Al sole contro il tumore, ma con moderazione
Boston - Il sole fa bene: due ore al giorno di esposizione, infatti, stimolano la produzione di vitamina D, e si diminuisce fino al 50 per cento il rischio di sviluppare cancro alla prostata, al seno e al colon-retto.
L’ assenza di vitamina D, inoltre può essere causa di malattie infettive, autoimmuni, cardiovascolari e appunto di tumori.
E’ questo uno dei risultati di uno studio appena pubblicato sul `Clinical Journal of the American Society of Nephrology`, condotto dal Dipartimento di medicina ed endocrinologia dell`Università di Boston (Usa), che trova concordi gli specialisti italiani.
«La vitamina D agisce beneficamente su tessuti differenti, in particolare sulla prostata e sul seno - spiega Patrizio Mulas, presidente dell`Associazione dermatologi ospedalieri italiani -. Non mancano studi che rimarcano l`azione proapoptotica, antimetastatica e antiangiogenetica, antinfiammatoria e immunomodulante di questa vitamina»,
Per fare il pieno di vitamina D bastano due ore al giorno di esposizione nelle ore meno calde, per produrre la concentrazione di vitamina utile all`organismo.
Il consiglio quindi è «Esporsi al sole con moderazione - dice Mulas -, usando filtri protettivi adeguati al proprio fototipo, cioè al tipo di carnagione. Ed evitando le ore più calde del giorno. Se proprio si vuole restare in spiaggia è bene ricordare di coprirsi con una maglietta e con un cappellino».
(17/07/2008 - in collaborazione con AdnKronos)
http://www.localport.it/eventi/notizie/notizie_espansaN.asp?N=34169
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mercoledì 16 luglio 2008
lunedì 2 giugno 2008
TUMORE AL RENE-SPERANZE DA UN NUOVO FARMACO
TUMORE AL RENE-SPERANZE DA UN NUOVO FARMACO
2-06-2008
(AGI) - Chicago - Circa 200.000 nuovi malati l'anno, 8.500 solo in Italia, con una mortalita' del 50 per cento, e una crescita esponenziale dei casi, aumentati del 350 per cento dagli anni '60 ad oggi. Sono i numeri del tumore al rene, non uno dei principali 'big killer' ma uno dei tumori piu' difficili da trattare "perche' non esistono screening di nessun tipo, da' pochi segni di se' e quei pochi sono aspecifici, ed e' quindi molto difficile arrivare a una diagnosi precoce". Il prof. Camillo Porta, oncologo all'Ircss San Matteo di Pavia, spiega cosi' il preoccupante aumento non solo di nuovi casi, ma anche delle forme piu' avanzate, dove si raggiunge il 100 per 100 di mortalita'. "Il 35 per cento dei casi che vengono diagnosticati - spiega infatti l'oncologo - sono gia' in una fase incurabile, e un altro 35 per cento in fase abbastanza avanzata da rischiare con quasi certezza lo sviluppo di metastasi nel tempo". In ogni caso, "se fino a pochi anni fa praticamente non c'erano terapie efficaci", oggi con i nuovi farmaci biologici le speranze per i pazienti sono moltiplicate. E' il caso del 'bevacizumab', primo anticorpo monoclonale che inibisce l'angiogenesi, cioe' di fatto 'affama' il tumore. Lo studio Avoren presentato al congresso di oncologia Asco a Chicago conferma che l'aggiunta di 'bevacizumab' alla terapia standard a base di interferone prolunga in maniera significativa il tempo in cui i pazienti vivono senza un peggioramento della malattia. "Nel corso dell'Asco di quest'anno - conferma Porta - e' stata posta in luce l'attivita' dei farmaci 'a bersaglio molecolare', e del bevacizumab in particolare, nel trattamento del tumore al rene, attivita' che permettera' a un sempre maggior numero di pazienti di convivere, anche a lungo, con la propria malattia". (AGI)
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200806021404-hpg-rsa0011-art.html
2-06-2008
