque riconosciuta al cittadino maggiorenne la facolta' di manifestare anticipatamente e per iscritto la propria volonta' in merito a cure e terapie cui essere sottoposto, nel caso dovesse perdere la capacita' di esprimerle personalmente. Egli puo' inoltre nominare un suo rappresentante, dunque anche qui entra in gioco la figura del fiduciario, che puo' fungere da interlocutore con i medici per realizzare le sue volonta' ed evitare che ci sia accanimento terapeutico.
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3001017081
Testamento biologico, ecco come è regolamentato nel mondo
L'Olanda è stato il primo Paese al mondo che, nel 2001, ha reso legali, in circostanze rigorosamente normate, sia l'eutanasia che il suicidio assistito dal medico. In Usa c'è il 'Living will', mentre la Francia riconosce il principio di rifiuto dell'accanimento terapeutico
Roma, 10 feb. (Adnkronos Salute) - In Italia se ne parla da anni, ma la normativa sul testamento biologico ha trovato molti ostacoli sulla sua strada. Ora potrebbe avere una brusca accelerazione con l'epilogo del caso Englaro, che ha acceso i riflettori sulla lacuna legislativa esistente nel nostro Paese. Ma come e' regolata nel mondo la complessa materia del fine vita?
Negli STATI UNITI D'AMERICA, primi a regolamentare, esiste il 'Patient self determination Act', risalente al '91: è il Testamento biologico o Testamento di vita (Living will) nato a conclusione di un lungo confronto iniziato negli anni '70 nelle Corti supreme di vari Stati, nella Corte federale, e nella societa' civile. Oggi e' delineabile la seguente situazione: nutrizione e idratazione sono considerati trattamenti sanitari, non mezzi per il mantenimento della vita; il paziente cosciente e capace puo' rifiutare i trattamenti anche se di sostegno vitale; per quanto riguarda il paziente non piu' cosciente, va rispettato il suo rifiuto di terapie se espresso e documentato in condizioni di capacita'; se il paziente non piu' cosciente non ha espresso, in condizioni di capacita', una propria volonta' sulle cure, la decisione sulle scelte terapeutiche sara' presa da un fiduciario (substituted judgement), solitamente un familiare.
CANADA: a differenza degli States, non esiste una politica uniformatrice in materia di 'living will'. Solo in alcuni Stati, come ad esempio Manitoba e Ontario, le direttive anticipate di trattamento hanno valore legale. Negli altri, invece, ogni Provincia assume decisioni autonomamente e in maniera diversa.
AUSTRALIA: anche qui, come in Canada, manca una legge uniformatrice, tant'e' che e' in corso un acceso dibattito che vede tuttavia contrapposti coloro che vogliono una normativa che regoli il testamento biologico e i fautori dell'eutanasia, soprattutto per i malati terminali. Vi sono poi, anche in Australia, alcuni Stati che si sono dotati di una legge sul 'Living will', con provvedimenti che ricalcano la normativa statunitense.
In EUROPAnon esiste ancora una disciplina sul Testamento biologico recepibile dagli Stati membri, alcuni dei quali, comunque, hanno adottato autonomamente normative in materia.
BELGIO: e' dal 2002 che nel piccolo Stato europeo e' prevista l'eutanasia, su richiesta esplicita del paziente. Ai cittadini viene riconosciuta anche la possibilita' di predisporre un testamento biologico con dichiarazioni anticipate di trattamento, scegliendo a quali cure sottoporsi e quali rifiutare.
DANIMARCA: con una legge sul 'living will' e' stata istituita un'apposita 'Banca dati elettronica', che custodisce le direttive anticipate presentate dai cittadini. In caso di malattia incurabile o di grave incidente, i danesi che hanno depositato il testamento medico - documento che ogni camice bianco e' tenuto a rispettare - possono chiedere l'interruzione delle cure e dei trattamenti e di non essere tenuti in vita artificialmente. Nel caso di sopravvenuta incapacita', il diritto del malato puo' essere esercitato dai familiari.
