38 anni, eterosessuale, sieropositivo e inconsapevole
L’Aids continua a colpire in Italia e diventa sempre più subdolo. Basti pensare che negli anni Ottanta, quando si iniziò a parlare di Aids e la malattia ebbe la sua prima vera esplosione, il 70% dei sieropositivi era rappresentato da tossicodipendenti (età media: 26 anni) che si ammalavano a seguito dell’utilizzo in condivisione di aghi infetti.
Oggi, invece, solo dieci sieropositivi su cento sono tossicodipendenti, tutti gli altri sono individui che conducono una vita apparentemente normale e senza vizi e che si ammalano a seguito di un rapporto sessuale – generalmente eterosessuale – non protetto e che non si accorgono di essere malati fino a quando non è troppo tardi. Il dato emerge da un recente rapporto sulla situazione HIV nel nostro Paese presentato a Roma da Andrea Antinori, direttore del Dipartimento clinico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani.
Il punto più importante di questo rapporto è proprio quello relativo alla mancanza di consapevolezza di essere sieropositivi. Ecco l’identikit del paziente-tipo nel terzo millennio: ha in media 38 anni, è eterosessuale e il pensiero di poter essere sieropositivo sembra non sfiorarlo nemmeno alla lontana, al punto da trasformarsi in veicolo di contagio per anni e anni prima di scoprire di essere malato e di iniziare a seguire una terapia antiretrovirale, che al giorno d’oggi permette alla maggior parte dei pazienti di tenere sotto controllo la malattia e di aspirare a una qualità della vita assolutamente soddisfacente.
Antinori ha spiegato che il 30% dei pazienti scopre di essere malato solo quando l’infezione ha raggiunto una fase avanzata e un quarto dei 120.000 nuovi sieropositivi non ha la minima idea di essere malato.
http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/infettivologia/detail_105069_38-anni-eterosessuale-sieropositivo-e-inconsapevole.aspx?c1=41
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martedì 24 febbraio 2009
domenica 22 febbraio 2009
AIDS: IN ITALIA 120MILA POSITIVI, UNO SU 4 NON LO SA
AIDS: IN ITALIA 120MILA POSITIVI, UNO SU 4 NON LO SA
(AGI) - Roma, 20 feb. - Cresce progressivamente la quota di soggetti che scoprono di aver contratto il virus Hiv in fase avanzata della malattia (oltre il 30%, dato europeo) e si stima che almeno un quarto dei 120mila soggetti Hiv positivi viventi in Italia sia inconsapevole del proprio stato. "Un dato importante che dobbiamo riuscire a diminuire ribadendo l'importanza del test, che e' un dovere civile oltre che l'unica speranza per tenere sotto controllo il virus", ha dichiarato Andrea Antinori, direttore Malattie Infettive allo Spallanzani di Roma, a margine della conferenza stampa di presentazione dello studio Adone, avviato per analizzare l'effetto della semplificazione della terapia ottenuta con Atripla, antiretrovirale in monosomministrazione quotidiana. Il test, "che e' anonimo, gratuito, sicuro ed efficace", sottolinea Antinori, e' la grande possibilita' per curarsi mantenendo una quotidianita' a detta degli esperti "normale".
"Basti pensare che oggi l'aspettativa di vita puo' raggiungere i 50 anni per un paziente giovane", continua Antinori, tracciando il trend dell'epidemia: "I nuovi infetti hanno un'eta' piu' adulta (38 anni contro i 26 anni del 1986), le donne sono circa un terzo del totale e la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via sessuale - spiega il professore - Se nella seconda meta' degli anni'80 l'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa era correlato al 70% delle trasmissioni, oggi i tossicodipendenti sono meno del 10% dei nuovi infetti". Costante negli ultimi 7-8 anni il numero dei nuovi infetti, circa 4mila l'anno in Italia; "diminuita sensibilmente invece, nell'ultimo decennio, la mortalita' - continua Andrea Antinori - Merito delle terapie antiretrovirali che hanno ridotto nettamente anche la morbilita' della malattia. L'80-90% di tutti i pazienti seguiti nei centri di riferimento sono in condizione di soppressione virologica, percentuale impensabile fino a qualche anno fa".
http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200902201548-cro-rom1151-art.html
(AGI) - Roma, 20 feb. - Cresce progressivamente la quota di soggetti che scoprono di aver contratto il virus Hiv in fase avanzata della malattia (oltre il 30%, dato europeo) e si stima che almeno un quarto dei 120mila soggetti Hiv positivi viventi in Italia sia inconsapevole del proprio stato. "Un dato importante che dobbiamo riuscire a diminuire ribadendo l'importanza del test, che e' un dovere civile oltre che l'unica speranza per tenere sotto controllo il virus", ha dichiarato Andrea Antinori, direttore Malattie Infettive allo Spallanzani di Roma, a margine della conferenza stampa di presentazione dello studio Adone, avviato per analizzare l'effetto della semplificazione della terapia ottenuta con Atripla, antiretrovirale in monosomministrazione quotidiana. Il test, "che e' anonimo, gratuito, sicuro ed efficace", sottolinea Antinori, e' la grande possibilita' per curarsi mantenendo una quotidianita' a detta degli esperti "normale".
