» 2009-03-11 17:14
Testamento biologico: durata a 5 anni e si farà dal medico
ROMA - Le disposizioni espresse dal soggetto nel testamento biologico, in merito ai trattamenti medici che vorra' o meno ricevere in caso si trovasse in futuro in stato di incapacita' di intendere, diventano ''vincolanti''. E' stato infatti approvato in commissione Sanita' al Senato l'emendamento di Roberto Centaro (Pdl), che prevede appunto che sia vincolante la dichiarazione anticipata di trattamento (dat). Nel ddl Calabro', all'articolo sei, al contrario, si prevedeva che le dat non fossero ''ne' obbligatorie ne' vincolanti''.
L'emendamento modifica il primo comma dell'articolo 6 del ddl. La versione iniziale del comma recitava: ''Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie ne' vincolanti, sono redatte in forma scritta con atto avente data certa e firma del soggetto interessato maggiorenne, in piena capacita' di intendere e di volere dopo una compiuta e puntuale informazione medico-clinica (...)''. Con l'accoglimento dell'emendamento Centaro, la formulazione del primo comma diventa: ''Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie ma sono vioncolanti, fatte salve le previsioni dell'articolo 8''. Quest'ultimo articolo del ddl disciplina il ruolo del medico e prevede che ''il medico non puo' prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica''. Le indicazioni, precisa inoltre l'articolo 8, ''sono valutate dal medico sentito il fiduciario, in scienza e coscienza, in applicazione del principio dell'inviolabilita' della vita umana e della tutela della salute, secondo i principi di precauzione, proporzionalita' e prudenza''.
La durata del testamento biologico viene allungata a 5 anni (contro i 3 previsti dal ddl Calabrò) e le dichiarazioni anticipate di volontà verranno depositate presso il medico di famiglia e non più presso notai a titolo gratuito. E' quanto prevedono alcuni degli emedamenti accolti oggi in commissione sanità e che dunque modificano il ddl Calabrò in merito a tali punti. "La parola 'notatio' - ha affermato Ignazio Marino (Pd) al termine della seduta di votazione in commissione - è stata cancellata dal testo e si fa riferimento al medico. Inoltre la durata del testamento biologico è stata prolungata a 5 anni, accogliendo un mio emendamento". Tuttavia, ha concluso Marino, "l'impianto della legge rimane anticostituzionale".
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_906347310.html
mercoledì 11 marzo 2009
venerdì 6 marzo 2009
LEUCEMIA: MIDOLLO GENITORI, NUOVA TECNICA ITALIANA
LEUCEMIA: MIDOLLO GENITORI, NUOVA TECNICA ITALIANA
(AGI) - Roma - "I bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta, che non puo' essere trattata con la chemioterapia, possono ricevere un trapianto di midollo osseo dal proprio genitore ed evitare il rischio di rigetto. Abbiamo trovato un modo per ridare la speranza a quel 40 per cento di piccoli pazienti per cui non si e' trovato un donatore compatibile''. Lo ha detto all'Agi Lorenzo Moretta dell'Ospedale Gaslini di Genova che, in collaborazione con l'equipe diretta da Franco Locatelli del San Matteo di Pavia, e' riuscito a rendere efficace un trapianto fino ad oggi considerato letale e per questo definito 'trapianto della disperazione'. I risultati dello straordinario lavoro verranno pubblicati sulla rivista Blood. I medici italiani sono riusciti a mettere a punto una tecnica innovativa che su un campione di 60 bambini ha funzionato con successo nel 75 per cento dei casi. Trapiantare il midollo osseo dei genitori ai figli era prima un intervento disperato con conseguenze fatali per il piccolo donatore. Il midollo di un genitore e' infatti incompatibile per meta' rispetto a quello di un figlio. Il rischio era che le cellule T del donatore attaccassero i tessuti dell'ospite, danneggiando tutto l'organismo e portando alla morte il bambino. I medici italiani ora sono riusciti a superare questo ostacolo utilizzando una tecnica complessa. ''Abbiamo eseguito un 'trapianto aploidentico', ovvero 'identico a meta''. Prima di tutto - ha raccontato Moretta - abbiamo individuato il genitore con il midollo piu' adatto a questo tipo di trapianto, quello cioe' con piu' cellule Natural Killer (Nk). Queste sono infatti le cellule in grado di sconfiggere la malattia. Dopo aver prelevato il midollo lo abbiamo ripulito eliminado le 'cellule T', quelle che iniettate nel piccolo paziente ne avrebbero causato la morte. Abbiamo poi purificato le cellule staminali emopoietiche, quelle in grado di differenziarsi nel sangue. E infine abbiamo potenziato le cellule Nk''. Questo straordinario risultato e' stato possibile dopo diversi anni di ricerca. ''E' da 20 anni - ha detto Moretta - che stiamo studiano le cellule Nk. E oggi finalmente siamo riusciti a sfruttarne tutte le potenzialita'''. L'innovativo trapianto italiano e' al momento l'ultima ratio per i bambini con leucemia acuta refrattari alla chemioterapia. Ma secondo Moretta ''questo tipo d'intervento potra' presto diventare di prima scelta''. ''Speriamo di poter utilizzare questo tipo di trapianto in tutti quei casi in cui la sola chemioterapia non basta'', ha concluso.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200903061300-att-rsa0026-art.html
