38 anni, eterosessuale, sieropositivo e inconsapevole
L’Aids continua a colpire in Italia e diventa sempre più subdolo. Basti pensare che negli anni Ottanta, quando si iniziò a parlare di Aids e la malattia ebbe la sua prima vera esplosione, il 70% dei sieropositivi era rappresentato da tossicodipendenti (età media: 26 anni) che si ammalavano a seguito dell’utilizzo in condivisione di aghi infetti.
Oggi, invece, solo dieci sieropositivi su cento sono tossicodipendenti, tutti gli altri sono individui che conducono una vita apparentemente normale e senza vizi e che si ammalano a seguito di un rapporto sessuale – generalmente eterosessuale – non protetto e che non si accorgono di essere malati fino a quando non è troppo tardi. Il dato emerge da un recente rapporto sulla situazione HIV nel nostro Paese presentato a Roma da Andrea Antinori, direttore del Dipartimento clinico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani.
Il punto più importante di questo rapporto è proprio quello relativo alla mancanza di consapevolezza di essere sieropositivi. Ecco l’identikit del paziente-tipo nel terzo millennio: ha in media 38 anni, è eterosessuale e il pensiero di poter essere sieropositivo sembra non sfiorarlo nemmeno alla lontana, al punto da trasformarsi in veicolo di contagio per anni e anni prima di scoprire di essere malato e di iniziare a seguire una terapia antiretrovirale, che al giorno d’oggi permette alla maggior parte dei pazienti di tenere sotto controllo la malattia e di aspirare a una qualità della vita assolutamente soddisfacente.
Antinori ha spiegato che il 30% dei pazienti scopre di essere malato solo quando l’infezione ha raggiunto una fase avanzata e un quarto dei 120.000 nuovi sieropositivi non ha la minima idea di essere malato.
http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/infettivologia/detail_105069_38-anni-eterosessuale-sieropositivo-e-inconsapevole.aspx?c1=41
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martedì 24 febbraio 2009
domenica 22 febbraio 2009
AIDS: IN ITALIA 120MILA POSITIVI, UNO SU 4 NON LO SA
AIDS: IN ITALIA 120MILA POSITIVI, UNO SU 4 NON LO SA
(AGI) - Roma, 20 feb. - Cresce progressivamente la quota di soggetti che scoprono di aver contratto il virus Hiv in fase avanzata della malattia (oltre il 30%, dato europeo) e si stima che almeno un quarto dei 120mila soggetti Hiv positivi viventi in Italia sia inconsapevole del proprio stato. "Un dato importante che dobbiamo riuscire a diminuire ribadendo l'importanza del test, che e' un dovere civile oltre che l'unica speranza per tenere sotto controllo il virus", ha dichiarato Andrea Antinori, direttore Malattie Infettive allo Spallanzani di Roma, a margine della conferenza stampa di presentazione dello studio Adone, avviato per analizzare l'effetto della semplificazione della terapia ottenuta con Atripla, antiretrovirale in monosomministrazione quotidiana. Il test, "che e' anonimo, gratuito, sicuro ed efficace", sottolinea Antinori, e' la grande possibilita' per curarsi mantenendo una quotidianita' a detta degli esperti "normale".
"Basti pensare che oggi l'aspettativa di vita puo' raggiungere i 50 anni per un paziente giovane", continua Antinori, tracciando il trend dell'epidemia: "I nuovi infetti hanno un'eta' piu' adulta (38 anni contro i 26 anni del 1986), le donne sono circa un terzo del totale e la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via sessuale - spiega il professore - Se nella seconda meta' degli anni'80 l'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa era correlato al 70% delle trasmissioni, oggi i tossicodipendenti sono meno del 10% dei nuovi infetti". Costante negli ultimi 7-8 anni il numero dei nuovi infetti, circa 4mila l'anno in Italia; "diminuita sensibilmente invece, nell'ultimo decennio, la mortalita' - continua Andrea Antinori - Merito delle terapie antiretrovirali che hanno ridotto nettamente anche la morbilita' della malattia. L'80-90% di tutti i pazienti seguiti nei centri di riferimento sono in condizione di soppressione virologica, percentuale impensabile fino a qualche anno fa".
