U.E. - ITALIA
Medici italiani: denuncia clandenstini percorso rischioso
22 Febbraio 2009
La possibilita' di denuncia degli immigrati irregolari da parte dei medici, come previsto da un emendamento al Ddl sicurezza in discussione in Parlamento, 'creera' percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanita' pubblica le patologie diffusive emergenti che rappresentano un grave pericolo per ogni individuo e per la societa' tutta e che oggi sono monitorate e controllate'. Questo l'allarme contenuto in un documento approvato all'unanimita' dal Consiglio nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo). Il Consiglio nazionale si appella quindi al parlamento 'con un fermo richiamo alle superiori esigenze di tutela della salute oltre che agli imprescindibili principi di solidarieta', patrimonio storico della nostra nazione'. Inoltre, si legge nel documento 'il Consiglio nazionale della Fnomceo sara' vicino ai colleghi che dovessero incorrere in procedimenti sanzionatori per aver ottemperato agli obblighi deontologici'.
http://www.aduc.it/dyn/immigrazione/noti.php?id=251104
Sanzioni al medico che denuncia l'irregolare
I medici che denunciano gli immigrati irregolari, ai quali hanno prestato assistenza, potranno essere sanzionati per violazione del Codice deontologico. Il Consiglio nazionale della Fnomceo (la Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), che nelle scorse settimane aveva già manifestato un «forte dissenso» all'emendamento al Ddl sicurezza che abroga il divieto di denunciare alle autorità gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche, ha approvato ieri all'unanimità un documento per ribadire le proprie perplessità sul provvedimento. Ma anche per chiarire che la procedura di segnalazione si pone «in netto contrasto con i principi della deontologia medica, espressi in particolare dal giuramento professionale e dall'articolo 3 del Codice deontologico, che impongono ai medici di curare ogni individuo senza discriminazioni legate all'etnia, alla religione, al genere, all'ideologia, di mantenere il segreto professionale e di seguire le leggi quando non siano in contrasto con gli scopi della professione». Quindi per quei medici che si attenessero alla novità contenute nel Ddl sicurezza approvato in prima lettura al Senato potrebbero scattare sanzioni disciplinari.
Viceversa, la Fnomceo si schiererà a fianco dei professionisti che, non segnalando gli irregolari e dunque non rispettando il contenuto dell'emendamento, «dovessero incorrere in procedimenti sanzionatori per aver ottemperato agli obblighi deontologici».
Il Consiglio nazionale guidato da Amedeo Bianco, inoltre, ha sottolineato il pericolo insito nella possibilità di denuncia, «che creerà percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanità pubblica le patologie diffusive emergenti che rappresentano un grave pericolo per ogni individuo e per la società tutta e che oggi sono monitorate e controllate».
Per questi motivi medici e odontoiatri italiani sollecitano un'audizione urgente per spiegare e motivare nel dettaglio la propria contrarietà all'intervento. «Il Consiglio nazionale – si legge nel documento – si appella al Parlamento con un fermo richiamo alle superiori esigenze di tutela della salute oltre che agli imprescindibili principi di solidarietà, patrimonio storico della nostra nazione. E sollecita pertanto la Camera a non approvare questo emendamento, contrastante con i principi fondanti del rapporto persona malata e medico, ripristinando quanto previsto dalla normativa precedente».