(AGI) - Chicago - Circa 200.000 nuovi malati l'anno, 8.500 solo in Italia, con una mortalita' del 50 per cento, e una crescita esponenziale dei casi, aumentati del 350 per cento dagli anni '60 ad oggi. Sono i numeri del tumore al rene, non uno dei principali 'big killer' ma uno dei tumori piu' difficili da trattare "perche' non esistono screening di nessun tipo, da' pochi segni di se' e quei pochi sono aspecifici, ed e' quindi molto difficile arrivare a una diagnosi precoce". Il prof. Camillo Porta, oncologo all'Ircss San Matteo di Pavia, spiega cosi' il preoccupante aumento non solo di nuovi casi, ma anche delle forme piu' avanzate, dove si raggiunge il 100 per 100 di mortalita'. "Il 35 per cento dei casi che vengono diagnosticati - spiega infatti l'oncologo - sono gia' in una fase incurabile, e un altro 35 per cento in fase abbastanza avanzata da rischiare con quasi certezza lo sviluppo di metastasi nel tempo". In ogni caso, "se fino a pochi anni fa praticamente non c'erano terapie efficaci", oggi con i nuovi farmaci biologici le speranze per i pazienti sono moltiplicate. E' il caso del 'bevacizumab', primo anticorpo monoclonale che inibisce l'angiogenesi, cioe' di fatto 'affama' il tumore. Lo studio Avoren presentato al congresso di oncologia Asco a Chicago conferma che l'aggiunta di 'bevacizumab' alla terapia standard a base di interferone prolunga in maniera significativa il tempo in cui i pazienti vivono senza un peggioramento della malattia. "Nel corso dell'Asco di quest'anno - conferma Porta - e' stata posta in luce l'attivita' dei farmaci 'a bersaglio molecolare', e del bevacizumab in particolare, nel trattamento del tumore al rene, attivita' che permettera' a un sempre maggior numero di pazienti di convivere, anche a lungo, con la propria malattia". (AGI)
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200806021404-hpg-rsa0011-art.html
TUMORE AL POLMONE-ARRIVA UN TESTO SEMPLICE
2008-06-02 14:41
TUMORE AL POLMONE, VERSO IL TEST CHE PREDICE IL RISCHIO
CHICAGO - Un semplice test del sangue per individuare il tumore al polmone nella sua fase iniziale e predire il rischio che un soggetto fumatore ha di ammalarsi di tale patologia nell'arco dei successivi due anni. Il test si basa sull'individuazione di una particolare 'impronta' genetica, che i ricercatori hanno riscontrato essere presente in coloro che hanno poi sviluppato la neoplasia.
Non è ancora una realtà, ma i primi risultati della sperimentazione del nuovo test sono molto incoraggianti. A metterlo a punto, i ricercatori dell'Università di Colonia, guidati da Thomas Zander, che ha illustrato i primi, positivi dati della sperimentazione in corso al congresso della Società americana di oncologia (Asco), in svolgimento a Chicago. Un risultato definito "entusiasmante", anche se si è ancora in una fase preliminare degli studi e gli esperti invitano alla prudenza.
Ma i primi dati, affermano i ricercatori tedeschi, sono senza dubbio incoraggianti. Il test, spiega Zander, "é risultato sensibile e capace di identificare il tumore al polmone in uno stadio molto precoce, negli individui fumatori, ma anche di predire il rischio di insorgenza per un periodo di due anni". Come? Utilizzando appunto "l'impronta" del Rna. In altre parole i ricercatori hanno individuato il 'marchio genetico' che caratterizza i soggetti malati di tumore al polmone, e lo hanno fatto comparando i linfociti del sangue di un gruppo di pazienti con quelli di un gruppo di individui sani. Individuati i geni 'spia' del tumore, hanno quindi esaminato un campione di soggetti fumatori sani e, in alcuni di essi, hanno riscontrato la presenza degli stessi geni spia. Proprio questi soggetti, nell'arco dei successivi due anni, hanno sviluppato nella maggioranza dei casi la patologia. Il grado di accuratezza del test, afferma Zander, è dell'88%.