http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200902201548-cro-rom1151-art.html
(AGI) - Roma, 20 feb. - Cresce progressivamente la quota di soggetti che scoprono di aver contratto il virus Hiv in fase avanzata della malattia (oltre il 30%, dato europeo) e si stima che almeno un quarto dei 120mila soggetti Hiv positivi viventi in Italia sia inconsapevole del proprio stato. "Un dato importante che dobbiamo riuscire a diminuire ribadendo l'importanza del test, che e' un dovere civile oltre che l'unica speranza per tenere sotto controllo il virus", ha dichiarato Andrea Antinori, direttore Malattie Infettive allo Spallanzani di Roma, a margine della conferenza stampa di presentazione dello studio Adone, avviato per analizzare l'effetto della semplificazione della terapia ottenuta con Atripla, antiretrovirale in monosomministrazione quotidiana. Il test, "che e' anonimo, gratuito, sicuro ed efficace", sottolinea Antinori, e' la grande possibilita' per curarsi mantenendo una quotidianita' a detta degli esperti "normale".
"Basti pensare che oggi l'aspettativa di vita puo' raggiungere i 50 anni per un paziente giovane", continua Antinori, tracciando il trend dell'epidemia: "I nuovi infetti hanno un'eta' piu' adulta (38 anni contro i 26 anni del 1986), le donne sono circa un terzo del totale e la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via sessuale - spiega il professore - Se nella seconda meta' degli anni'80 l'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa era correlato al 70% delle trasmissioni, oggi i tossicodipendenti sono meno del 10% dei nuovi infetti". Costante negli ultimi 7-8 anni il numero dei nuovi infetti, circa 4mila l'anno in Italia; "diminuita sensibilmente invece, nell'ultimo decennio, la mortalita' - continua Andrea Antinori - Merito delle terapie antiretrovirali che hanno ridotto nettamente anche la morbilita' della malattia. L'80-90% di tutti i pazienti seguiti nei centri di riferimento sono in condizione di soppressione virologica, percentuale impensabile fino a qualche anno fa".
http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200902201548-cro-rom1151-art.html
venerdì 13 febbraio 2009
Salute: in Italia colesterolo alto per 25% 'over 37', molti non si curano
Salute: in Italia colesterolo alto per 25% 'over 37', molti non si curano
Roma 10 feb. (Adnkronos Salute) - Allarme rosso per il colesterolo in Italia. Nonostante l'ipercolesterolemia dilaghi nel nostro Paese, infatti, la maggior parte dei pazienti colpiti non si cura a dovere. Ne è colpito circa un italiano su quattro tra i 37 e i 74 anni, eppure molti non seguono alcuna terapia con farmaci. E' la denuncia degli esperti lanciata oggi a Roma in occasione della presentazione di due studi italiani su questo argomento. I dati sulla malattia, riportati anche dall'Istituto superiore di sanità, parlano chiaro: il 25% degli italiani 'over 37' ha il colesterolo alto, con una predominanza delle donne. Eppure l'84% del gentil sesso non si cura a dovere, come anche l'81% degli uomini. Tra le donne un altro 6% non assume i farmaci giusti, mentre tra gli uomini questa percentuale scende al 5%.
"Ormai sono molto pochi gli italiani che sanno curare questa malattia - osserva Gian Franco Gensini, ordinario di medicina interna e cardiologia, preside della facoltà di Medicina e chirurgia all'università di Firenze - perché molti la trascurano o non sanno quali farmaci assumere". In Italia solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini affrontano il problema come dovrebbero. E se lo sguardo si allarga ulteriormente e si osserva solo la fascia dei 'borderline', cioè di coloro che non hanno il colesterolo alto ma si trovano al limite, allora la media degli italiani a rischio ipercolesterolemia sale al 36% tra le donne e al 33% tra gli uomini.
"La malattia - sottolinea Carlo Maria Rotella, ordinario di endocrinologia all'università di Firenze - può diventare ancora più pericolosa quando si allea con altri fattori di rischio o con patologie cardiovascolari". L'ipercolesterolemia, ad esempio, assume contorni drammatici quando non è controllata in pazienti che hanno avuto un infarto o che sono cardiopatici. Ci si riferisce, conclude Rotella, "a casi di ictus, angina pectoris e arteriopatia periferica".
http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.3000273276
Roma 10 feb. (Adnkronos Salute) - Allarme rosso per il colesterolo in Italia. Nonostante l'ipercolesterolemia dilaghi nel nostro Paese, infatti, la maggior parte dei pazienti colpiti non si cura a dovere. Ne è colpito circa un italiano su quattro tra i 37 e i 74 anni, eppure molti non seguono alcuna terapia con farmaci. E' la denuncia degli esperti lanciata oggi a Roma in occasione della presentazione di due studi italiani su questo argomento. I dati sulla malattia, riportati anche dall'Istituto superiore di sanità, parlano chiaro: il 25% degli italiani 'over 37' ha il colesterolo alto, con una predominanza delle donne. Eppure l'84% del gentil sesso non si cura a dovere, come anche l'81% degli uomini. Tra le donne un altro 6% non assume i farmaci giusti, mentre tra gli uomini questa percentuale scende al 5%.
