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martedì 24 febbraio 2009

OBESITA', LA CHIAVE IN UN UNICO GENE

OBESITA', LA CHIAVE IN UN UNICO GENE

(AGI) - Londra, 23 feb. - La chiave per controllare l'obesita' e' in un singolo gene, che controlla il meccanismo con cui il nostro corpo brucia energia. E' la scoperta di un team i scienziati dell'Universita' di Dusseldorf, in Germania, il cui studio e' stato pubblicato sulla rivista Nature. E' il gene Fto il "colpevole" dell'obesita', la ragione per cui c'e' chi rimane magro pur essendo inattivo e mangiando cibo spazzatrura e chi ingrassa magari con un regime di vita piu' regolare. Da tempo gli scienziati si concentrano su questo gene, ma quest'ultima scoperta cambia radicalmente l'approccio: le variabili del Fto da un individuo all'altro non influiscono sulla quantita' di cibo che si e' portati a ingerire, ma sul metabolismo. E' il tasso con cui si brucia energia a cambiare anche drasticamente, permettendo ai piu' fortunati di non mettere su chili di troppo anche se si abbuffano. I ricercatori tedeschi, gidati dal Dott. Ulrich Ruther, hanno infatti appurato che i topi privi del gene Fto rimanevano magri nonostante mangiassero grandi quantita' di cibo e rimanessero completamente inattivi. I topo Fto-deficienti, in sostanza, bruciavano energia molto piu' rapidamente di quello con il gene funzionante. E tra gli umani, tutti dotati del gene ma con diverse varianti, quelli con la variante "ad alto rischio" pesano in media tre chili di piu' di quelli "a basso rischio". "Comprendere i meccanismi del Fto - spiegano gli scienziati tedeschi - potrebbe spianare la strada allo sviluppo di bersagli terapeutici per l'obesita'. L'obiettivo futuro sara' lo sviluppo di farmaci che modulano il gene".



http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200902231714-hpg-rsa0053-art.html

martedì 2 dicembre 2008

I BAMBINI OBESI HANNO LE ARTERIE SIMILI AI 45ENNI

I BAMBINI OBESI HANNO LE ARTERIE SIMILI AI 45ENNI



bambini obesi rischiano di sviluppare malattie cardiache tanto quanto un 45enne. A sostenerlo e' stata Geetha Raghuveer del Children's Hospital del Kansas, che ha coordinato uno studio presentato a New Orleans in occasione di una conferenza dell'American Heart Association. In pratica, i medici hanno utilizzato l'ecografia per osservare lo stato di salute delle arterie di 70 bambini di eta' compresa tra i 10 e i 16 anni. Quasi tutto il campione era obeso e aveva problemi di colesterolo. I ricercatori hanno cosi' cercato di misurare lo spessore delle arterie dei soggetti giovani. Anche se nessuno sa qual e' la misura adeguata dell'arteria di persone cosi' giovani (perche' in genere non vengono sottoposti a controlli per malattie cardiovascolari), i ricercatori hanno subito notato che un'anomalia c'era. Si', perche', secondo i ricercatori, di certo i bambini non dovrebbero avere l'arteria simile a quella degli adulti. E molti soggetti del campione hanno presentato questa anomalia. Per questo i ricercatori hanno concluso che l'obesita' metterebbe bambini e adulti sullo stesso piano, almeno per quanto riguarda la possibilita' di sviluppare malattie cardiovascolari.

http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200811141301-hpg-rsa0028-art.html

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In una conferenza dell’American Heart Association che si è tenuta a New Orleans sono stati esposti i gravi rischi che corrono i bambini obesi, che possono essere vittima di malattie cardiovascolari come gli uomini di mezz’età.



A dirlo è stata Geetha Raghuveer del Children’s Hospital dello stato del Kansas dove i medici hanno condotto una apposita ricerca che ha portato alla scoperta di queste situazioni. E’ stata fatta una ecografia alle arterie di settanta ragazzi, tutti obesi e con alti livelli di colesterolo, tra i dieci e i sedici anni con lo scopo di misurarne lo spessore. Per la verità non si sa ancora quale sia il corretto valore di spessore delle arterie di soggetti così giovani perché di solito non vengono fatti su di loro controlli del genere ma i dottori hanno notato che qualcosa non andava. Le loro arterie, dal punto di vista dello spessore, sono infatti simili a quelle degli adulti. Questo ha portato i medici alla conclusione che i bambini con problemi di colesterolo e sorvappeso vanno incontro alle stesse malattie degli adulti.