La regola etica
- Codice deontologico dei medici, articolo 3
Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia,in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. La salute è intesa nell'accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/02/clandestini-medici-sanzioni.shtml?uuid=0142d4d4-00e2-11de-adfb-17df2b70019f&DocRulesView=Libero
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domenica 22 febbraio 2009
mercoledì 11 febbraio 2009
CASO ELUANA E MEDICI CATTOLICI
Focus: Medici cattolici, tutelare sempre la vita
Splendori: «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole». Bagnato: «Fare in modo che la cultura della sofferenza prevalga su quella della morte» di Daniele Piccini
Domani (12 febbraio 2009) il professor Amato De Monte, l’anestesista incaricato alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, verrà ascoltato dall’Ordine dei medici di Udine che ha aperto un’istruttoria sulla base di «due segnalazioni», giunte da alcuni camici bianchi della casa di cura “La Quiete”, che avanzano dubbi «su possibili comportamenti deontologici scorretti». In particolare, sul fatto che il professor De Monte «si sia prestato a pratiche eutanasiche». Il presidente dell’Ordine udinese Luigi Conte assicura che «è un atto dovuto, per capire meglio la situazione e per tutelare lo stesso anestesista. Dobbiamo verificare – conclude Conte – le motivazioni, in base a quali principi il protocollo sia stato applicato, e su quali considerazioni scientifiche poggi. Una commissione di medici sarà poi chiamata a decidere su eventuali sanzioni, semmai ce ne fosse bisogno».
«Aspettiamo l’esito di queste indagini», dichiara il professor Franco Splendori, presidente diocesano dell’Associazione medici cattolici italiani. «In tutta questa vicenda – prosegue Splendori – emerge, paradossalmente, ancor più nitida la figura del medico e dei suoi doveri. Per quanto una persona possa dichiarare davanti ad un notaio di voler morire, nel caso si trovasse in condizioni vegetative, e per quanto i suoi parenti possano assecondare questa sua decisione, anche in accordo con la legge, alla fine spetta sempre alla responsabilità del medico la decisione finale sulla vita». Il cuore di Antigone deve insomma prevalere sulla ragion di stato di Creonte. «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole. Il presidente emerito della corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky afferma che “tutto si è svolto legalmente”? Ebbene – conclude Splendori – io sto con Mirabelli e Capotosti, anche loro presidenti emeriti della suprema Corte, che hanno affermato che il decreto per salvare Eluana (non firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ndr) era secondo la Costituzione ed aveva “urgenza” e “necessità”. Sono sicuro che è solo l’1% dei medici a comportarsi in modo indegno, il restante 99% svolge la sua professione nel rispetto della vita».
Dopo il lutto e lo scoramento, il professor Antonino Bagnato, presidente del Forum delle associazioni socio sanitarie cattoliche del Lazio, cerca di ritrovare la lucidità necessaria per abbozzare una prospettiva che eviti, in futuro, il ripetersi di altri «casi Englaro». «Se noi cattolici crediamo che la vita vegetativa sia comunque vita, dobbiamo fare in modo che la cultura, profondamente istruttiva, della sofferenza prevalga sulla cultura della morte. La Chiesa deve trovare i fondi per creare strutture specifiche, dove le persone malate e i loro parenti, comprensibilmente in crisi, possano essere sostenuti. Io sono ematologo, curo leucemie, so cosa significa andare tutti i giorni all’ospedale a chiedere notizie sui propri cari. È stancante. Ma si è preferito spettacolarizzare la vicenda di Eluana, piuttosto che sostenere la debolezza di Beppino Englaro».
Non c’è solo la contrizione per la morte di una persona e il senso di impotenza per non essere riusciti a salvarla. Resta anche l’amarezza per non aver potuto constatare la compattezza dei colleghi sul “fronte” Englaro. «Non c’è dubbio che l’immagine del medico sia stata colpita – commenta Bagnato – la nostra professione è fatta per sanare e per valorizzare la vita. La classe e i sindacati dei medici hanno giustamente alzato gli scudi contro la nuova legge che permette ai dottori di denunciare gli immigrati clandestini. Su Eluana invece si sono divisi. Questo perché gli interessi economici prevalgono sulle ragioni della medicina e, si sa, mantenere persone nelle condizioni di Eluana è molto costoso».