"Ormai sono molto pochi gli italiani che sanno curare questa malattia - osserva Gian Franco Gensini, ordinario di medicina interna e cardiologia, preside della facoltà di Medicina e chirurgia all'università di Firenze - perché molti la trascurano o non sanno quali farmaci assumere". In Italia solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini affrontano il problema come dovrebbero. E se lo sguardo si allarga ulteriormente e si osserva solo la fascia dei 'borderline', cioè di coloro che non hanno il colesterolo alto ma si trovano al limite, allora la media degli italiani a rischio ipercolesterolemia sale al 36% tra le donne e al 33% tra gli uomini.
"La malattia - sottolinea Carlo Maria Rotella, ordinario di endocrinologia all'università di Firenze - può diventare ancora più pericolosa quando si allea con altri fattori di rischio o con patologie cardiovascolari". L'ipercolesterolemia, ad esempio, assume contorni drammatici quando non è controllata in pazienti che hanno avuto un infarto o che sono cardiopatici. Ci si riferisce, conclude Rotella, "a casi di ictus, angina pectoris e arteriopatia periferica".
http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.3000273276
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martedì 2 dicembre 2008
L'INFLUENZA E' ARRIVATA IN ITALIA
A dare conferma dello «sbarco» è stato l'isolamento del virus in tre persone da parte del Laboratorio dell'Università di Parma.
Secondo gli specialisti l'epidemia influenzale si prevede quest'anno particolarmente intensa, con circa 7 milioni di italiani costretti a letto già dal periodo natalizio (praticamnente l'8 per cento della popolazione). C'è da dire che ogni anno si registrano circa 8.000 decessi attribuibili alle complicanze della malattia.
Fortunatamente c'è già un antidoto: la vaccinazione che, come ha ricordato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, è possibile effettuare sino alla fine di dicembre.
Colpirà tra i 5 e i 7 milioni di persone entro Natale. Per prevenirla c'è un vaccino
L'influenza sbarca in Italia
È l'australiana. Isolati 3 casi
Marino Collacciani
m.collacciani@iltempo.it
Come gli uragani anche l'influenza di stagione si fregia ogni anno di un appellativo, più o meno accattivante. Quest'anno si chiama «Australiana» è da ieri è ufficialmente arrivata in Italia.
Tornando campioni esaminati dal Laboratorio, precisa il ministero del Welfare, sono stati prelevati da 3 soggetti: un bambino di 5 anni, una donna di 35 anni e suo figlio di 2 anni, tutti non vaccinati. Dalle prime indagini, i 3 ceppi isolati appartengono alla nuova variante antigenica A/Brisbane/10/07 contenuta nel vaccino antinfluenzale 2008-2009.
L'influenza, spiega la Simg (Società italiana di medicina generale), non ha solo costi sanitari, ma anche sociali: nel 2006 oltre 4.800.000 lavoratori si sono assentati per uno o più giorni a causa dell'influenza, per un totale di circa 32.275.000 giornate di assenza che sono costate oltre 2.860.000.000 di euro.
Il Ministero prevede la vaccinazione gratuita per una serie di categorie a rischio. Tra queste, anziani over-65 e malati cronici. Vaccino gratuito anche per le forze di polizia e vigili del fuoco.
I sintomi, sottolinea il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, sono quelli classici: febbre, dolori muscolari, infiammazione delle vie respiratorie e tosse. Sintomi che, avverte, «la maggior parte delle persone può superare con il riposo e il ricorso a farmaci antipiretici e antifebbre». Gli antibiotici, conclude l'esperto, vanno invece usati con cautela.
21/11/2008
http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2008/11/21/954678-influenza_sbarca_italia.shtml
Secondo gli specialisti l'epidemia influenzale si prevede quest'anno particolarmente intensa, con circa 7 milioni di italiani costretti a letto già dal periodo natalizio (praticamnente l'8 per cento della popolazione). C'è da dire che ogni anno si registrano circa 8.000 decessi attribuibili alle complicanze della malattia.