(AGI) - Roma - "I bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta, che non puo' essere trattata con la chemioterapia, possono ricevere un trapianto di midollo osseo dal proprio genitore ed evitare il rischio di rigetto. Abbiamo trovato un modo per ridare la speranza a quel 40 per cento di piccoli pazienti per cui non si e' trovato un donatore compatibile''. Lo ha detto all'Agi Lorenzo Moretta dell'Ospedale Gaslini di Genova che, in collaborazione con l'equipe diretta da Franco Locatelli del San Matteo di Pavia, e' riuscito a rendere efficace un trapianto fino ad oggi considerato letale e per questo definito 'trapianto della disperazione'. I risultati dello straordinario lavoro verranno pubblicati sulla rivista Blood. I medici italiani sono riusciti a mettere a punto una tecnica innovativa che su un campione di 60 bambini ha funzionato con successo nel 75 per cento dei casi. Trapiantare il midollo osseo dei genitori ai figli era prima un intervento disperato con conseguenze fatali per il piccolo donatore. Il midollo di un genitore e' infatti incompatibile per meta' rispetto a quello di un figlio. Il rischio era che le cellule T del donatore attaccassero i tessuti dell'ospite, danneggiando tutto l'organismo e portando alla morte il bambino. I medici italiani ora sono riusciti a superare questo ostacolo utilizzando una tecnica complessa. ''Abbiamo eseguito un 'trapianto aploidentico', ovvero 'identico a meta''. Prima di tutto - ha raccontato Moretta - abbiamo individuato il genitore con il midollo piu' adatto a questo tipo di trapianto, quello cioe' con piu' cellule Natural Killer (Nk). Queste sono infatti le cellule in grado di sconfiggere la malattia. Dopo aver prelevato il midollo lo abbiamo ripulito eliminado le 'cellule T', quelle che iniettate nel piccolo paziente ne avrebbero causato la morte. Abbiamo poi purificato le cellule staminali emopoietiche, quelle in grado di differenziarsi nel sangue. E infine abbiamo potenziato le cellule Nk''. Questo straordinario risultato e' stato possibile dopo diversi anni di ricerca. ''E' da 20 anni - ha detto Moretta - che stiamo studiano le cellule Nk. E oggi finalmente siamo riusciti a sfruttarne tutte le potenzialita'''. L'innovativo trapianto italiano e' al momento l'ultima ratio per i bambini con leucemia acuta refrattari alla chemioterapia. Ma secondo Moretta ''questo tipo d'intervento potra' presto diventare di prima scelta''. ''Speriamo di poter utilizzare questo tipo di trapianto in tutti quei casi in cui la sola chemioterapia non basta'', ha concluso.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200903061300-att-rsa0026-art.html
giovedì 5 marzo 2009
GLI ONCOLOGI NON SI FAREBBERO LA CHEMIOTERAPIA
GLI ONCOLOGI NON SI FAREBBERO LA CHEMIOTERAPIA
L’81% DEGLI ONCOLOGI INTERVISTATI, IN CASO DI TUMORE, NON SI FAREBBERO SOMMINISTRARE UN CHEMIOTERAPICO, MENTRE IL 73% DI LORO REPUTANO ADDIRITTURA LE TERAPIE SPERIMENTALI INACCETTABILI
PER L’ELEVATO GRADO DI TOSSICITÀ.
Dal libro “ CANCRO SPA ” di Marcello Pamio
Domanda molto importante, perché è giusto sapere cosa farebbero i medici oncologi - quelli che usano ogni giorno i chemioterapici su altre persone - se avessero loro un tumore.
Nel marzo del 2005 al Senato australiano è stata presentata una “Inchiesta sui servizi e sulle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St. Leonards di Sydney (1).
Secondo tale inchiesta, alcuni scienziati del McGill Cancer Center di Montreal in Canada, inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia nutrissero nelle terapie da loro applicate, nel caso essi stessi avessero sviluppato la malattia.
Risposero 79 medici e 64 di loro non avrebbero acconsentito a sottoporsi ad un trattamento che contenesse Cisplatino (un chemioterapico molto utilizzato a base di platino). Mentre 58 dei 79 reputavano che tutte le terapie sperimentali in questione fossero inaccettabili a causa dell'inefficacia e dell'elevato grado di tossicità (2)!
Un risultato eclatante: l’81% degli oncologi intervistati, in caso di tumore, non si farebbero somministrare un chemioterapico, mentre il 73% di loro reputano addirittura le “terapie sperimentali inaccettabili per l’elevato grado di tossicità”. Anche se il numero di oncologi intervistati non è molto elevato, ognuno tragga le proprie conclusioni…
COSTI DEI TRATTAMENTI ONCOLOGICI
Considerando i due principali strumenti terapeutici nelle mani degli oncologi (chemio e radio), vediamo il costo di un tumore oggi in Italia.
Attualmente sappiamo esserci in Italia 1,7 milioni di ammalati [3] e oltre 270.000 nuovi malati ogni anno (in America ogni anno i nuovi malati di cancro sono 1.372.910 (4).
La conclusione, senza entrare troppo nel dettaglio, è la seguente: il tumore in Italia (solamente tra chemio e radio, escludendo quindi chirurgia, costi di degenza, farmaci vari, apparato medico e infermieristico, i soldi fagocitati dalle industrie per la ricerca, ecc.) è indubbiamente una delle patologie più costose, non solo in termini di vite umane, ma soprattutto dal punto di vista economico.
In Appendice del libro sono stati appositamente pubblicati, oltre una ventina di “bugiardini” di chemioterapici con i loro effetti collaterali devastanti (foglietti illustrativi), anche i costi ufficiali (dichiarati dalle rispettive case di produzione) dei più diffusi chemioterapici in circolazione, per rendersi conto di quello che è stato appena detto.
Un qualsiasi tumore trattato con chemio e radioterapia (ad esclusione della chirurgia i cui costi sono paragonabili a quelli della chemioterapia), costa al Sistema sanitario nazionale svariate centinaia di migliaia di euro.
