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venerdì 13 febbraio 2009

COLESTEROLO: MEGLIO DUE FARMACI

ultimo aggiornamento 12 Febbraio 2009
Colesterolo cattivo? Meglio due farmaci

Pazienti a rischio: minori effetti collaterali e più efficacia rispetto a dosi maggiori di un'unica sostanza

di Gian Franco Gensini * e Carlo Maria Rotella **

Nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, con alterazione dei valori di pressione arteriosa, emoglobina glicata e colesterolo LDL, per quest'ultimo parametro, il colesterolo LDL, il livello minimo da raggiungere è 70 mg/dL, secondo gli studi statunitensi, e 80 mg/dL, secondo quelli europei, contro i 100 mg/dL consigliati in tutti gli altri soggetti. In questi pazienti è però obiettivamente difficile raggiungere tali traguardi, sia per la necessità di impiegare farmaci ad alte dosi, sia perché spesso queste persone non assumono correttamente la terapia, tralasciando qualche compressa o autoriducendo le dosi.
Pertanto, allo scopo di verificare se una nuova terapia per ridurre il colesterolo, costituita da un'associazione fissa di ezetimibe e simvastatina, fosse più efficiente di un raddoppio della dose di sola simvastatina, sono stati condotti - in Italia e su pazienti italiani - gli studi Dialogue e Lead.
La premessa dei due studi è legata alle caratteristiche dei due farmaci. La simvastatina, medicinale già ben conosciuto nel nostro paese, blocca la produzione di colesterolo da parte del fegato, mentre l'ezetimibe, introdotto in Italia più di recente, riduce l'assorbimento intestinale del colesterolo alimentare, vale a dire quello ingerito con i cibi. Si è voluto quindi testare se mettere insieme nella stessa compressa piccole dosi dei due farmaci portasse a una maggiore riduzione del colesterolo LDL che non il raddoppio della dose di simvastatina.
Sono stati arruolati nello studio 199 pazienti ad alto rischio che avevano ancora un colesterolo LDL elevato, nonostante tutti fossero già in cura con una dose di partenza di simvastatina da 20 mg. Il 40 per cento di loro aveva anche il diabete e un altro 40 per cento era costituito da donne. I pazienti sono stati quindi divisi in due gruppi: 106 hanno continuato raddoppiando la dose di simvastatina (40 mg), mentre 93 sono passati a una terapia con una pillola contente ancora simvastatina 20 mg, ma con l'aggiunta di ezetimibe 10 mg.
Dopo sei settimane di osservazione, il gruppo con ezetimibe presentava un colesterolo LDL ridotto del 28,7 per cento rispetto al basale, contro una riduzione del 16,1 per cento nel gruppo con il raddoppio di simvastatina. Allo stesso modo, la possibilità di raggiungere nei pazienti con ezetimibe, il traguardo degli 80 mg/dL per il colesterolo LDL è risultata cinque volte superiore al raddoppio di simvastatina. Un risultato, questo, reso ancora più importante dal fatto che tutti i pazienti partivano già da livelli relativamente bassi di colesterolo LDL (circa 126 mg/dL), in quanto già in terapia con simvastatina, a conferma del fatto che spesso non basta aumentare le dosi di un singolo farmaco, ma conviene associargliene un altro, con la stessa indicazione, ma con un diverso meccanismo d'azione. Dal punto di vista della sicurezza per il paziente, l'associazione ezetimibe/simvastatina è stata molto ben tollerata.
In conclusione, dagli studi italiani Dialogue e Lead arriva una nuova possibilità terapeutica in più per consentire ai pazienti ad alto rischio di avere un maggior controllo dei loro livelli di colesterolo: ezetimibe, associato in un'unica compressa a simvastatina, rappresenta infatti un farmaco potente, efficace e sicuro.

* Ordinario di Cardiologia e
Medicina interna
** Ordinario di Endocrinologia Università di Firenze

http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2009/02/12/medicinapratica/010cat61010.html

Salute: in Italia colesterolo alto per 25% 'over 37', molti non si curano

Salute: in Italia colesterolo alto per 25% 'over 37', molti non si curano

Roma 10 feb. (Adnkronos Salute) - Allarme rosso per il colesterolo in Italia. Nonostante l'ipercolesterolemia dilaghi nel nostro Paese, infatti, la maggior parte dei pazienti colpiti non si cura a dovere. Ne è colpito circa un italiano su quattro tra i 37 e i 74 anni, eppure molti non seguono alcuna terapia con farmaci. E' la denuncia degli esperti lanciata oggi a Roma in occasione della presentazione di due studi italiani su questo argomento. I dati sulla malattia, riportati anche dall'Istituto superiore di sanità, parlano chiaro: il 25% degli italiani 'over 37' ha il colesterolo alto, con una predominanza delle donne. Eppure l'84% del gentil sesso non si cura a dovere, come anche l'81% degli uomini. Tra le donne un altro 6% non assume i farmaci giusti, mentre tra gli uomini questa percentuale scende al 5%.

"Ormai sono molto pochi gli italiani che sanno curare questa malattia - osserva Gian Franco Gensini, ordinario di medicina interna e cardiologia, preside della facoltà di Medicina e chirurgia all'università di Firenze - perché molti la trascurano o non sanno quali farmaci assumere". In Italia solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini affrontano il problema come dovrebbero. E se lo sguardo si allarga ulteriormente e si osserva solo la fascia dei 'borderline', cioè di coloro che non hanno il colesterolo alto ma si trovano al limite, allora la media degli italiani a rischio ipercolesterolemia sale al 36% tra le donne e al 33% tra gli uomini.

"La malattia - sottolinea Carlo Maria Rotella, ordinario di endocrinologia all'università di Firenze - può diventare ancora più pericolosa quando si allea con altri fattori di rischio o con patologie cardiovascolari". L'ipercolesterolemia, ad esempio, assume contorni drammatici quando non è controllata in pazienti che hanno avuto un infarto o che sono cardiopatici. Ci si riferisce, conclude Rotella, "a casi di ictus, angina pectoris e arteriopatia periferica".




http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.3000273276