Un risultato importante, soprattutto alla luce di un dato: solo il 15% dei pazienti affetti da cancro al polmone sopravvive e la sopravvivenza media é di circa due anni. La causa sta proprio nella diagnosi tardiva, dal momento che questo tipo di tumore è diagnosticato quando è già in fase avanzata. Riuscire ad avere una diagnosi precoce - proprio quello che il test in sperimentazione promette - significherà dunque poter mettere a punto una strategia terapeutica per migliorare notevolmente la sopravvivenza di tali pazienti. "Quello che ora abbiamo fatto - precisa Zander - è identificare nel sangue il preciso profilo genetico del cancro al polmone, prima che la malattia si manifesti clinicamente".
Naturalmente, ha aggiunto però, "ulteriori studi sono necessari, anche se i primi risultati lasciano ben sperare". Una prospettiva interessante anche secondo l'esperto in tumori polmonari Cesare Gridelli, direttore della divisione di oncologia medica dell'ospedale Moscati di Avellino: "Puntare all'identificazione del profilo genico che predice il rischio di sviluppare il tumore del polmone è senza dubbio un traguardo a cui lavorare. Si tratta però - conclude l'esperto - di una prospettiva non immediata e che richiederà ulteriori, importanti sperimentazioni".
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_78072779.html
TUMORE AL POLMONE, VERSO IL TEST CHE PREDICE IL RISCHIO
CHICAGO - Un semplice test del sangue per individuare il tumore al polmone nella sua fase iniziale e predire il rischio che un soggetto fumatore ha di ammalarsi di tale patologia nell'arco dei successivi due anni. Il test si basa sull'individuazione di una particolare 'impronta' genetica, che i ricercatori hanno riscontrato essere presente in coloro che hanno poi sviluppato la neoplasia.
Non è ancora una realtà, ma i primi risultati della sperimentazione del nuovo test sono molto incoraggianti. A metterlo a punto, i ricercatori dell'Università di Colonia, guidati da Thomas Zander, che ha illustrato i primi, positivi dati della sperimentazione in corso al congresso della Società americana di oncologia (Asco), in svolgimento a Chicago. Un risultato definito "entusiasmante", anche se si è ancora in una fase preliminare degli studi e gli esperti invitano alla prudenza.
Ma i primi dati, affermano i ricercatori tedeschi, sono senza dubbio incoraggianti. Il test, spiega Zander, "é risultato sensibile e capace di identificare il tumore al polmone in uno stadio molto precoce, negli individui fumatori, ma anche di predire il rischio di insorgenza per un periodo di due anni". Come? Utilizzando appunto "l'impronta" del Rna. In altre parole i ricercatori hanno individuato il 'marchio genetico' che caratterizza i soggetti malati di tumore al polmone, e lo hanno fatto comparando i linfociti del sangue di un gruppo di pazienti con quelli di un gruppo di individui sani. Individuati i geni 'spia' del tumore, hanno quindi esaminato un campione di soggetti fumatori sani e, in alcuni di essi, hanno riscontrato la presenza degli stessi geni spia. Proprio questi soggetti, nell'arco dei successivi due anni, hanno sviluppato nella maggioranza dei casi la patologia. Il grado di accuratezza del test, afferma Zander, è dell'88%.
Un risultato importante, soprattutto alla luce di un dato: solo il 15% dei pazienti affetti da cancro al polmone sopravvive e la sopravvivenza media é di circa due anni. La causa sta proprio nella diagnosi tardiva, dal momento che questo tipo di tumore è diagnosticato quando è già in fase avanzata. Riuscire ad avere una diagnosi precoce - proprio quello che il test in sperimentazione promette - significherà dunque poter mettere a punto una strategia terapeutica per migliorare notevolmente la sopravvivenza di tali pazienti. "Quello che ora abbiamo fatto - precisa Zander - è identificare nel sangue il preciso profilo genetico del cancro al polmone, prima che la malattia si manifesti clinicamente".
Naturalmente, ha aggiunto però, "ulteriori studi sono necessari, anche se i primi risultati lasciano ben sperare". Una prospettiva interessante anche secondo l'esperto in tumori polmonari Cesare Gridelli, direttore della divisione di oncologia medica dell'ospedale Moscati di Avellino: "Puntare all'identificazione del profilo genico che predice il rischio di sviluppare il tumore del polmone è senza dubbio un traguardo a cui lavorare. Si tratta però - conclude l'esperto - di una prospettiva non immediata e che richiederà ulteriori, importanti sperimentazioni".
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