11 febbraio 2009
http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4442
Splendori: «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole». Bagnato: «Fare in modo che la cultura della sofferenza prevalga su quella della morte» di Daniele Piccini
Domani (12 febbraio 2009) il professor Amato De Monte, l’anestesista incaricato alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, verrà ascoltato dall’Ordine dei medici di Udine che ha aperto un’istruttoria sulla base di «due segnalazioni», giunte da alcuni camici bianchi della casa di cura “La Quiete”, che avanzano dubbi «su possibili comportamenti deontologici scorretti». In particolare, sul fatto che il professor De Monte «si sia prestato a pratiche eutanasiche». Il presidente dell’Ordine udinese Luigi Conte assicura che «è un atto dovuto, per capire meglio la situazione e per tutelare lo stesso anestesista. Dobbiamo verificare – conclude Conte – le motivazioni, in base a quali principi il protocollo sia stato applicato, e su quali considerazioni scientifiche poggi. Una commissione di medici sarà poi chiamata a decidere su eventuali sanzioni, semmai ce ne fosse bisogno».
«Aspettiamo l’esito di queste indagini», dichiara il professor Franco Splendori, presidente diocesano dell’Associazione medici cattolici italiani. «In tutta questa vicenda – prosegue Splendori – emerge, paradossalmente, ancor più nitida la figura del medico e dei suoi doveri. Per quanto una persona possa dichiarare davanti ad un notaio di voler morire, nel caso si trovasse in condizioni vegetative, e per quanto i suoi parenti possano assecondare questa sua decisione, anche in accordo con la legge, alla fine spetta sempre alla responsabilità del medico la decisione finale sulla vita». Il cuore di Antigone deve insomma prevalere sulla ragion di stato di Creonte. «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole. Il presidente emerito della corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky afferma che “tutto si è svolto legalmente”? Ebbene – conclude Splendori – io sto con Mirabelli e Capotosti, anche loro presidenti emeriti della suprema Corte, che hanno affermato che il decreto per salvare Eluana (non firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ndr) era secondo la Costituzione ed aveva “urgenza” e “necessità”. Sono sicuro che è solo l’1% dei medici a comportarsi in modo indegno, il restante 99% svolge la sua professione nel rispetto della vita».
Dopo il lutto e lo scoramento, il professor Antonino Bagnato, presidente del Forum delle associazioni socio sanitarie cattoliche del Lazio, cerca di ritrovare la lucidità necessaria per abbozzare una prospettiva che eviti, in futuro, il ripetersi di altri «casi Englaro». «Se noi cattolici crediamo che la vita vegetativa sia comunque vita, dobbiamo fare in modo che la cultura, profondamente istruttiva, della sofferenza prevalga sulla cultura della morte. La Chiesa deve trovare i fondi per creare strutture specifiche, dove le persone malate e i loro parenti, comprensibilmente in crisi, possano essere sostenuti. Io sono ematologo, curo leucemie, so cosa significa andare tutti i giorni all’ospedale a chiedere notizie sui propri cari. È stancante. Ma si è preferito spettacolarizzare la vicenda di Eluana, piuttosto che sostenere la debolezza di Beppino Englaro».
Non c’è solo la contrizione per la morte di una persona e il senso di impotenza per non essere riusciti a salvarla. Resta anche l’amarezza per non aver potuto constatare la compattezza dei colleghi sul “fronte” Englaro. «Non c’è dubbio che l’immagine del medico sia stata colpita – commenta Bagnato – la nostra professione è fatta per sanare e per valorizzare la vita. La classe e i sindacati dei medici hanno giustamente alzato gli scudi contro la nuova legge che permette ai dottori di denunciare gli immigrati clandestini. Su Eluana invece si sono divisi. Questo perché gli interessi economici prevalgono sulle ragioni della medicina e, si sa, mantenere persone nelle condizioni di Eluana è molto costoso».
