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giovedì 26 febbraio 2009

Cervello, colonna sonora risveglia i ricordi

Cervello, colonna sonora risveglia i ricordi
Mar 24 Feb - 2009

ROMA - Nel cervello e' incisa la colonna sonora della nostra vita e c'e' un 'juke box' che, non appena sentiamo una vecchia canzone legata a un episodio importante del nostro passato, fa risuonare in noi il ricordo di quell'evento e risveglia le stesse emozioni che provammo allora. Si tratta di un 'hub' neurale che lega la musica che riconosciamo come familiare ai nostri ricordi ed emozioni. Continua a Resa nota sulla rivista Cerebral Cortex, la scoperta si deve a ricercatori della Universita' della California presso Davis. Questo 'hub' e' localizzato nella corteccia mediale prefrontale, un'area in prossimita' della fronte. La sua funzione e' associare la musica ad eventi particolari cui fa da sottofondo, eventi che nel momento in cui accadono vengono incisi nel nostro hard disk cerebrale, l'ippocampo, sotto forma di ricordi duraturi. L'hub quindi e' un punto di snodo neurale tra corteccia uditiva e memoria, che si attiva quando ci capita, anche dopo anni, di riascoltare quel brano che ha 'segnato' la nostra vita. Attivandosi suscita 'nostalgia' in noi e ci induce a rievocare il momento in cui quella canzone ci e' entrata nel cuore e anche le emozioni che abbiamo provato in quel momento. Che siano pezzi di vecchie stagioni sanremesi o brani firmati da indiscussi miti del rock, ognuno di noi porta nel cuore una compilation che fa da colonna sonora della nostra vita. Ma finora non si conoscevano gli ingranaggi cerebrali che permettono a una canzone di richiamare in noi ricordi ed emozioni del passato. Diretti da Petr Janata, i neurologi hanno scoperto il meccanismo: hanno lasciato ascoltare a un gruppo di studenti universitari una selezione di 30 brani famosi, assurti alla vetta delle classifiche quando i volontari avevano tra 8 e 18 anni. Mentre i giovani ascoltavano, i ricercatori hanno monitorato il loro cervello con la risonanza, poi hanno chiesto loro di compilare un questionario per valutare quali delle 30 canzoni avessero per loro un valore particolare, quali fossero legate a un ricordo e l'importanza di quest'ultimo. Ebbene e' emerso che all'ascolto delle canzoni che legavano a un ricordo clou della loro vita, nel loro cervello corrispondeva l'attivazione della corteccia mediale prefrontale. E' qui dunque che la musica fa risuonare le corde della nostra memoria. Poiche' quest'area e' una delle ultime a venir danneggiate dal morbo di Alzheimer, conclude Janata, lo studio suggerisce l'utilita' della musicoterapia contro la demenza senile: la musica potrebbe risvegliare in questi soggetti flebili barlumi di memoria.(ANSA)



http://it.notizie.yahoo.com/10/20090224/tts-cervello-colonna-sonora-risveglia-i-97cd5f9_1.html?printer=1

Ricerca: Interruttore Del Silenzio Nel Cervello

Ricerca: Interruttore Del Silenzio Nel Cervello, Spegne Rumori Molesti
Gio 26 Feb - 2009

Roma, 26 feb. (Adnkronos Salute) - Scoperto nel cervello l'interruttore del silenzio. Spegne i rumori di sottofondo molesti o inutili, mentre siamo concentrati su qualcosa: ad esempio i sussurri dei compagni durante un compito in classe, o il rumore delle dita del vicino di scrivania che corrono sulla tastiera. A individuare questo sofisticato meccanismo sono i ricercatori americani diretti da Helen Barbas dell'Università di Boston, che in uno studio su 'Neuron' descrivono il funzionamento dell'interruttore. Spiegando che, in caso alterazioni, proprio questo meccanismo può contribuire alla schizofrenia.

"L'abilità di concentrarci sulle informazioni rilevanti, ignorando il rumore inutile, è importante per riuscire a eseguire i compiti quotidiani", sottolinea la Barbas. Insieme alla collega Maria Medalla, la ricercatrice ha esaminato i meccanismi sinaptici per la selezione e la soppressione di segnali coinvolti nella memoria di lavoro (quella che ci permette di ricordare per poco tempo un numero di telefono continuando a ripeterlo dopo averlo letto dall'elenco telefonico, prima di averlo composto). In particolare, le studiose si sono concentrate su sottili interazioni sinaptiche nelle aree cerebrali coinvolte nell'attenzione.