Alessio Morrone



http://www.dottorsport.info/modules/article/view.article.php?12310

lunedì 1 dicembre 2008

Obesità: tutta colpa del cervello

Obesità: tutta colpa del cervello


(18-10-2008) - Uno studio pubblicato sulla rivista "Science" dimostra che le persone vittime dei chili di troppo non riescono a gustare il cibo e che, per gustarlo meglio, ne aumentano le dosi. La causa, una bassa risposta cerebrale


Mangiare con gusto aiuta a restare magri. Questo è quanto si deduce dall'indagine realizzata da un gruppo di ricercatori dell'Oregon Research Institute (Ori), coordinati dall'esperto Eric Stice, su un campione di persone unicamente femminile.

76 le ragazze esaminate nell'arco di un anno, di cui 33 adolescenti con un'età compresa tra i 14 e i 18 anni e 43 studentesse universitarie con un'età compresa tra i 18 ai 22 anni. Dopo aver sottoposto tutte le partecipanti a risonanza magnetica, per registrarne l'attività cerebrale, i ricercatori Usa dell'Oregon Research Insitute hanno scoperto che «la più debole risposta cerebrale di fronte a un milkshake al cioccolato» era associata «al maggiore aumento di peso a un anno di distanza».

La ricerca, sulla scia delle precedenti, mostra ancor più chiaramente il legame tra la scarsa reazione cerebrale di fronte ai cibi e il gene responsabile del rilascio di dopamina,ovvero il neurotrasmettitore del piacere.

Gli scienziati, inoltre, sono andati a cercare, sul campione femminile studiato, la TaqA1, una particolare mutazione genetica che comporta un numero ridotto di recettori per la dopamina nel cervello. E ad un anno di distanza, alla prova della bilancia, hanno potuto constatare come «bassa risposta cerebrale e variante genetica si associano sempre a un maggiore aumento di peso».







http://www.agoranews.it/read.php?read=6928

lunedì 25 agosto 2008

SALUTE : LA DIETA MEDITERRANEA CONTRO L'OBESITA'

MED - Obesità, Coldiretti: Tornare alla dieta mediterranea


Roma, 25 ago (Velino) - "Un terzo dei ragazzi italiani è obeso o in soprappeso non solo per la ridotta attività fisica ma anche per effetto del progressivo abbandono a tavola dei principi della dieta mediterranea. Dieta che con pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli abitanti del Belpaese di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea". Lo afferma la Coldiretti nel commentare lo studio di un gruppo di ricercatori dell'Università statunitense dell'Iowa, pubblicato sulla rivista Journal of Pediatrics, che raccomanda innanzitutto attività fisica, 13 mila passi al giorno per i maschi e 11 mila per le femmine, e poca televisione (non più di due ore al giorno), per evitare i chili di troppo già nell'infanzia tra i 7 e i 12 anni.

"La radicata cultura alimentare fondata sulla dieta mediterranea, secondo l'organizzazione agricola non ha 'salvato' i giovani italiani, come confermano i dati preoccupanti sull'aumento dei casi di obesità o soprappeso, dovuti a una non corretta alimentazione, che riguardano un terzo dei ragazzi attorno ai dieci anni. "La principale causa va individuata non solo nel minor esercizio fisico ma anche nel consumo di cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate e per questo occorre intervenire nelle case e nelle scuole con una maggiore attenzione ai menu. Anche a quelli delle mense dove deve essere garantita la presenza di cibi sani come i prodotti tradizionali e la frutta e verdura locale che troppo spesso mancano dalle tavole delle giovani generazioni. I ragazzi di questa generazione per la prima volta nella storia, potrebbero essere - sottolinea la Coldiretti - i primi ad avere una vita più breve dei propri genitori proprio per colpa delle malattie causate dall'obesità e dal soprappeso, secondo l'allarme lanciato dal Congresso Internazionale sull'Obesità di Sidney in Australia. Le malattie collegate direttamente all'obesità sono responsabili - precisa - di ben il 7 per cento dei costi sanitari dell'Unione europea poiché l'aumento di peso è un importante fattore di rischio per molte malattie come i problemi cardiocircolatori, il diabete, l'ipertensione, l'infarto e certi tipi di cancro, sulla base dei dati Ue".