UN SOLO PAZIENTE ONCOLOGICO.
Sembra impossibile, ma è proprio così.
Una testimonianza esemplare è stata pubblicata dal settimanale “Gente” poco tempo fa.
Si tratta della vicenda di Gennaro De Stefano, un uomo normalissimo, che nel suo “Diario di un malato di cancro” ha provato a comporre la “lista della spesa” per la sua malattia.
Dopo aver consultato medici e fotocopiato le fustelle dei farmaci, ha messo insieme tutte queste informazioni.
Il suo calvario è iniziato con due interventi chirurgici (biopsia più operazione alla vescica) e una degenza di 22 giorni, per un totale di 30.000 euro [5] Il primo ciclo di chemio è costato 9.000 euro e 1.500 euro spesi per ogni TAC effettuata [6] (ne ha fatte oltre 20).
«Un ciclo completo di cocktail chemioterapici partiva da alcune migliaia di euro per arrivare anche a 50 mila euro al mese per ogni paziente». [7]
«Durante la chemioterapia, che, com’è noto, fa abbassare i globuli bianchi e quelli rossi (tralasciando la quantità impressionante di medicinali di sostegno per lo stomaco, l’intestino, la fatica, la nausea, il vomito e via cantando), occorre sottoporsi a cure ormonali che aiutino la crescita dei globuli bianchi. Di solito si fanno tre o quattro iniezioni che costano una 1.500 euro, le altre 150 euro ognuna. Arriva poi l’Epo, l’ormone diventato famoso come doping dei ciclisti, che costa dai 500 ai 1.000 euro a iniezione. Di queste bombe ne avrò fatte, fino a oggi, una quarantina». [8]
Ha dovuto eseguire la radioterapia (6.000 euro); un nuovo intervento chirurgico per alcune metastasi (9.000 euro); di nuovo radioterapia, ecc.
Risultato: la Sanità pubblica ha pagato per il sig. De Gennaro, circa 200.000 euro.
Questo che avete appena letto, purtroppo, è l’iter seguito dalla stragrande maggioranza dei malati oncologici.
Moltiplicate questa cifra per il numero dei malati vecchi e nuovi, e capirete dal risultato che forse per qualcuno - e dico forse - non c’è convenienza nel trovare la soluzione definitiva ad una patologia che sviluppa centinaia di miliardi di euro ogni anno in Italia.
Ogni anno la “lobbies del cancro” - solamente con i nuovi ammalati (270.000 persone), e supponendo che tutti entrino nei percorsi terapeutici - movimenta una cifra superiore a 54.000.000.000 di euro.
Cinquantaquattro miliardi di euro ogni anno per un trattamento oncologico.
Se a questi ci aggiungiamo tutte le persone ammalate di cancro oggi in Italia (1 milione e 700 mila), che ripetono i trattamenti, che necessitano di trapianto di midollo, che muoiono nonostante, o per colpa delle terapie, ecc., tale cifra, come detto prima, raggiungerà i centinaia di miliardi di euro.
Pensate all’industria della morte, meglio nota come “imprese funebri”.
Ogni anno sono 162.000 le persone che muoiono per cancro in Italia (dati Istat).
I costi per un servizio funebre privato (pagato dalle famiglie) vanno da un minimo di 2.155 euro (Roma) a un massimo di 3.575 euro (Milano) [9] a persona. Facendo una media più che ragionevole di 3000 euro…il ‘lutto per cancro’ (funerale, epigrafi, fiori, trasporto, organizzazione) sottrae alla società 486.000.000 di euro. Tutti gli anni inesorabilmente.
PENSATE NEL MONDO INTERO…
Ecco cosa riporta il “bugiardino” (pubblicato assieme agli altri in appendice) di uno dei più usati chemioterapici: la Doxorubicina della Ebewe Italia Srl
DOXORUBICINA
Multinazionale: Ebewe Italia srl
Principio attivo: Doxorubicina
Concentrato per soluzione iniettabile per infusione
Categoria terapeutica: Antracicline
Effetti controindicati:
- Gravi aritmie acute sono state descritte durante o poche ore dopo la somministrazione;
- Una mielosoppressione grave può provocare insorgenza di emorragia e superinfezioni, e costituisce una indicazione alla riduzione o alla sospensione della Doxorubicina;
- Esiste un rischio accertato di sviluppo di cardiomiopatia indotta dalle antracicline e dipendente dalla dose cumulativa;
- Il rischio di insufficienza cardiaca nei pazienti neoplastici trattati con Doxorubicina persiste per tutta la vita;
- Può potenziare la tossicità della radioterapia e di altre terapie anti-neoplastiche;
- Neoplasie benigne e maligne;
- Il verificarsi di una leucemia mieloide acuta secondaria;
- Il danno del tratto gastrointestinale può indurre ad ulcera, emorragia e perforazione;
- La Doxorubicina è altamente irritante e lo stravaso nella sede dell’infusione può provocare dolore locale, irritazione, infiammazione, tromboflebiti, che possono causare un’ulcera grave e necrosi della cute.
SMALTIMENTO: Il personale che manipola la Doxorubicina deve indossare indumenti protettivi: occhiali, camici, maschere e guanti monouso. Tutti gli articoli usati per la somministrazione e la pulizia, inclusi i guanti, dovranno essere posti in appositi sacchi per rifiuti ad alto rischio, per l’incenerimento ad alte temperature.
Le fuoriuscite o le perdite di soluzione devono essere trattate con ipoclorito di sodio diluito che preferibilmente va lasciato agire per tutta la notte e a cui va fatto seguire un risciacquo con acqua.