"Basti pensare che oggi l'aspettativa di vita puo' raggiungere i 50 anni per un paziente giovane", continua Antinori, tracciando il trend dell'epidemia: "I nuovi infetti hanno un'eta' piu' adulta (38 anni contro i 26 anni del 1986), le donne sono circa un terzo del totale e la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via sessuale - spiega il professore - Se nella seconda meta' degli anni'80 l'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa era correlato al 70% delle trasmissioni, oggi i tossicodipendenti sono meno del 10% dei nuovi infetti". Costante negli ultimi 7-8 anni il numero dei nuovi infetti, circa 4mila l'anno in Italia; "diminuita sensibilmente invece, nell'ultimo decennio, la mortalita' - continua Andrea Antinori - Merito delle terapie antiretrovirali che hanno ridotto nettamente anche la morbilita' della malattia. L'80-90% di tutti i pazienti seguiti nei centri di riferimento sono in condizione di soppressione virologica, percentuale impensabile fino a qualche anno fa".
http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200902201548-cro-rom1151-art.html
mercoledì 3 dicembre 2008
Aids, una molecola tutta italiana per bloccare il virus
Aids, una molecola tutta italiana per bloccare il virus
Il virus dell'aids
L'Aids ha un nuovo nemico. E' una piccola molecola diretta contro un 'enzima cellulare' che si è rivelata in grado di bloccare l'infezione. La scoperta, frutto di una ricerca congiunta del Cnr e dell'Università di Siena, è stata pubblicata sul Journal of Medicinal Chemistry.
"Il virus HIV - spiega Giovanni Maga dell'Igm-Cnr - è un parassita delle cellule umane e dunque non è capace di riprodursi al di fuori dell'organismo infetto". Per moltiplicarsi, infatti, l'Hiv si introduce in una cellula, e la 'spoglia' delle sue risorse nutritive per costruire nuovi virioni.
"All'interno della cellula infetta - continua Maga - il virus prende il controllo di numerosi enzimi cellulari, 'obbligandoli' a lavorare per produrre nuove particelle virali. Uno di questi enzimi è la proteina cellulare DDX3 che ha il compito di facilitare il flusso di informazione genetica tra il nucleo, dove l'informazione viene custodita, e il citoplasma, dove l'informazione viene tradotta in nuove proteine".
Partendo da queste premesse, i ricercatori hanno utilizzato tecniche computerizzate per disegnare una molecola 'su misura' per la proteina DDX3, che è stata poi sintetizzata e provata nei test biologici. "Questa piccola molecola - sottolinea Maga - si e' dimostrata in grado di bloccare l'azione di DDX3, causando l'interruzione della replicazione virale dell' HIV, senza però danneggiare le cellule non infette". Una scoperta che, secondo gli esperti, apre nuove possibilità di cura dell'Aids dato che un farmaco diretto contro un enzima cellulare avrebbe più probabilità di conservare la sua efficacia anche per tempi lunghi di terapia.
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=87651
Il virus dell'aids
L'Aids ha un nuovo nemico. E' una piccola molecola diretta contro un 'enzima cellulare' che si è rivelata in grado di bloccare l'infezione. La scoperta, frutto di una ricerca congiunta del Cnr e dell'Università di Siena, è stata pubblicata sul Journal of Medicinal Chemistry.
"Il virus HIV - spiega Giovanni Maga dell'Igm-Cnr - è un parassita delle cellule umane e dunque non è capace di riprodursi al di fuori dell'organismo infetto". Per moltiplicarsi, infatti, l'Hiv si introduce in una cellula, e la 'spoglia' delle sue risorse nutritive per costruire nuovi virioni.
"All'interno della cellula infetta - continua Maga - il virus prende il controllo di numerosi enzimi cellulari, 'obbligandoli' a lavorare per produrre nuove particelle virali. Uno di questi enzimi è la proteina cellulare DDX3 che ha il compito di facilitare il flusso di informazione genetica tra il nucleo, dove l'informazione viene custodita, e il citoplasma, dove l'informazione viene tradotta in nuove proteine".