FRANCIA: la materia del fine vita e' regolamentata con una legge del 2005, che riconosce il principio di rifiuto dell'accanimento terapeutico e prevede che possano essere sospesi o non iniziati gli atti di prevenzione, indagine o cura che appaiano inutili, sproporzionati o non aventi altro effetto che il mantenimento in vita artificiale del paziente. E' riconosciuta la figura del fiduciario, da consultare nel caso il paziente sia incapace di esprimere le proprie volonta'. Se non c'e' direttiva, comunque, la scelta spetta ai medici.
GERMANIA: manca una norma ad hoc, ma il testamento biologico trova attuazione nella pratica e conferma nella giurisprudenza. La Corte Suprema federale, infatti, emise nel marzo 2003 una sentenza con la quale dichiarava la legittimita' e il carattere vincolante della 'Patientenverfuegung', termine tedesco che sta per volonta' del paziente, riconducendola 'al diritto di autodeterminazione dell'individuo'. Se non c'e' volonta' scritta, decide il giudice tutelare.
INGHILTERRA: realta' analoga a quella tedesca nel Regno Unito, dove il 'living will' e' riconosciuto fin dal 1993, da una consolidata giurisprudenza che ha anche fissato alcune condizioni per la validita' del testamento biologico. L'orientamento britannico su questo delicato tema si e' delineato soprattutto attorno al caso Blond, relativo a un paziente in stato vegetativo che veniva alimentato e idratato artificialmente, proprio come Eluana Englaro. I giudici decisero che i medici non avevano l'obbligo di somministrare trattamenti divenuti inutili a seguito della valutazione scientifica della condizione di vita del paziente e che, quindi, non erano rispondenti al suo 'migliore interesse'. Per cui se il paziente non era in grado di accettare o rifiutare i trattamenti e non aveva rilasciato in precedenza una dichiarazione di volonta' in materia, una volta informati i familiari, si poteva legittimamente procedere all'interruzione dei trattamenti.
OLANDA: e' notoriamente il primo Paese al mondo che, nel 2001, ha modificato il Codice penale per rendere legali, in alcune circostanze rigorosamente normate, sia l'eutanasia che il suicidio assistito dal medico. Questa normativa contiene anche la disciplina relativa al testamento biologico. Le dichiarazioni di volonta' possono essere sottoscritte anche da minori, purche' i genitori siano d'accordo se il minore ha fra i 12 e i 16 anni, mentre se ha fra i 16 e i 18 anni e' sufficiente che ne siano stati informati.
SPAGNA: le norme sulle dichiarazioni anticipate di volonta' in Spagna sono contenute all'interno di una piu' ampia legge sui diritti dei pazienti entrata in vigore nel 2003. E' dunque riconosciuta al cittadino maggiorenne la facolta' di manifestare anticipatamente e per iscritto la propria volonta' in merito a cure e terapie cui essere sottoposto, nel caso dovesse perdere la capacita' di esprimerle personalmente. Egli puo' inoltre nominare un suo rappresentante, dunque anche qui entra in gioco la figura del fiduciario, che puo' fungere da interlocutore con i medici per realizzare le sue volonta' ed evitare che ci sia accanimento terapeutico.
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3001017081
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DUBBI SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
CENTRO SOLIDARITA' CRISTIANA
11 02 2009
TESTAMENTO BIOLOGICO: DUBBI,MORALITA' E BIOETICA
1) Che valore ha il Testamento Biologico in caso di soggetti; con malattie mentali gravi,
incapaci di intendere e volere, depressi, aspiranti suicidi, borderline, drogati, e delinquenti ?
2) In Gran Bretagna per effetto del Testamento Biologico viene applicata la sospensione
dell'alimentazione e idratazione per provocare la morte al paziente, cosa accadrà in Italia
con l'approvazione del Testamento Biologico ?
3) L'alimentazione e l'idratazione possono essere considerati accanimento terapeutico ?
4) I medici per il Giuramento d'Ippocrate si devono astenere dall'accanimento terapeutico,
ma in base al Testamento Bologico possono effettuare la sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione ?
5) La sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione impiega anche due settimane a
provocare la morte del paziente, un'agonia inutile, visto che ormai se si vuole uccidere
il paziente è più morale praticare la dolce morte, l'eutanasia, che in pochi minuti provoca
la morte in modo indolore, quindi la sospensione dell'alimentazioe ed idratazione sono
davvero anti-bioetici o no ?