________________________________________
[1] “Inchiesta sui servizi e nelle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St Leonards di Sydney. www.aph.gov.au/Senate/committee/clac_ctte/completed_inquiries/2004-07/cancer/submissions/sub15.pdf. Parliament of Australia , www.aph.gov.au
[2] Idem
[3] “La prima giornata del malato cancro”, Francesco De Lorenzo TGCom
[4] SEER – Cancer statistics review 1975-2005
[5] “Vi sono costato 200 mila euro”, Gennaro De Stefano, “Gente”
[6] Idem
[7] Idem
[8] Idem
[9] “Vivere o morire…Cosa costa di più?” - Help Consumatori
www.helpconsumatori.it/data/docs/dossier_funerali.pdf
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L’81% DEGLI ONCOLOGI INTERVISTATI, IN CASO DI TUMORE, NON SI FAREBBERO SOMMINISTRARE UN CHEMIOTERAPICO, MENTRE IL 73% DI LORO REPUTANO ADDIRITTURA LE TERAPIE SPERIMENTALI INACCETTABILI
PER L’ELEVATO GRADO DI TOSSICITÀ.
Dal libro “ CANCRO SPA ” di Marcello Pamio
Domanda molto importante, perché è giusto sapere cosa farebbero i medici oncologi - quelli che usano ogni giorno i chemioterapici su altre persone - se avessero loro un tumore.
Nel marzo del 2005 al Senato australiano è stata presentata una “Inchiesta sui servizi e sulle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St. Leonards di Sydney (1).
Secondo tale inchiesta, alcuni scienziati del McGill Cancer Center di Montreal in Canada, inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia nutrissero nelle terapie da loro applicate, nel caso essi stessi avessero sviluppato la malattia.
Risposero 79 medici e 64 di loro non avrebbero acconsentito a sottoporsi ad un trattamento che contenesse Cisplatino (un chemioterapico molto utilizzato a base di platino). Mentre 58 dei 79 reputavano che tutte le terapie sperimentali in questione fossero inaccettabili a causa dell'inefficacia e dell'elevato grado di tossicità (2)!
Un risultato eclatante: l’81% degli oncologi intervistati, in caso di tumore, non si farebbero somministrare un chemioterapico, mentre il 73% di loro reputano addirittura le “terapie sperimentali inaccettabili per l’elevato grado di tossicità”. Anche se il numero di oncologi intervistati non è molto elevato, ognuno tragga le proprie conclusioni…
COSTI DEI TRATTAMENTI ONCOLOGICI
Considerando i due principali strumenti terapeutici nelle mani degli oncologi (chemio e radio), vediamo il costo di un tumore oggi in Italia.
Attualmente sappiamo esserci in Italia 1,7 milioni di ammalati [3] e oltre 270.000 nuovi malati ogni anno (in America ogni anno i nuovi malati di cancro sono 1.372.910 (4).
La conclusione, senza entrare troppo nel dettaglio, è la seguente: il tumore in Italia (solamente tra chemio e radio, escludendo quindi chirurgia, costi di degenza, farmaci vari, apparato medico e infermieristico, i soldi fagocitati dalle industrie per la ricerca, ecc.) è indubbiamente una delle patologie più costose, non solo in termini di vite umane, ma soprattutto dal punto di vista economico.
In Appendice del libro sono stati appositamente pubblicati, oltre una ventina di “bugiardini” di chemioterapici con i loro effetti collaterali devastanti (foglietti illustrativi), anche i costi ufficiali (dichiarati dalle rispettive case di produzione) dei più diffusi chemioterapici in circolazione, per rendersi conto di quello che è stato appena detto.
Un qualsiasi tumore trattato con chemio e radioterapia (ad esclusione della chirurgia i cui costi sono paragonabili a quelli della chemioterapia), costa al Sistema sanitario nazionale svariate centinaia di migliaia di euro.
UN SOLO PAZIENTE ONCOLOGICO.
Sembra impossibile, ma è proprio così.
Una testimonianza esemplare è stata pubblicata dal settimanale “Gente” poco tempo fa.
Si tratta della vicenda di Gennaro De Stefano, un uomo normalissimo, che nel suo “Diario di un malato di cancro” ha provato a comporre la “lista della spesa” per la sua malattia.
Dopo aver consultato medici e fotocopiato le fustelle dei farmaci, ha messo insieme tutte queste informazioni.
Il suo calvario è iniziato con due interventi chirurgici (biopsia più operazione alla vescica) e una degenza di 22 giorni, per un totale di 30.000 euro [5] Il primo ciclo di chemio è costato 9.000 euro e 1.500 euro spesi per ogni TAC effettuata [6] (ne ha fatte oltre 20).
«Un ciclo completo di cocktail chemioterapici partiva da alcune migliaia di euro per arrivare anche a 50 mila euro al mese per ogni paziente». [7]
«Durante la chemioterapia, che, com’è noto, fa abbassare i globuli bianchi e quelli rossi (tralasciando la quantità impressionante di medicinali di sostegno per lo stomaco, l’intestino, la fatica, la nausea, il vomito e via cantando), occorre sottoporsi a cure ormonali che aiutino la crescita dei globuli bianchi. Di solito si fanno tre o quattro iniezioni che costano una 1.500 euro, le altre 150 euro ognuna. Arriva poi l’Epo, l’ormone diventato famoso come doping dei ciclisti, che costa dai 500 ai 1.000 euro a iniezione. Di queste bombe ne avrò fatte, fino a oggi, una quarantina». [8]
Ha dovuto eseguire la radioterapia (6.000 euro); un nuovo intervento chirurgico per alcune metastasi (9.000 euro); di nuovo radioterapia, ecc.