11 febbraio 2009
http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4442
lunedì 26 gennaio 2009
Medicina: Turchia, scoperto antiemorragico rivoluzionario
Medicina: Turchia, scoperto antiemorragico rivoluzionario
Si chiama Ankaferd antiemorragico (in sigla Abs) ed è un nuovo rivoluzionario farmaco scoperto da un ricercatore turco in grado di bloccare qualunque emorragia esterna in pochi secondi. Lo rende noto il quotidiano Today's Zaman che definisce il nuovo prodotto "la scoperta del secolo" nel campo dei farmaci antiemorragici e che, per il momento, è stato registrato e commercializzato in Turchia, in Bosnia e in Erzegovina. L'Abs, come spiega il giornale, è un farmaco di origine organica che è stato sottoposto a sperimentazione in 682 ospedali e oltre 500 ambulanze come agente emostatico, mentre i test clinici riguardanti citotossicità (ovvero la tossicità per le cellule), irritazione della pelle, sensibilizzazione e sterilità, condotti presso l'Università Hacettepe di Ankara, hanno dato esiti talmente positivi da convincere il ninistero della Sanità a registrare il nuovo prodotto. Huseyin Cahit Firat, inventore del miracoloso farmaco, non è un dottore in medicina bensì un ex uomo d'affari, giornalista e studioso di economia appassionato di erboristeria che dopo 30 anni di studi ha scoperto che la combinazione ottenuta in laboratorio mescolando galangal (una radice simile a quella dello zenzero infatti è chiamata anche "zenzero blu") molto usata nella cucina thailandese e vietnamita, ortica, foglie di vite, liquirizia e timo, può costituire un potente antiemorragico. Come ha dichiarato lo stesso scopritore, "a differenza di altri farmaci analoghi, l'Abs è in grado di arrestare le emorragie esterne senza coagulare il sangue ma agisce creando un rete di proteine che in pochi secondi bloccano il flusso ematico". L'Abs rappresenta inoltre l'unico prodotto in grado di arrestare le emorragie gengivarie nei pazienti emofiliaci e diabetici.
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/103278
Si chiama Ankaferd antiemorragico (in sigla Abs) ed è un nuovo rivoluzionario farmaco scoperto da un ricercatore turco in grado di bloccare qualunque emorragia esterna in pochi secondi. Lo rende noto il quotidiano Today's Zaman che definisce il nuovo prodotto "la scoperta del secolo" nel campo dei farmaci antiemorragici e che, per il momento, è stato registrato e commercializzato in Turchia, in Bosnia e in Erzegovina. L'Abs, come spiega il giornale, è un farmaco di origine organica che è stato sottoposto a sperimentazione in 682 ospedali e oltre 500 ambulanze come agente emostatico, mentre i test clinici riguardanti citotossicità (ovvero la tossicità per le cellule), irritazione della pelle, sensibilizzazione e sterilità, condotti presso l'Università Hacettepe di Ankara, hanno dato esiti talmente positivi da convincere il ninistero della Sanità a registrare il nuovo prodotto. Huseyin Cahit Firat, inventore del miracoloso farmaco, non è un dottore in medicina bensì un ex uomo d'affari, giornalista e studioso di economia appassionato di erboristeria che dopo 30 anni di studi ha scoperto che la combinazione ottenuta in laboratorio mescolando galangal (una radice simile a quella dello zenzero infatti è chiamata anche "zenzero blu") molto usata nella cucina thailandese e vietnamita, ortica, foglie di vite, liquirizia e timo, può costituire un potente antiemorragico. Come ha dichiarato lo stesso scopritore, "a differenza di altri farmaci analoghi, l'Abs è in grado di arrestare le emorragie esterne senza coagulare il sangue ma agisce creando un rete di proteine che in pochi secondi bloccano il flusso ematico". L'Abs rappresenta inoltre l'unico prodotto in grado di arrestare le emorragie gengivarie nei pazienti emofiliaci e diabetici.
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/103278
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martedì 2 dicembre 2008
Allarme Ocse: troppi medici, pochi infermieri
Allarme Ocse: troppi medici, pochi infermieri
In Italia troppi medici e pochi infermieri. La situazione è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica con la pubblicazione del Rapporto Ocse 2008 sulle risorse umane in ambito sanitario sul sito del centro di epidemiologia dell’Istituto superiore di Sanità (Iss).