Partendo da queste premesse, i ricercatori hanno utilizzato tecniche computerizzate per disegnare una molecola 'su misura' per la proteina DDX3, che è stata poi sintetizzata e provata nei test biologici. "Questa piccola molecola - sottolinea Maga - si e' dimostrata in grado di bloccare l'azione di DDX3, causando l'interruzione della replicazione virale dell' HIV, senza però danneggiare le cellule non infette". Una scoperta che, secondo gli esperti, apre nuove possibilità di cura dell'Aids dato che un farmaco diretto contro un enzima cellulare avrebbe più probabilità di conservare la sua efficacia anche per tempi lunghi di terapia.
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=87651
martedì 2 dicembre 2008
AIDS: GIORNATA MONDIALE, 33, 2 MILIONI I MALATI
bambini colpiti dalla malattia sono 2,1 milioni
AIDS: GIORNATA MONDIALE, 33, 2 MILIONI I MALATI
AGI) - Roma, 30 nov. - Il primo dicembre e' la Giornata mondiale per la lotta all'Aids. Le stime del 2007 parlano di 33,2 milioni di persone colpite da Aids, di cui 2,1 milioni sono bambini di eta' inferiore ai 15 anni. Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanita', aggiornati al 31 dicembre 2007, in Italia si verificano 4 mila nuove infezioni l'anno: dall'inizio dell'epidemia all'anno scorso sono 59.500 i malati di Aids: la regione in assoluto piu' colpita e' la Lombardia, mentre nell'ultimo anno il tasso d'incidenza piu' elevato e' stato quello del Lazio. In Italia vivono 24 mila persone con l'Hiv e i nuovi casi della popolazione straniera incidono per il 20% del totale. Attualmente la via di trasmissione del virus e' quasi esclusivamente quella sessuale: scende progressivamente, infatti, il numero dei tossicodipendenti che diventa sieropositivo, come il numero dei bambini che si infettano dalle madri. A Torino, presso il centro congressi Lingotto, si tiene il secondo meeting nazionale dell'associazione Nps (Network persone sieropositive). Secondo i dati di un sondaggio realizzato dalla Swg per conto di Nps, l'Aids sembra fare meno paura agli italiani: nel 1991, a dieci anni esatti di distanza dalle prime notizie sull'Hiv, gli italiani che la mettevano al primo posto tra le loro paure erano uno su cinque: ora, invece dopo diciassette anni, sono rimasti solo il 4,8. Dal 1987 al 2004 la Giornata e' stata organizzata dall'Unaids, l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della lotta alla malattia; dal 2005 l'Unaids ha demandato la responsabilita' dell'organizzazione alla Wac (World Aids Campaign), organizzazione indipendente che ha scelto per la Giornata, fino al 2010, il tema sintetizzato dallo slogan "Stop Aids: keep the promise" (Fermare l'Aids: manteniamo la promessa). Sempre secondo il sondaggio commissionato da Nps, gli italiani considerano l'Aids il terzo fattore di morte nel mondo (mentre in realta' causa il 4,9% dei decessi), ma la temono come malattia solo il 6%. Inoltre, mentre il 64% ritiene che l'Aids abbia modificato la vita sessuale delle persone, solo il 25% dichiara di aver modificato le proprie abitudini sessuali. Come rivela il 69% degli intervistati, l'Aids non fa piu' notizia. La Lila (Lega italiana per la lotta all'Aids), associazione nata nel 1987, ribadisce la necessita', in una lettera aperta inviata nei giorni scorsi al sottosegretario Fazio, "di adeguate campagne informative, di garanzie concrete dei diritti delle persone sieropositive, di leggi che non discriminino ma facilitino la prevenzione", chiedendo che la Giornata dell'1 dicembre sia "un concreto richiamo all'azione e non un momento celebrativo". In questa giornata molte iniziative su tutto il territorio nazionale: l'Anlaids (Associazione nazionale per la lotta all'Aids), insieme ad altre associazioni, allestisce in tredici piazze italiane gazebo informativi dove verranno fornite corrette informazioni sulla trsmissione del virus e sul test. A Roma, in Campidoglio, il convegno "Stop Aids: mantieni la promessa", presso l'aula Giulio Cesare, con il sindaco Gianni Alemanno, il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio e il professor Fernando Aiuti.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200811302032-hpg-rsa0007-art.html
AIDS: GIORNATA MONDIALE, 33, 2 MILIONI I MALATI