Risultato: la Sanità pubblica ha pagato per il sig. De Gennaro, circa 200.000 euro.
Questo che avete appena letto, purtroppo, è l’iter seguito dalla stragrande maggioranza dei malati oncologici.
Moltiplicate questa cifra per il numero dei malati vecchi e nuovi, e capirete dal risultato che forse per qualcuno - e dico forse - non c’è convenienza nel trovare la soluzione definitiva ad una patologia che sviluppa centinaia di miliardi di euro ogni anno in Italia.
Ogni anno la “lobbies del cancro” - solamente con i nuovi ammalati (270.000 persone), e supponendo che tutti entrino nei percorsi terapeutici - movimenta una cifra superiore a 54.000.000.000 di euro.
Cinquantaquattro miliardi di euro ogni anno per un trattamento oncologico.
Se a questi ci aggiungiamo tutte le persone ammalate di cancro oggi in Italia (1 milione e 700 mila), che ripetono i trattamenti, che necessitano di trapianto di midollo, che muoiono nonostante, o per colpa delle terapie, ecc., tale cifra, come detto prima, raggiungerà i centinaia di miliardi di euro.
Pensate all’industria della morte, meglio nota come “imprese funebri”.
Ogni anno sono 162.000 le persone che muoiono per cancro in Italia (dati Istat).
I costi per un servizio funebre privato (pagato dalle famiglie) vanno da un minimo di 2.155 euro (Roma) a un massimo di 3.575 euro (Milano) [9] a persona. Facendo una media più che ragionevole di 3000 euro…il ‘lutto per cancro’ (funerale, epigrafi, fiori, trasporto, organizzazione) sottrae alla società 486.000.000 di euro. Tutti gli anni inesorabilmente.
PENSATE NEL MONDO INTERO…
Ecco cosa riporta il “bugiardino” (pubblicato assieme agli altri in appendice) di uno dei più usati chemioterapici: la Doxorubicina della Ebewe Italia Srl
DOXORUBICINA
Multinazionale: Ebewe Italia srl
Principio attivo: Doxorubicina
Concentrato per soluzione iniettabile per infusione
Categoria terapeutica: Antracicline
Effetti controindicati:
- Gravi aritmie acute sono state descritte durante o poche ore dopo la somministrazione;
- Una mielosoppressione grave può provocare insorgenza di emorragia e superinfezioni, e costituisce una indicazione alla riduzione o alla sospensione della Doxorubicina;
- Esiste un rischio accertato di sviluppo di cardiomiopatia indotta dalle antracicline e dipendente dalla dose cumulativa;
- Il rischio di insufficienza cardiaca nei pazienti neoplastici trattati con Doxorubicina persiste per tutta la vita;
- Può potenziare la tossicità della radioterapia e di altre terapie anti-neoplastiche;
- Neoplasie benigne e maligne;
- Il verificarsi di una leucemia mieloide acuta secondaria;
- Il danno del tratto gastrointestinale può indurre ad ulcera, emorragia e perforazione;
- La Doxorubicina è altamente irritante e lo stravaso nella sede dell’infusione può provocare dolore locale, irritazione, infiammazione, tromboflebiti, che possono causare un’ulcera grave e necrosi della cute.
SMALTIMENTO: Il personale che manipola la Doxorubicina deve indossare indumenti protettivi: occhiali, camici, maschere e guanti monouso. Tutti gli articoli usati per la somministrazione e la pulizia, inclusi i guanti, dovranno essere posti in appositi sacchi per rifiuti ad alto rischio, per l’incenerimento ad alte temperature.
Le fuoriuscite o le perdite di soluzione devono essere trattate con ipoclorito di sodio diluito che preferibilmente va lasciato agire per tutta la notte e a cui va fatto seguire un risciacquo con acqua.
________________________________________
[1] “Inchiesta sui servizi e nelle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St Leonards di Sydney. www.aph.gov.au/Senate/committee/clac_ctte/completed_inquiries/2004-07/cancer/submissions/sub15.pdf. Parliament of Australia , www.aph.gov.au
[2] Idem
[3] “La prima giornata del malato cancro”, Francesco De Lorenzo TGCom
[4] SEER – Cancer statistics review 1975-2005
[5] “Vi sono costato 200 mila euro”, Gennaro De Stefano, “Gente”
[6] Idem
[7] Idem
[8] Idem
[9] “Vivere o morire…Cosa costa di più?” - Help Consumatori
www.helpconsumatori.it/data/docs/dossier_funerali.pdf
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giovedì 26 febbraio 2009
Cervello, colonna sonora risveglia i ricordi
Cervello, colonna sonora risveglia i ricordi
Mar 24 Feb - 2009
ROMA - Nel cervello e' incisa la colonna sonora della nostra vita e c'e' un 'juke box' che, non appena sentiamo una vecchia canzone legata a un episodio importante del nostro passato, fa risuonare in noi il ricordo di quell'evento e risveglia le stesse emozioni che provammo allora. Si tratta di un 'hub' neurale che lega la musica che riconosciamo come familiare ai nostri ricordi ed emozioni. Continua a Resa nota sulla rivista Cerebral Cortex, la scoperta si deve a ricercatori della Universita' della California presso Davis. Questo 'hub' e' localizzato nella corteccia mediale prefrontale, un'area in prossimita' della fronte. La sua funzione e' associare la musica ad eventi particolari cui fa da sottofondo, eventi che nel momento in cui accadono vengono incisi nel nostro hard disk cerebrale, l'ippocampo, sotto forma di ricordi duraturi. L'hub quindi e' un punto di snodo neurale tra corteccia uditiva e