Secondo i dati rilevati dall’Ocse in Italia vi è il più alto numero al mondo di medici per abitante. Nel 2005 vi erano più di 600 medici ogni 100 mila abitanti. I medici iscritti alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) sono più di 370 mila. Un terzo di questi lavora negli istituti pubblici. Nel settore pubblico la strada per i giovani medici è sbarrata a causa di una elevata competizione tra medici più vecchi.
L’Ocse denuncia la carenza di infermieri nel nostro Paese. Nel 2006 secondo la Federazione nazionale dei collegi degli infermieri vi era un deficit di personale del 15%. Questo deficit di personale infermieristico secondo l’Ocse potrebbe essere colmato con “l’assunzione di personale proveniente dall'estero”. La situazione però è più delicata se si pensa che altri Paesi occidentali offrono salari e condizioni lavorative molto migliori rispetto a quelle offerte nel Belpaese.
Domenico Giampetruzzi
http://www.dottorsport.info/modules/article/view.article.php?12351
In Italia troppi medici e pochi infermieri. La situazione è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica con la pubblicazione del Rapporto Ocse 2008 sulle risorse umane in ambito sanitario sul sito del centro di epidemiologia dell’Istituto superiore di Sanità (Iss).
Secondo i dati rilevati dall’Ocse in Italia vi è il più alto numero al mondo di medici per abitante. Nel 2005 vi erano più di 600 medici ogni 100 mila abitanti. I medici iscritti alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) sono più di 370 mila. Un terzo di questi lavora negli istituti pubblici. Nel settore pubblico la strada per i giovani medici è sbarrata a causa di una elevata competizione tra medici più vecchi.
L’Ocse denuncia la carenza di infermieri nel nostro Paese. Nel 2006 secondo la Federazione nazionale dei collegi degli infermieri vi era un deficit di personale del 15%. Questo deficit di personale infermieristico secondo l’Ocse potrebbe essere colmato con “l’assunzione di personale proveniente dall'estero”. La situazione però è più delicata se si pensa che altri Paesi occidentali offrono salari e condizioni lavorative molto migliori rispetto a quelle offerte nel Belpaese.
Domenico Giampetruzzi
http://www.dottorsport.info/modules/article/view.article.php?12351
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lunedì 1 dicembre 2008
Modena, medicina rigenerativa
il Giornale.it
n. 258 del 2008-10-28 pagina 0
Modena, medicina rigenerativa:
inaugurato centro d'eccellenza
di Redazione
Il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” è la struttura più avanzata al mondo per le ricerca e le applicazioni terapeutiche delle cellule staminali epiteliali. Un fiore all'occhiello del Paese, realizzato grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Modena - Una struttura d'eccellenza, unica in Italia e a livello mondiale. Un primato di Modena e della medicina nazionale. "Rendere curabili patologie devastanti, senza reali terapie, fino ad oggi destinate a trattamenti medici di lunga durata e spesso di limitata efficacia" questo l’obiettivo primario del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari”, progetto fortemente voluto dalla comunità scientifica e accademica dell’Ateneo modenese-reggiano e che Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha fin dall’inizio condiviso. "Un punto di riferimento internazionale che nasce con la missione di soddisfare il bisogno di salute dei pazienti a livello europeo e una forte vocazione alla formazione delle nuove leve di ricercatori nell’ambito delle bioscienze”. Struttura a Modena alla presenza del Ministro Maurizio Sacconi e del Presidente della Regione Vasco Errani, il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, la struttura più avanzata al mondo per le ricerca e le applicazioni terapeutiche delle cellule staminali epiteliali.
Tredici milioni di euro per il Centro Il Centro è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che ha finanziato il progetto con un investimento di circa 13 milioni di euro. La Direzione del Centro è stata affidata al prof. Michele De Luca, Ordinario di Biochimica presso l’Ateneo modenese e uno dei pionieri nella medicina rigenerativa. De Luca sarà affiancato da un team di ricercatori di assoluto prestigio a livello internazionale: la prof.a Graziella Pellegrini, Coordinatore della Terapia Cellulare e il prof. Fulvio Mavilio, Coordinatore della Terapia Genica.