"La corteccia prefrontale dorsolaterale e la corteccia cingolata anteriore sono due aree che concentrano l'attenzione sui segnali importanti e spengono il rumore durante i compiti cognitivi. Ma la loro comunicazione sinaptica e il ruolo nel controllo cognitivo erano poco note", spiega la Barbas.

Così le studiose hanno indagato più a fondo, scoprendo una sorta di filo dell'interruttore che collega due aree nella prima zona del cervello con una nella seconda, e consente appunto di fare attenzione agli stimoli rilevanti, annullando gli altri. Un larga fibra nervosa legata alla corteccia cingolata anteriore collega selettivamente i neuroni inibitori che aiutano a spegnere i 'fastidiosi' neuroni eccitatori vicini.

Insomma, è proprio la corteccia cingolata anteriore ad avere l'impatto maggiore nel ridurre il rumore. Questo meccanismo cerebrale è spesso alterato nella schizofrenia, patologia che è associata a una ridotta attività in quest'area del cervello. L'interruttore nella corteccia cingolata anteriore può aiutare a fare silenzio intorno a noi, stimolando i neuroni inibitori nella corteccia prefrontale dorsolaterale. "Un meccanismo che non funziona correttamente nella schizofrenia, con un'alterazione del delicato equilibrio tra eccitazione e inibizione dei neuroni chiave", conclude la Barbas.



http://it.notizie.yahoo.com/7/20090226/thl-ricerca-interruttore-del-silenzio-ne-6a24347.html?printer=1

mercoledì 11 febbraio 2009

La dieta mediterranea fa bene anche al cervello



La dieta mediterranea fa bene anche al cervello

11 febbraio 2009 - 14.24 (Ultima Modifica: 11 febbraio 2009)

In questi giorni abbiamo pubblicato articoli in cui, secondo alcuni studi, emerge come gli italiani non ‘scoppiano' di salute, nonostante il nostro paese sia la patria della dieta mediterranea che, se venisse seguita, porterebbe grandi benefici in termini di salute soprattutto a livello di circolazione e nella prevenzione di diabete, colesterolo e malattie cardiovascolari. E in effetti un'ulteriore conferma di questa ipotesi viene da un nuovo studio americano, secondo il quale seguire un'alimentazione di tipo mediterraneo porta benefici non solo al cuore, ma anche al cervello.



La cosiddetta dieta mediterranea (e cioè un'alimentazione a base di pane, frutta, verdura, erbe aromatiche, cereali, olio d'oliva, pesce e vino, ovviamente in quantità moderate) diminuisce sensibilmente il rischio di accusare col tempo problemi cognitivi, addirittura "ostacolando un'eventuale insorgere del morbo di Alzheimer", come sostiene Nikolas Scarmeas, uno dei dottori che ha eseguito la ricerca scientifica. "I soggetti, inoltre - prosegue Scarmeas - che accusavano già problemi cognitivi hanno ridotto il rischio di vedere i loro problemi degenerare in Alzheimer, e questo grazie ad una oculata dieta mediterranea".



La ricerca è stata condotta su 1393 persone in buona salute e con nessun problema di cognizione, e poco meno di 500 individui che, al contrario, avevano lievi difficoltà di comprensione. Delle 1393 persone mentalmente sane, lo studio ha riscontrato che ben 275 hanno, 5 anni dopo, incontrato alcuni problemi di cognizione non presenti inizialmente. Ed effettivamente, la maggior parte di queste non seguiva una dieta di tipo mediterraneo: è stato calcolato che seguendo la dieta c'era il 28% di possibilità in meno di sviluppare problemi cognitivi.



Tra quelle che, inizialmente, avevano qualche problema è emerso che seguire una dieta mediterranea riduceva il rischio di progressione in Alzheimer del 48%.



http://www.romagnaoggi.it/cronaca/2009/2/11/115529/

lunedì 1 dicembre 2008

CERVELLO ATTIVO PROTEGGE DALL'ALZHEIMER

Ricerca europea coordinata dal San Raffaele di Milano: se la mente
rimane attiva, si crea una scorta di sinapsi che riesce a contrastare la malattia
Così un cervello allenato
protegge dall'Alzheimer
di ALESSIA MANFREDI



ROMA - Basta poco, anche un semplice cruciverba, un sudoku o le parole crociate. Imparare a memoria una canzone, esercitarsi a parlare una lingua straniera, perfino ripetere le tabelline: il trucco è mantenere allenato il cervello, che, se viene stimolato continuamente, protegge dal morbo di Alzheimer, ne rallenta l'insorgere e ne smorza i sintomi.