memoria, che si attiva quando ci capita, anche dopo anni, di riascoltare quel brano che ha 'segnato' la nostra vita. Attivandosi suscita 'nostalgia' in noi e ci induce a rievocare il momento in cui quella canzone ci e' entrata nel cuore e anche le emozioni che abbiamo provato in quel momento. Che siano pezzi di vecchie stagioni sanremesi o brani firmati da indiscussi miti del rock, ognuno di noi porta nel cuore una compilation che fa da colonna sonora della nostra vita. Ma finora non si conoscevano gli ingranaggi cerebrali che permettono a una canzone di richiamare in noi ricordi ed emozioni del passato. Diretti da Petr Janata, i neurologi hanno scoperto il meccanismo: hanno lasciato ascoltare a un gruppo di studenti universitari una selezione di 30 brani famosi, assurti alla vetta delle classifiche quando i volontari avevano tra 8 e 18 anni. Mentre i giovani ascoltavano, i ricercatori hanno monitorato il loro cervello con la risonanza, poi hanno chiesto loro di compilare un questionario per valutare quali delle 30 canzoni avessero per loro un valore particolare, quali fossero legate a un ricordo e l'importanza di quest'ultimo. Ebbene e' emerso che all'ascolto delle canzoni che legavano a un ricordo clou della loro vita, nel loro cervello corrispondeva l'attivazione della corteccia mediale prefrontale. E' qui dunque che la musica fa risuonare le corde della nostra memoria. Poiche' quest'area e' una delle ultime a venir danneggiate dal morbo di Alzheimer, conclude Janata, lo studio suggerisce l'utilita' della musicoterapia contro la demenza senile: la musica potrebbe risvegliare in questi soggetti flebili barlumi di memoria.(ANSA)
http://it.notizie.yahoo.com/10/20090224/tts-cervello-colonna-sonora-risveglia-i-97cd5f9_1.html?printer=1
Mar 24 Feb - 2009
ROMA - Nel cervello e' incisa la colonna sonora della nostra vita e c'e' un 'juke box' che, non appena sentiamo una vecchia canzone legata a un episodio importante del nostro passato, fa risuonare in noi il ricordo di quell'evento e risveglia le stesse emozioni che provammo allora. Si tratta di un 'hub' neurale che lega la musica che riconosciamo come familiare ai nostri ricordi ed emozioni. Continua a Resa nota sulla rivista Cerebral Cortex, la scoperta si deve a ricercatori della Universita' della California presso Davis. Questo 'hub' e' localizzato nella corteccia mediale prefrontale, un'area in prossimita' della fronte. La sua funzione e' associare la musica ad eventi particolari cui fa da sottofondo, eventi che nel momento in cui accadono vengono incisi nel nostro hard disk cerebrale, l'ippocampo, sotto forma di ricordi duraturi. L'hub quindi e' un punto di snodo neurale tra corteccia uditiva e memoria, che si attiva quando ci capita, anche dopo anni, di riascoltare quel brano che ha 'segnato' la nostra vita. Attivandosi suscita 'nostalgia' in noi e ci induce a rievocare il momento in cui quella canzone ci e' entrata nel cuore e anche le emozioni che abbiamo provato in quel momento. Che siano pezzi di vecchie stagioni sanremesi o brani firmati da indiscussi miti del rock, ognuno di noi porta nel cuore una compilation che fa da colonna sonora della nostra vita. Ma finora non si conoscevano gli ingranaggi cerebrali che permettono a una canzone di richiamare in noi ricordi ed emozioni del passato. Diretti da Petr Janata, i neurologi hanno scoperto il meccanismo: hanno lasciato ascoltare a un gruppo di studenti universitari una selezione di 30 brani famosi, assurti alla vetta delle classifiche quando i volontari avevano tra 8 e 18 anni. Mentre i giovani ascoltavano, i ricercatori hanno monitorato il loro cervello con la risonanza, poi hanno chiesto loro di compilare un questionario per valutare quali delle 30 canzoni avessero per loro un valore particolare, quali fossero legate a un ricordo e l'importanza di quest'ultimo. Ebbene e' emerso che all'ascolto delle canzoni che legavano a un ricordo clou della loro vita, nel loro cervello corrispondeva l'attivazione della corteccia mediale prefrontale. E' qui dunque che la musica fa risuonare le corde della nostra memoria. Poiche' quest'area e' una delle ultime a venir danneggiate dal morbo di Alzheimer, conclude Janata, lo studio suggerisce l'utilita' della musicoterapia contro la demenza senile: la musica potrebbe risvegliare in questi soggetti flebili barlumi di memoria.(ANSA)
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Ricerca: Interruttore Del Silenzio Nel Cervello
Ricerca: Interruttore Del Silenzio Nel Cervello, Spegne Rumori Molesti
Gio 26 Feb - 2009
Roma, 26 feb. (Adnkronos Salute) - Scoperto nel cervello l'interruttore del silenzio. Spegne i rumori di sottofondo molesti o inutili, mentre siamo concentrati su qualcosa: ad esempio i sussurri dei compagni durante un compito in classe, o il rumore delle dita del vicino di scrivania che corrono sulla tastiera. A individuare questo sofisticato meccanismo sono i ricercatori americani diretti da Helen Barbas dell'Università di Boston, che in uno studio su 'Neuron' descrivono il funzionamento dell'interruttore. Spiegando che, in caso alterazioni, proprio questo meccanismo può contribuire alla schizofrenia.