5) I medici cattolici italiani saranno capaci di effettuare la sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione dove sarebbe previsto dal Testamento Biologico ?
6) Dopo il caso Eluana si ha l'impressione che le autorità e i medici non cattolici
saranno disponibili a praticare la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione
dove sarà richiesto dai famigliari, quindi il Testamento Biologico che verrà
legalizzato dal governo italiano potrà facilmente prevedere anche la sospensione
dell'alimentazione e dell'idratazione, specialmente per influenza delle correnti politiche
di sinistra, oppure il governo renderà illegale la sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione, cosa che sarebbe avvenuta se il parlamento avesse avuto il
tempo di fare approvando il decreto di Berlusconi per salvare Eluana ?
7) Provocare la morte del paziente in qualsisi modo equivale ad uccidere il paziente,
o eutanasia o sospensione di farmaci e macchinari, o sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione, sempre è una forma di omicidio, non è più morale assistere il paziente
fino all'ultimo come si faceva un tempo, infatti hanno prima iniziato con l'opporsi
all'accanimento terapeutico, fino ad arrivare al caso Eluana, dove si è praticato l'omocidio,
facendo morire Eluana di fame e di sete, un modo crudele e disumano ?
8) La Chiesa Cattolica cosa potrà fare per impedire che il Testamento Biologico
permetta la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione ?
http://groups.google.com/group/centro-di-solidarieta-cristiana?hl=it
11 02 2009
TESTAMENTO BIOLOGICO: DUBBI,MORALITA' E BIOETICA
1) Che valore ha il Testamento Biologico in caso di soggetti; con malattie mentali gravi,
incapaci di intendere e volere, depressi, aspiranti suicidi, borderline, drogati, e delinquenti ?
2) In Gran Bretagna per effetto del Testamento Biologico viene applicata la sospensione
dell'alimentazione e idratazione per provocare la morte al paziente, cosa accadrà in Italia
con l'approvazione del Testamento Biologico ?
3) L'alimentazione e l'idratazione possono essere considerati accanimento terapeutico ?
4) I medici per il Giuramento d'Ippocrate si devono astenere dall'accanimento terapeutico,
ma in base al Testamento Bologico possono effettuare la sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione ?
5) La sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione impiega anche due settimane a
provocare la morte del paziente, un'agonia inutile, visto che ormai se si vuole uccidere
il paziente è più morale praticare la dolce morte, l'eutanasia, che in pochi minuti provoca
la morte in modo indolore, quindi la sospensione dell'alimentazioe ed idratazione sono
davvero anti-bioetici o no ?
5) I medici cattolici italiani saranno capaci di effettuare la sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione dove sarebbe previsto dal Testamento Biologico ?
6) Dopo il caso Eluana si ha l'impressione che le autorità e i medici non cattolici
saranno disponibili a praticare la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione
dove sarà richiesto dai famigliari, quindi il Testamento Biologico che verrà
legalizzato dal governo italiano potrà facilmente prevedere anche la sospensione
dell'alimentazione e dell'idratazione, specialmente per influenza delle correnti politiche
di sinistra, oppure il governo renderà illegale la sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione, cosa che sarebbe avvenuta se il parlamento avesse avuto il
tempo di fare approvando il decreto di Berlusconi per salvare Eluana ?
7) Provocare la morte del paziente in qualsisi modo equivale ad uccidere il paziente,
o eutanasia o sospensione di farmaci e macchinari, o sospensione dell'alimentazione
e dell'idratazione, sempre è una forma di omicidio, non è più morale assistere il paziente
fino all'ultimo come si faceva un tempo, infatti hanno prima iniziato con l'opporsi
all'accanimento terapeutico, fino ad arrivare al caso Eluana, dove si è praticato l'omocidio,
facendo morire Eluana di fame e di sete, un modo crudele e disumano ?
8) La Chiesa Cattolica cosa potrà fare per impedire che il Testamento Biologico
permetta la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione ?
http://groups.google.com/group/centro-di-solidarieta-cristiana?hl=it
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