Struttura unica in tutto il Paese “Il Centro è l’unica struttura esistente in grado di curare, attraverso la ricerca e lo sviluppo delle cellule staminali epiteliali adulte, malattie che non hanno alternative terapeutiche, sia in terapia cellulare che in terapia genica. I principali campi di applicazione riguardano la ricostruzione degli epiteli di rivestimento compromessi, quali epidermide, cornee, uretra e mucosa orale e la terapia di malattie dermatologiche rare di origine genetica, come l’epidermolisi bollosa, che affligge i “bambini farfalla” – precisa il prof. De Luca.
Fondazione al servizio della scienza “La Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha avuto un ruolo determinante nella realizzazione del Centro – commenta il presidente della Fondazione prof. Andrea Landi-: non solo ne ha finanziato integralmente la costruzione e l’allestimento, ma si è occupata anche della progettazione. L’intervento testimonia l’impegno della Fondazione a favore della ricerca scientifica, settore nel quale si perseguono gli obiettivi di favorire l’inserimento dei giovani nella ricerca e collocare la ricerca modenese nel quadro nazionale ed internazionale. Il Centro costituisce - in termini di investimenti - lo sforzo più importante mai sostenuto dalla Fondazione nel settore e si caratterizza per le significative ricadute che l’attività di ricerca svolta al suo interno potranno avere in campo clinico e terapeutico”.
Ai vertici della medicina internazionale “Questo Centro di Medicina Rigenerativa porta a sintesi l’illuminato disegno del compianto professor Stefano Ferrari, cui è dedicato, che tra i primi ha compreso il valore strategico e l’importanza di impegnare l’Ateneo in un progetto capace di riunire insieme esigenze della ricerca, sperimentazione, applicazione dei risultati e trasferimento dei medesimi, creando una sinergia efficace tra l’Università e il mondo delle imprese. Per queste sue caratteristiche – sottolinea il prof. Gian Carlo Pellacani, Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – il Centro, che per il suo decollo ha potuto avvalersi del decisivo sostegno economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, sarà in grado di proiettare l’Ateneo e la città di Modena ai vertici della ricerca internazionale in campo biotecnologico e di rappresentare un modello per il potenziamento della ricerca nel nostro Paese”.
Collaborazione con imrpese e università Il modello operativo prevede che il Centro, oltre a sviluppare autonomamente attività di ricerca di base, collabori attivamente con il mondo imprenditoriale attraverso la creazione di spin off universitari. Il primo risultato è la costituzione “Holostem Terapie Avanzate srl”, la prima impresa biotech italiana votata allo sviluppo, produzione e distribuzione di cellule staminali epiteliali per terapia avanzata. Nata come partnership fra l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ed il Gruppo farmaceutico Chiesi, Holostem Terapie Avanzate si pone l’obiettivo di rendere disponibili i prodotti di terapia avanzata ai pazienti europei.
--------------------------------------------------------------------------------
© SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=301874&PRINT=S
n. 258 del 2008-10-28 pagina 0
Modena, medicina rigenerativa:
inaugurato centro d'eccellenza
di Redazione
Il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” è la struttura più avanzata al mondo per le ricerca e le applicazioni terapeutiche delle cellule staminali epiteliali. Un fiore all'occhiello del Paese, realizzato grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Modena - Una struttura d'eccellenza, unica in Italia e a livello mondiale. Un primato di Modena e della medicina nazionale. "Rendere curabili patologie devastanti, senza reali terapie, fino ad oggi destinate a trattamenti medici di lunga durata e spesso di limitata efficacia" questo l’obiettivo primario del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari”, progetto fortemente voluto dalla comunità scientifica e accademica dell’Ateneo modenese-reggiano e che Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha fin dall’inizio condiviso. "Un punto di riferimento internazionale che nasce con la missione di soddisfare il bisogno di salute dei pazienti a livello europeo e una forte vocazione alla formazione delle nuove leve di ricercatori nell’ambito delle bioscienze”. Struttura a Modena alla presenza del Ministro Maurizio Sacconi e del Presidente della Regione Vasco Errani, il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, la struttura più avanzata al mondo per le ricerca e le applicazioni terapeutiche delle cellule staminali epiteliali.