"L'abilità di concentrarci sulle informazioni rilevanti, ignorando il rumore inutile, è importante per riuscire a eseguire i compiti quotidiani", sottolinea la Barbas. Insieme alla collega Maria Medalla, la ricercatrice ha esaminato i meccanismi sinaptici per la selezione e la soppressione di segnali coinvolti nella memoria di lavoro (quella che ci permette di ricordare per poco tempo un numero di telefono continuando a ripeterlo dopo averlo letto dall'elenco telefonico, prima di averlo composto). In particolare, le studiose si sono concentrate su sottili interazioni sinaptiche nelle aree cerebrali coinvolte nell'attenzione.
"La corteccia prefrontale dorsolaterale e la corteccia cingolata anteriore sono due aree che concentrano l'attenzione sui segnali importanti e spengono il rumore durante i compiti cognitivi. Ma la loro comunicazione sinaptica e il ruolo nel controllo cognitivo erano poco note", spiega la Barbas.
Così le studiose hanno indagato più a fondo, scoprendo una sorta di filo dell'interruttore che collega due aree nella prima zona del cervello con una nella seconda, e consente appunto di fare attenzione agli stimoli rilevanti, annullando gli altri. Un larga fibra nervosa legata alla corteccia cingolata anteriore collega selettivamente i neuroni inibitori che aiutano a spegnere i 'fastidiosi' neuroni eccitatori vicini.
Insomma, è proprio la corteccia cingolata anteriore ad avere l'impatto maggiore nel ridurre il rumore. Questo meccanismo cerebrale è spesso alterato nella schizofrenia, patologia che è associata a una ridotta attività in quest'area del cervello. L'interruttore nella corteccia cingolata anteriore può aiutare a fare silenzio intorno a noi, stimolando i neuroni inibitori nella corteccia prefrontale dorsolaterale. "Un meccanismo che non funziona correttamente nella schizofrenia, con un'alterazione del delicato equilibrio tra eccitazione e inibizione dei neuroni chiave", conclude la Barbas.
http://it.notizie.yahoo.com/7/20090226/thl-ricerca-interruttore-del-silenzio-ne-6a24347.html?printer=1
Gio 26 Feb - 2009
Roma, 26 feb. (Adnkronos Salute) - Scoperto nel cervello l'interruttore del silenzio. Spegne i rumori di sottofondo molesti o inutili, mentre siamo concentrati su qualcosa: ad esempio i sussurri dei compagni durante un compito in classe, o il rumore delle dita del vicino di scrivania che corrono sulla tastiera. A individuare questo sofisticato meccanismo sono i ricercatori americani diretti da Helen Barbas dell'Università di Boston, che in uno studio su 'Neuron' descrivono il funzionamento dell'interruttore. Spiegando che, in caso alterazioni, proprio questo meccanismo può contribuire alla schizofrenia.
"L'abilità di concentrarci sulle informazioni rilevanti, ignorando il rumore inutile, è importante per riuscire a eseguire i compiti quotidiani", sottolinea la Barbas. Insieme alla collega Maria Medalla, la ricercatrice ha esaminato i meccanismi sinaptici per la selezione e la soppressione di segnali coinvolti nella memoria di lavoro (quella che ci permette di ricordare per poco tempo un numero di telefono continuando a ripeterlo dopo averlo letto dall'elenco telefonico, prima di averlo composto). In particolare, le studiose si sono concentrate su sottili interazioni sinaptiche nelle aree cerebrali coinvolte nell'attenzione.
"La corteccia prefrontale dorsolaterale e la corteccia cingolata anteriore sono due aree che concentrano l'attenzione sui segnali importanti e spengono il rumore durante i compiti cognitivi. Ma la loro comunicazione sinaptica e il ruolo nel controllo cognitivo erano poco note", spiega la Barbas.
Così le studiose hanno indagato più a fondo, scoprendo una sorta di filo dell'interruttore che collega due aree nella prima zona del cervello con una nella seconda, e consente appunto di fare attenzione agli stimoli rilevanti, annullando gli altri. Un larga fibra nervosa legata alla corteccia cingolata anteriore collega selettivamente i neuroni inibitori che aiutano a spegnere i 'fastidiosi' neuroni eccitatori vicini.
Insomma, è proprio la corteccia cingolata anteriore ad avere l'impatto maggiore nel ridurre il rumore. Questo meccanismo cerebrale è spesso alterato nella schizofrenia, patologia che è associata a una ridotta attività in quest'area del cervello. L'interruttore nella corteccia cingolata anteriore può aiutare a fare silenzio intorno a noi, stimolando i neuroni inibitori nella corteccia prefrontale dorsolaterale. "Un meccanismo che non funziona correttamente nella schizofrenia, con un'alterazione del delicato equilibrio tra eccitazione e inibizione dei neuroni chiave", conclude la Barbas.
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Ottimisti si nasce, parola di scienziati
Ottimisti si nasce, parola di scienziati
Gio 26 Feb - 10.38
Qual è la vostra visione del mondo? Vedete il bicchiere mezzo vuoto anche quando tutto fila per il verso giusto, oppure siete in grado di mantenere il buonumore anche con la macchina in panne abbandonata nel bel mezzo di un'autostrada in un giorno di pioggia? Continua a leggere questa notizia
Qualunque sia la vostra risposta, sappiate che il vostro grado di ottimismo sembra essere strettamente legato a un gene, e quindi impossibile da modificare. La conclusione viene da una ricerca condotta da un gruppo di psicologi inglesi della Essex University, che sembra aver identificato il gene responsabile della visione positiva e ottimistica del mondo e delle diverse situazioni che lo caratterizzano. “Coloro che possiedono questo gene”, sostengono i ricercatori, “tendono a prestare meno attenzione agli aspetti negativi e si concentrano invece sul lato positivo della vita”. Tendono quindi ad essere più socievoli e spensierati, e ad avere più fiducia negli altri rispetto a non-portatori del gene, che sono invece più scettici e sfiduciati, e tendono a soffrire maggiormente di disturbi d'ansia e depressione.