Fortunatamente c'è già un antidoto: la vaccinazione che, come ha ricordato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, è possibile effettuare sino alla fine di dicembre.
Colpirà tra i 5 e i 7 milioni di persone entro Natale. Per prevenirla c'è un vaccino
L'influenza sbarca in Italia
È l'australiana. Isolati 3 casi
Marino Collacciani
m.collacciani@iltempo.it
Come gli uragani anche l'influenza di stagione si fregia ogni anno di un appellativo, più o meno accattivante. Quest'anno si chiama «Australiana» è da ieri è ufficialmente arrivata in Italia.
Tornando campioni esaminati dal Laboratorio, precisa il ministero del Welfare, sono stati prelevati da 3 soggetti: un bambino di 5 anni, una donna di 35 anni e suo figlio di 2 anni, tutti non vaccinati. Dalle prime indagini, i 3 ceppi isolati appartengono alla nuova variante antigenica A/Brisbane/10/07 contenuta nel vaccino antinfluenzale 2008-2009.
L'influenza, spiega la Simg (Società italiana di medicina generale), non ha solo costi sanitari, ma anche sociali: nel 2006 oltre 4.800.000 lavoratori si sono assentati per uno o più giorni a causa dell'influenza, per un totale di circa 32.275.000 giornate di assenza che sono costate oltre 2.860.000.000 di euro.
Il Ministero prevede la vaccinazione gratuita per una serie di categorie a rischio. Tra queste, anziani over-65 e malati cronici. Vaccino gratuito anche per le forze di polizia e vigili del fuoco.
I sintomi, sottolinea il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, sono quelli classici: febbre, dolori muscolari, infiammazione delle vie respiratorie e tosse. Sintomi che, avverte, «la maggior parte delle persone può superare con il riposo e il ricorso a farmaci antipiretici e antifebbre». Gli antibiotici, conclude l'esperto, vanno invece usati con cautela.
21/11/2008
http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2008/11/21/954678-influenza_sbarca_italia.shtml
Droghe, aumenta consumo in Italia
Droghe, aumenta consumo in Italia
Dossier Ue, tra i primi per cocaina
Aumenta il consumo di cocaina in Europa e il primato spetta all'Italia. Il Bel Paese, negli ultimi 12 mesi, ha registrato il più alto abuso di "polvere bianca", con il 3,2% dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Quanto allo spinello, insieme alla Spagna, in Italia nell'ultimo anno è stato fumato dall'11,2% delle persone tra i 15 e i 64 anni. Sono i dati dell'Agenzia europea delle droghe (Oedt) che ha presentato la sua relazione annuale.
Le statistiche, avverte l'organismo con sede a Lisbona, rivelano tuttavia un quadro estremamente variegato in termini di prevalenza, tendenze e sviluppi del mercato. Rimangono stabili, se non addirittura in calo, infatti, sostanze stimolanti come le anfetamine, l'ecstasy.
"Polvere bianca"
Il consumo di polvere bianca in Europa è in costante aumento. Secondo l'Oedt crca 3,5 milioni di giovani europei (15-34 anni) ne hanno fatto uso nell'ultimo anno e circa 1,5 milioni nell'ultimo mese. Sette Paesi segnalano una tendenza in aumento del consumo nell'ultimo anno emersa da recenti studi (2005-2007). Negli Stati ad alta prevalenza, ossia Italia, Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito, i dati relativi all'ultimo anno tra i giovani adulti oscillano dal 3% al 5,5%. In Italia, il 3,2% della popolazione tra i 15 e i 34 anni ha consumato cocaina negli ultimi 12 mesi. Dati peggiori si incontrano solo in Spagna (5,2%) e nel Regno Unito (5,4%).
Il primato della cannabis
Quanto alla cannabis, quasi un quarto di tutti gli europei, pari a circa 71 milioni (15-64 anni), ne ha fatto uso almeno una volta nella vita e circa il 7% (23 milioni) l'ha consumata nell'ultimo anno, confermandola come la sostanza illecita più utilizzata in Europa. Tuttavia, in alcuni importanti mercati, afferma l'Oedt, si vanno rafforzando i segnali di un calo di popolarità. Il rapporto indica inoltre che circa 2 milioni di giovani europei (15-34 anni) hanno provato le anfetamine nell'ultimo anno e circa 2,5 milioni l'ecstasy. L'Oedt indica per l'ultimo anno una tendenza stabile, se non addirittura in diminuzione, nell'uso di anfetamine da parte di questa fascia di popolazione rispetto al 2003, con una media dell'1,3% dei giovani adulti che dichiara di farne uso una volta l'anno.