Tredici milioni di euro per il Centro Il Centro è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che ha finanziato il progetto con un investimento di circa 13 milioni di euro. La Direzione del Centro è stata affidata al prof. Michele De Luca, Ordinario di Biochimica presso l’Ateneo modenese e uno dei pionieri nella medicina rigenerativa. De Luca sarà affiancato da un team di ricercatori di assoluto prestigio a livello internazionale: la prof.a Graziella Pellegrini, Coordinatore della Terapia Cellulare e il prof. Fulvio Mavilio, Coordinatore della Terapia Genica.
Struttura unica in tutto il Paese “Il Centro è l’unica struttura esistente in grado di curare, attraverso la ricerca e lo sviluppo delle cellule staminali epiteliali adulte, malattie che non hanno alternative terapeutiche, sia in terapia cellulare che in terapia genica. I principali campi di applicazione riguardano la ricostruzione degli epiteli di rivestimento compromessi, quali epidermide, cornee, uretra e mucosa orale e la terapia di malattie dermatologiche rare di origine genetica, come l’epidermolisi bollosa, che affligge i “bambini farfalla” – precisa il prof. De Luca.
Fondazione al servizio della scienza “La Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha avuto un ruolo determinante nella realizzazione del Centro – commenta il presidente della Fondazione prof. Andrea Landi-: non solo ne ha finanziato integralmente la costruzione e l’allestimento, ma si è occupata anche della progettazione. L’intervento testimonia l’impegno della Fondazione a favore della ricerca scientifica, settore nel quale si perseguono gli obiettivi di favorire l’inserimento dei giovani nella ricerca e collocare la ricerca modenese nel quadro nazionale ed internazionale. Il Centro costituisce - in termini di investimenti - lo sforzo più importante mai sostenuto dalla Fondazione nel settore e si caratterizza per le significative ricadute che l’attività di ricerca svolta al suo interno potranno avere in campo clinico e terapeutico”.
Ai vertici della medicina internazionale “Questo Centro di Medicina Rigenerativa porta a sintesi l’illuminato disegno del compianto professor Stefano Ferrari, cui è dedicato, che tra i primi ha compreso il valore strategico e l’importanza di impegnare l’Ateneo in un progetto capace di riunire insieme esigenze della ricerca, sperimentazione, applicazione dei risultati e trasferimento dei medesimi, creando una sinergia efficace tra l’Università e il mondo delle imprese. Per queste sue caratteristiche – sottolinea il prof. Gian Carlo Pellacani, Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – il Centro, che per il suo decollo ha potuto avvalersi del decisivo sostegno economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, sarà in grado di proiettare l’Ateneo e la città di Modena ai vertici della ricerca internazionale in campo biotecnologico e di rappresentare un modello per il potenziamento della ricerca nel nostro Paese”.
Collaborazione con imrpese e università Il modello operativo prevede che il Centro, oltre a sviluppare autonomamente attività di ricerca di base, collabori attivamente con il mondo imprenditoriale attraverso la creazione di spin off universitari. Il primo risultato è la costituzione “Holostem Terapie Avanzate srl”, la prima impresa biotech italiana votata allo sviluppo, produzione e distribuzione di cellule staminali epiteliali per terapia avanzata. Nata come partnership fra l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ed il Gruppo farmaceutico Chiesi, Holostem Terapie Avanzate si pone l’obiettivo di rendere disponibili i prodotti di terapia avanzata ai pazienti europei.
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