Lo dimostra uno studio europeo che ha coinvolto diversi centri di ricerca, coordinati dai ricercatori dell'Università Vita-Salute San Raffaele e dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, pubblicato su Neurology. Secondo gli studiosi, in particolare, chi tiene il cervello continuamente in esercizio - come chi svolge attività intellettualmente impegnative o ha un grado alto di istruzione - si munisce di un "cervello di scorta" che entra in funzione se la malattia degenerativa colpisce, rallentandone il decorso e l'aggressività. "Se la malattia danneggia i neuroni e le loro connessioni, un cervello ben allenato se la cava lo stesso, utilizzando le altre connessioni sane come riserva" spiegano i ricercatori.

Lo studio è stato condotto su 300 malati di Alzheimer e 100 anziani con lievi disturbi della memoria per una durata di 14 mesi: avevano tutti diversi livelli di istruzione e facevano lavori diversi, dal manager alla casalinga. La ricerca ha evidenziato che chi aveva un grado di istruzione più alto o svolgeva un'attività intellettualmente più impegnativa, mostrava i sintomi della malattia più tardi rispetto a casalinghe o disoccupati, e riusciva, ad esempio, a ricordare meglio degli altri e con più facilità il nome di un oggetto. "Questo nonostante la malattia ne avesse già danneggiato neuroni e sinapsi, condizione normalmente causa di terribili sintomi della malattia, tra cui la perdita della memoria", sottolineano i ricercatori.


Un cervello allenato, in sostanza, sviluppa più sinapsi - le connessioni tra neuroni - che si trasformano in una preziosa scorta quando la malattia aggredisce. Questa "scorta" è stata scoperta grazie alla tomografia ad emissione di positroni (Pet) ed è stata chiamata "riserva funzionale". Grazie a questa, le persone più istruite sono in grado di sostituire le sinapsi danneggiate dalla malattia con altre funzionanti, riducendo così i sintomi invalidanti dell'Alzheimer, una piaga che colpisce sempre di più la società che sta diventando sempre più vecchia: nel mondo i malati di Alzheimer sono 25 milioni e in Italia almeno 500mila. Di questa malattia soffre il 20 per cento della popolazione sopra i 65 anni.

Così diventa fondamentale combattere l'analfabetismo, dice Daniela Perani, coordinatrice dello studio, proprio per ritardare l'esordio della malattia. "Bisogna trovare i mezzi per favorire la lettura e stimolare le attività intellettuali nella popolazione e non solo in quella anziana: queste sono solo alcune delle strade che possiamo percorrere per combattere, sin da bambini, la malattia", conclude la ricercatrice.

(20 ottobre 2008)
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/alzheimer-cervello/alzheimer-cervello/alzheimer-cervello.html

Obesità: tutta colpa del cervello

Obesità: tutta colpa del cervello


(18-10-2008) - Uno studio pubblicato sulla rivista "Science" dimostra che le persone vittime dei chili di troppo non riescono a gustare il cibo e che, per gustarlo meglio, ne aumentano le dosi. La causa, una bassa risposta cerebrale


Mangiare con gusto aiuta a restare magri. Questo è quanto si deduce dall'indagine realizzata da un gruppo di ricercatori dell'Oregon Research Institute (Ori), coordinati dall'esperto Eric Stice, su un campione di persone unicamente femminile.

76 le ragazze esaminate nell'arco di un anno, di cui 33 adolescenti con un'età compresa tra i 14 e i 18 anni e 43 studentesse universitarie con un'età compresa tra i 18 ai 22 anni. Dopo aver sottoposto tutte le partecipanti a risonanza magnetica, per registrarne l'attività cerebrale, i ricercatori Usa dell'Oregon Research Insitute hanno scoperto che «la più debole risposta cerebrale di fronte a un milkshake al cioccolato» era associata «al maggiore aumento di peso a un anno di distanza».

La ricerca, sulla scia delle precedenti, mostra ancor più chiaramente il legame tra la scarsa reazione cerebrale di fronte ai cibi e il gene responsabile del rilascio di dopamina,ovvero il neurotrasmettitore del piacere.

Gli scienziati, inoltre, sono andati a cercare, sul campione femminile studiato, la TaqA1, una particolare mutazione genetica che comporta un numero ridotto di recettori per la dopamina nel cervello. E ad un anno di distanza, alla prova della bilancia, hanno potuto constatare come «bassa risposta cerebrale e variante genetica si associano sempre a un maggiore aumento di peso».







http://www.agoranews.it/read.php?read=6928