Anche il consumo di ecstasy da parte dei giovani adulti nel corso dell'ultimo anno è rimasto in larga misura stabile rispetto al quinquennio precedente, sebbene con lievi variazioni al rialzo o al ribasso. In media, l'1,8% dei giovani adulti ha dichiarato di aver fatto uso di ecstasy nell'ultimo anno, sebbene tale dato non lasci intravedere le notevoli diversità da Paese a Paese.
Il boom delle vendite on line
Il rapporto segnala infine un vero e proprio boom incontrollato di negozi on line che propongono la vendita di droghe sintetiche altamente dannose per la salute. "Il numero complessivo di vendite effettuate attraverso internet - si legge nel dossier - mette a dura prova le politiche di contrasto alla droga e i meccanismi di controllo a livello nazionale e internazionale".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo432307.shtml
Dossier Ue, tra i primi per cocaina
Aumenta il consumo di cocaina in Europa e il primato spetta all'Italia. Il Bel Paese, negli ultimi 12 mesi, ha registrato il più alto abuso di "polvere bianca", con il 3,2% dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Quanto allo spinello, insieme alla Spagna, in Italia nell'ultimo anno è stato fumato dall'11,2% delle persone tra i 15 e i 64 anni. Sono i dati dell'Agenzia europea delle droghe (Oedt) che ha presentato la sua relazione annuale.
Le statistiche, avverte l'organismo con sede a Lisbona, rivelano tuttavia un quadro estremamente variegato in termini di prevalenza, tendenze e sviluppi del mercato. Rimangono stabili, se non addirittura in calo, infatti, sostanze stimolanti come le anfetamine, l'ecstasy.
"Polvere bianca"
Il consumo di polvere bianca in Europa è in costante aumento. Secondo l'Oedt crca 3,5 milioni di giovani europei (15-34 anni) ne hanno fatto uso nell'ultimo anno e circa 1,5 milioni nell'ultimo mese. Sette Paesi segnalano una tendenza in aumento del consumo nell'ultimo anno emersa da recenti studi (2005-2007). Negli Stati ad alta prevalenza, ossia Italia, Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito, i dati relativi all'ultimo anno tra i giovani adulti oscillano dal 3% al 5,5%. In Italia, il 3,2% della popolazione tra i 15 e i 34 anni ha consumato cocaina negli ultimi 12 mesi. Dati peggiori si incontrano solo in Spagna (5,2%) e nel Regno Unito (5,4%).
Il primato della cannabis
Quanto alla cannabis, quasi un quarto di tutti gli europei, pari a circa 71 milioni (15-64 anni), ne ha fatto uso almeno una volta nella vita e circa il 7% (23 milioni) l'ha consumata nell'ultimo anno, confermandola come la sostanza illecita più utilizzata in Europa. Tuttavia, in alcuni importanti mercati, afferma l'Oedt, si vanno rafforzando i segnali di un calo di popolarità. Il rapporto indica inoltre che circa 2 milioni di giovani europei (15-34 anni) hanno provato le anfetamine nell'ultimo anno e circa 2,5 milioni l'ecstasy. L'Oedt indica per l'ultimo anno una tendenza stabile, se non addirittura in diminuzione, nell'uso di anfetamine da parte di questa fascia di popolazione rispetto al 2003, con una media dell'1,3% dei giovani adulti che dichiara di farne uso una volta l'anno.
Anche il consumo di ecstasy da parte dei giovani adulti nel corso dell'ultimo anno è rimasto in larga misura stabile rispetto al quinquennio precedente, sebbene con lievi variazioni al rialzo o al ribasso. In media, l'1,8% dei giovani adulti ha dichiarato di aver fatto uso di ecstasy nell'ultimo anno, sebbene tale dato non lasci intravedere le notevoli diversità da Paese a Paese.