La Coldiretti sta realizzando il progetto "Educazione alla Campagna Amica" che coinvolgerà nel prossimo anno scolastico oltre centomila alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia che parteciperanno a tremila lezioni in programma nelle fattorie didattiche e agli oltre cinquemila laboratori del gusto organizzati nelle aziende agricole e in classe. "L'obiettivo – sostiene la Coldiretti - è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei pr
Tecnoscienze
Ricerche delle universita' inglesi annunciano una interessante scoperta odotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell'agricoltura con i cibi consumati ogni giorno. Un obiettivo che - conclude - può anche essere incentivato con l'aiuto dei nuovi distributori automatici di frutta e verdura snack che si stanno diffondendo e dove è possibile acquistare frutta fresca, disidratata o spremute senza aggiunte di zuccheri o grassi come alimento rompi-digiuno per una merenda sana alternativa al “cibo spazzatura”.

(com/esp) 25 ago 2008 16:54


http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=621552

martedì 6 maggio 2008

OBESITA' E DIABETE: RADICI NEL DNA

Obesità e diabete: radici nel DNA
Due i geni responsabili

Lo scorso aprile gli studiosi hanno indicato in un gene chiamato Fto il principale responsabile dell'obesità. Oggi si scopre che questo piccolo nemico della linea ha almeno un complice, sempre nel DNA: questo secondo gene si chiama Mc4r. Le varianti “cattive” di questi due geni insieme sono responsabili in media di 3,8 chili di aumento di peso. Lo ha scoperto uno studio internazionale condotto su oltre 90mila soggetti, che ha coinvolto 77 istituzioni di Inghilterra, Usa, Francia, Germania, Italia, Finlandia e Svezia. (per l'Italia ha partecipato l'Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del Cnr di Cagliari).

Nel corso dello studio, pubblicato da “Nature Genetics”, i diversi istituti hanno cercato nella popolazione i geni ricorrenti legati all'aumento di peso. Il “colpevole” è stato così individuato nel segmento di Dna che esprime la proteina chiamata appunto Mc4r, di cui sono state trovate diverse varianti, alcune delle quali legate a forme di obesità molto gravi. In tutti i casi il nuovo gene e il già noto Fto hanno mostrato di lavorare bene insieme, e di dar luogo a effetti particolarmente negativi.




“Dobbiamo ancora scoprire come funzionano esattamente i due geni – spiegano gli esperti del Wellcome Trust Sanger Institute di Londra - ma questo è un passo fondamentale per capire come intervenire dal punto di vista biologico”. Lo studio ha anche dimostrato che le varianti cattive sono più comuni in chi ha antenati asiatici rispetto agli europei, anche se tra gli inglesi sono presenti in circa il 50% della popolazione. Nel nuovo studio i ricercatori, guidati da Mark McCarthy, hanno visto che i soggetti più sfortunati, portatori delle varianti di entrambi i geni, guadagnano sulla bilancia, in media, ben 3,8 chili in più. Se la cava meglio, ma non troppo, chi presenta solo la variante individuata di recente: per lui, infatti, la bilancia segna “solo” 1,5/2 chili in più. Comunque, anche da solo, l'Mc4r ha mostrato di essere responsabile di almeno due centimetri di giro-vita in più e soprattutto dell'aumento della resistenza all'insulina, da cui consegue il diabete di tipo 2.

''Ovviamente non si può cambiare la predisposizione genetica alle malattie - scrivono gli esperti - ma conoscendo i soggetti a rischio si possono far adottare stili di vita più sani e sviluppare farmaci specifici”.



http://www.tgcom.mediaset.it/tgmagazine/articoli/articolo412136.shtml