Nello studio, i ricercatori hanno sottoposto 100 volontari a una serie di immagini “positive” raffiguranti ad esempio una coppia di fidanzati che si abbracciavano e immagini “negative” riportanti invece scene di rapina. Analizzando le reazioni dei volontari alla vista delle immagini, gli psicologi hanno concluso che i portatori del cosiddetto “gene dell'ottimismo” tendevano a prestare maggiore attenzione alle immagini positive, al contrario degli altri che rimanevano invece maggiormente abbagliati dalle immagini della rapina. Secondo i ricercatori, la presenza del gene sarebbe direttamente implicata nella produzione da parte del nostro cervello di serotonina, il neurotrasmettitore responsabile della nostra condizione di felicità e ottimismo nei confronti del mondo.
Fonte: Fox E et al. Looking on the bright side: biased attention and the human serotonin transporter gene. Proc R Soc B; 25 febbraio 2009. doi:10.1098/rspb.2008.1788.
stefano massarelli
http://it.notizie.yahoo.com/25/20090226/thl-ottimisti-si-nasce-parola-di-scienzi-bd646f4.html?printer=1
Gio 26 Feb - 10.38
Qual è la vostra visione del mondo? Vedete il bicchiere mezzo vuoto anche quando tutto fila per il verso giusto, oppure siete in grado di mantenere il buonumore anche con la macchina in panne abbandonata nel bel mezzo di un'autostrada in un giorno di pioggia? Continua a leggere questa notizia
Qualunque sia la vostra risposta, sappiate che il vostro grado di ottimismo sembra essere strettamente legato a un gene, e quindi impossibile da modificare. La conclusione viene da una ricerca condotta da un gruppo di psicologi inglesi della Essex University, che sembra aver identificato il gene responsabile della visione positiva e ottimistica del mondo e delle diverse situazioni che lo caratterizzano. “Coloro che possiedono questo gene”, sostengono i ricercatori, “tendono a prestare meno attenzione agli aspetti negativi e si concentrano invece sul lato positivo della vita”. Tendono quindi ad essere più socievoli e spensierati, e ad avere più fiducia negli altri rispetto a non-portatori del gene, che sono invece più scettici e sfiduciati, e tendono a soffrire maggiormente di disturbi d'ansia e depressione.
Nello studio, i ricercatori hanno sottoposto 100 volontari a una serie di immagini “positive” raffiguranti ad esempio una coppia di fidanzati che si abbracciavano e immagini “negative” riportanti invece scene di rapina. Analizzando le reazioni dei volontari alla vista delle immagini, gli psicologi hanno concluso che i portatori del cosiddetto “gene dell'ottimismo” tendevano a prestare maggiore attenzione alle immagini positive, al contrario degli altri che rimanevano invece maggiormente abbagliati dalle immagini della rapina. Secondo i ricercatori, la presenza del gene sarebbe direttamente implicata nella produzione da parte del nostro cervello di serotonina, il neurotrasmettitore responsabile della nostra condizione di felicità e ottimismo nei confronti del mondo.
Fonte: Fox E et al. Looking on the bright side: biased attention and the human serotonin transporter gene. Proc R Soc B; 25 febbraio 2009. doi:10.1098/rspb.2008.1788.
stefano massarelli
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Perché i capelli diventano grigi?
Perché i capelli diventano grigi?
Gio 26 Feb - 11.36
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Forum: Stress
I capelli diventano grigi a causa di un complesso processo chimico che parte dall'interno del capello stesso e lo “trasforma”. È quanto sostengono i ricercatori dell’Università di Bradford in uno studio pubblicato sulle pagine del FASEB Journal, la rivista della Federation of the American Societies for Experimental Biology. Il processo, spiegano gli autori, ha inizio come conseguenza dell'abbassamento dei livelli un enzima chiamato catalasi, che ha il compito di contrastare l'azione del perossido d'ossigeno (meglio conosciuto come acqua ossigenata) contenuto nel capello e diretto responsabile dell'imbiancamento senile. Il perossido d'ossigeno, infatti, blocca la produzione di melanina, pigmento che dà il colore ai capelli.
Ci troviamo di fronte a una forma di “stress ossidativo” dei bulbi piliferi, continuano gli autori, che provoca un progressivo e inesorabile incanutimento. Comprendere a fondo questo meccanismo potrà forse in un futuro non troppo lontano rendere questo processo reversibile o almeno rallentabile.
Fonte: Senile hair graying: H2O2-mediated oxidative stress affects human hair color by blunting methionine sulfoxide repair. FASEB J 2009; doi:10.1096/fj.08-125435.
stefania mengoni
http://it.notizie.yahoo.com/25/20090226/thl-perche-i-capelli-diventano-grigi-bd646f4.html?printer=1
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Ci troviamo di fronte a una forma di “stress ossidativo” dei bulbi piliferi, continuano gli autori, che provoca un progressivo e inesorabile incanutimento. Comprendere a fondo questo meccanismo potrà forse in un futuro non troppo lontano rendere questo processo reversibile o almeno rallentabile.
Fonte: Senile hair graying: H2O2-mediated oxidative stress affects human hair color by blunting methionine sulfoxide repair. FASEB J 2009; doi:10.1096/fj.08-125435.
stefania mengoni
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