Il boom delle vendite on line
Il rapporto segnala infine un vero e proprio boom incontrollato di negozi on line che propongono la vendita di droghe sintetiche altamente dannose per la salute. "Il numero complessivo di vendite effettuate attraverso internet - si legge nel dossier - mette a dura prova le politiche di contrasto alla droga e i meccanismi di controllo a livello nazionale e internazionale".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo432307.shtml
lunedì 1 dicembre 2008
«La tubercolosi in Italia dall'Est Europa»
Nel nostro Paese 4500 casi notificati (Istat) e circa 1500 non ufficiali
«La tubercolosi in Italia dall'Est Europa»
I medici internisti invitano alla prudenza: «La Tbc non diminuisce e alla base ci sono i flussi migratori»
GENOVA - La tubercolosi non è scomparsa e «sta rientrando in Italia anche dalle frontiere aperte dell'Europa Unita» e soprattutto dall'Est. Per questo i medici internisti riuniti a Genova per il 109esimo congresso nazionale propongono «studi a campione su gruppi di immigrati a rischio tubercolosi».
«PRUDENZA» - Non è caso di fare «allarmismi» sottolineano i medici internisti, invitando tuttavia alla «prudenza». «La tubercolosi non diminuisce e alla base sono i flussi migratori dall'Est Europa». In Italia ci sono 4500 casi notificati (Istat) e circa 1500 non ufficiali, circa 6mila casi pari a 10 ogni 100mila abitanti. «Dal nostro osservatorio della realtà italiana - spiega Luigi Ruffo Codecasa responsabile del Centro Regionale di riferimento per la Tubercolosi, Istituto Villa Marelli-Az.Osp. Niguarda Cà Granda - sappiamo che circa il 50% dei nuovi casi arrivano da gruppi di immigrati. In particolare quelli dell'Est europeo sono più a rischio».
ROMANIA E STUDI CAMPIONE - Tra i Paesi più in difficoltà c'è la Romania, con oltre 50 casi ogni 100 mila abitanti, seguita quasi alla pari da Ucraina, Moldavia e Bulgaria. Gli esperti ritengono impossibile pensare a vaccinazioni o test in funzione preventiva su tutti gli immigrati e propongono di effettuare studi campione nei gruppi più a rischio dicendosi pronti a collaborare con le istituzioni per censire e analizzare la composizione dei gruppi etnici di immigrati presenti nelle principali città italiane ed avviare una sequenza di studi campione sulla Tbc per constatare la realtà effettiva.
http://www.corriere.it/salute/08_ottobre_26/tbc_internisti_9752372a-a378-11dd-8d2c-00144f02aabc_print.html
«La tubercolosi in Italia dall'Est Europa»
I medici internisti invitano alla prudenza: «La Tbc non diminuisce e alla base ci sono i flussi migratori»
GENOVA - La tubercolosi non è scomparsa e «sta rientrando in Italia anche dalle frontiere aperte dell'Europa Unita» e soprattutto dall'Est. Per questo i medici internisti riuniti a Genova per il 109esimo congresso nazionale propongono «studi a campione su gruppi di immigrati a rischio tubercolosi».
«PRUDENZA» - Non è caso di fare «allarmismi» sottolineano i medici internisti, invitando tuttavia alla «prudenza». «La tubercolosi non diminuisce e alla base sono i flussi migratori dall'Est Europa». In Italia ci sono 4500 casi notificati (Istat) e circa 1500 non ufficiali, circa 6mila casi pari a 10 ogni 100mila abitanti. «Dal nostro osservatorio della realtà italiana - spiega Luigi Ruffo Codecasa responsabile del Centro Regionale di riferimento per la Tubercolosi, Istituto Villa Marelli-Az.Osp. Niguarda Cà Granda - sappiamo che circa il 50% dei nuovi casi arrivano da gruppi di immigrati. In particolare quelli dell'Est europeo sono più a rischio».
ROMANIA E STUDI CAMPIONE - Tra i Paesi più in difficoltà c'è la Romania, con oltre 50 casi ogni 100 mila abitanti, seguita quasi alla pari da Ucraina, Moldavia e Bulgaria. Gli esperti ritengono impossibile pensare a vaccinazioni o test in funzione preventiva su tutti gli immigrati e propongono di effettuare studi campione nei gruppi più a rischio dicendosi pronti a collaborare con le istituzioni per censire e analizzare la composizione dei gruppi etnici di immigrati presenti nelle principali città italiane ed avviare una sequenza di studi campione sulla Tbc per constatare la realtà effettiva.
http://www.corriere.it/salute/08_ottobre_26/tbc_internisti_9752372a-a378-11dd-8d2c-00144f02aabc_print.html
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