AGI) - Roma, 30 nov. - Il primo dicembre e' la Giornata mondiale per la lotta all'Aids. Le stime del 2007 parlano di 33,2 milioni di persone colpite da Aids, di cui 2,1 milioni sono bambini di eta' inferiore ai 15 anni. Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanita', aggiornati al 31 dicembre 2007, in Italia si verificano 4 mila nuove infezioni l'anno: dall'inizio dell'epidemia all'anno scorso sono 59.500 i malati di Aids: la regione in assoluto piu' colpita e' la Lombardia, mentre nell'ultimo anno il tasso d'incidenza piu' elevato e' stato quello del Lazio. In Italia vivono 24 mila persone con l'Hiv e i nuovi casi della popolazione straniera incidono per il 20% del totale. Attualmente la via di trasmissione del virus e' quasi esclusivamente quella sessuale: scende progressivamente, infatti, il numero dei tossicodipendenti che diventa sieropositivo, come il numero dei bambini che si infettano dalle madri. A Torino, presso il centro congressi Lingotto, si tiene il secondo meeting nazionale dell'associazione Nps (Network persone sieropositive). Secondo i dati di un sondaggio realizzato dalla Swg per conto di Nps, l'Aids sembra fare meno paura agli italiani: nel 1991, a dieci anni esatti di distanza dalle prime notizie sull'Hiv, gli italiani che la mettevano al primo posto tra le loro paure erano uno su cinque: ora, invece dopo diciassette anni, sono rimasti solo il 4,8. Dal 1987 al 2004 la Giornata e' stata organizzata dall'Unaids, l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della lotta alla malattia; dal 2005 l'Unaids ha demandato la responsabilita' dell'organizzazione alla Wac (World Aids Campaign), organizzazione indipendente che ha scelto per la Giornata, fino al 2010, il tema sintetizzato dallo slogan "Stop Aids: keep the promise" (Fermare l'Aids: manteniamo la promessa). Sempre secondo il sondaggio commissionato da Nps, gli italiani considerano l'Aids il terzo fattore di morte nel mondo (mentre in realta' causa il 4,9% dei decessi), ma la temono come malattia solo il 6%. Inoltre, mentre il 64% ritiene che l'Aids abbia modificato la vita sessuale delle persone, solo il 25% dichiara di aver modificato le proprie abitudini sessuali. Come rivela il 69% degli intervistati, l'Aids non fa piu' notizia. La Lila (Lega italiana per la lotta all'Aids), associazione nata nel 1987, ribadisce la necessita', in una lettera aperta inviata nei giorni scorsi al sottosegretario Fazio, "di adeguate campagne informative, di garanzie concrete dei diritti delle persone sieropositive, di leggi che non discriminino ma facilitino la prevenzione", chiedendo che la Giornata dell'1 dicembre sia "un concreto richiamo all'azione e non un momento celebrativo". In questa giornata molte iniziative su tutto il territorio nazionale: l'Anlaids (Associazione nazionale per la lotta all'Aids), insieme ad altre associazioni, allestisce in tredici piazze italiane gazebo informativi dove verranno fornite corrette informazioni sulla trsmissione del virus e sul test. A Roma, in Campidoglio, il convegno "Stop Aids: mantieni la promessa", presso l'aula Giulio Cesare, con il sindaco Gianni Alemanno, il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio e il professor Fernando Aiuti.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200811302032-hpg-rsa0007-art.html
lunedì 21 luglio 2008
AIDS : STOP AL VACCINO !
Aids, negli Usa nuovo stop nella corsa al vaccino:
potrebbe aumentare il rischio infezione
ROMA (19 luglio) - Nuova battuta d'arresto nella corsa mondiale al vaccino anti-Hiv. L'istituto statunitense per le allergie e le malattie infettive (Niaid) ha bloccato per motivi di sicurezza un piano nazionale che avrebbe dovuto cominciare a testare un nuovo preparato su 8.500 volontari. La sperimentazione sarebbe stata condotta da “Pave” (Partnership for Aids vaccine evaluation), un consorzio di agenzie governative statunitensi e organizzazioni finanziate con fondi pubblici che ha come obiettivo quello di mettere a punto un efficace vaccino contro il virus Hiv.
Lo stop allo studio imposto dal Niaid è dovuto a ragioni di sicurezza. Gli esperti, infatti, mettono in dubbio l'efficacia del vaccino, che potrebbe anche aumentare il rischio di infezione tra i volontari arruolati. Per questo sottolineano la necessità di controlli più approfonditi e di altre sperimentazioni, sia sugli animali che sugli uomini, prima di dare il consenso alla produzione su vasta scala del vaccino.
Il direttore del Niaid, Anthony Fauci, ha affermato che potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di svolgere una sperimentazione più ristretta, con l'unico intento di scoprire se il vaccino “Pave” sia capace di ridurre la carica virale, cioè la quantità di virus Hiv presente nel sangue. Nonostante questo ennesimo insuccesso, che segue di pochi mesi l'interruzione della sperimentazione di un altro vaccino anti-Hiv prodotto dalla casa farmaceutica Merck (anch'esso per ragioni di sicurezza), la messa a punto di un preparato efficace non sembra essere un traguardo irraggiungibile, almeno per l'immunologo Fernando Aiuti. L'esperto italiano, infatti, ritiene che i ricercatori debbano ora correggere il tiro cambiando l'approccio mantenuto nell'ultimo decennio. «Oggi non abbiamo metodi validi per valutare l'efficacia dei vaccini - spiega Aiuti - nè modelli animali adeguati per eseguire i test. Inoltre finora abbiamo usato solo vaccini basati sulle proteine del virus. Dobbiamo andare oltre, battendo nuove strade, magari usando anche virus resi innocui ma vivi, capaci di replicarsi continuamente, per dare una immunità più prolungata».
La ricerca sul vaccino anti-Hiv comunque prosegue il suo cammino, anche nel nostro Paese. Pochi giorni fa, infatti, l'Istituto superiore di sanità ha dato il via libera alla seconda fase della sperimentazione del vaccino italiano terapeutico, messo a punto dalla sua ricercatrice Barbara Ensoli e prodotto presso l'Università di Urbino interamente con fondi pubblici. I test coinvolgeranno 128 pazienti sieropositivi di dieci centri italiani. Parallelamente è prevista anche una serie di test in Sud Africa e Swaziland, per i quali si attende il via libera delle autorità regolatorie locali.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27986&sez=HOME_SCIENZA
potrebbe aumentare il rischio infezione
ROMA (19 luglio) - Nuova battuta d'arresto nella corsa mondiale al vaccino anti-Hiv. L'istituto statunitense per le allergie e le malattie infettive (Niaid) ha bloccato per motivi di sicurezza un piano nazionale che avrebbe dovuto cominciare a testare un nuovo preparato su 8.500 volontari. La sperimentazione sarebbe stata condotta da “Pave” (Partnership for Aids vaccine evaluation), un consorzio di agenzie governative statunitensi e organizzazioni finanziate con fondi pubblici che ha come obiettivo quello di mettere a punto un efficace vaccino contro il virus Hiv.
Lo stop allo studio imposto dal Niaid è dovuto a ragioni di sicurezza. Gli esperti, infatti, mettono in dubbio l'efficacia del vaccino, che potrebbe anche aumentare il rischio di infezione tra i volontari arruolati. Per questo sottolineano la necessità di controlli più approfonditi e di altre sperimentazioni, sia sugli animali che sugli uomini, prima di dare il consenso alla produzione su vasta scala del vaccino.
Il direttore del Niaid, Anthony Fauci, ha affermato che potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di svolgere una sperimentazione più ristretta, con l'unico intento di scoprire se il vaccino “Pave” sia capace di ridurre la carica virale, cioè la quantità di virus Hiv presente nel sangue. Nonostante questo ennesimo insuccesso, che segue di pochi mesi l'interruzione della sperimentazione di un altro vaccino anti-Hiv prodotto dalla casa farmaceutica Merck (anch'esso per ragioni di sicurezza), la messa a punto di un preparato efficace non sembra essere un traguardo irraggiungibile, almeno per l'immunologo Fernando Aiuti. L'esperto italiano, infatti, ritiene che i ricercatori debbano ora correggere il tiro cambiando l'approccio mantenuto nell'ultimo decennio. «Oggi non abbiamo metodi validi per valutare l'efficacia dei vaccini - spiega Aiuti - nè modelli animali adeguati per eseguire i test. Inoltre finora abbiamo usato solo vaccini basati sulle proteine del virus. Dobbiamo andare oltre, battendo nuove strade, magari usando anche virus resi innocui ma vivi, capaci di replicarsi continuamente, per dare una immunità più prolungata».
La ricerca sul vaccino anti-Hiv comunque prosegue il suo cammino, anche nel nostro Paese. Pochi giorni fa, infatti, l'Istituto superiore di sanità ha dato il via libera alla seconda fase della sperimentazione del vaccino italiano terapeutico, messo a punto dalla sua ricercatrice Barbara Ensoli e prodotto presso l'Università di Urbino interamente con fondi pubblici. I test coinvolgeranno 128 pazienti sieropositivi di dieci centri italiani. Parallelamente è prevista anche una serie di test in Sud Africa e Swaziland, per i quali si attende il via libera delle autorità regolatorie locali.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27986&sez=HOME_SCIENZA
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