Gravidanza a rischio con il fumo passivo
09 12 2008
Si sa che fumare fa male ma spesso si sottovalutano gli effetti del fumo passivo, più dannoso del fumo diretto in quanto non coinvolge una sola persona. Numerosi studi hanno confermato la tossicità del fumo passivo, ora, un nuovo studio, dimostra gli effetti negativi sulla fertilità e la gravidanza. Stando ai dati raccolti da un gruppo di ricercatori americani coordinati da Luke Peppone della University of Rochester (Usa), le donne che da piccole sono state esposte al fumo passivo, anche a distanza di molti anni, rispetto alle altre potrebbero avere maggiori problemi di fertilità anche se da adulte seguono uno stile di vita salutare. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Tobacco Control (Dicembre 2008).
In base a quanto hanno osservato i ricercatori, non sono a rischio solo le donne che stanno cercando di rimanere incinta, la fertilità delle donne verrebbe compromessa fin da piccole se esposte al fumo passivo. Le tossine del fumo potrebbero essere in grado di danneggiare permanentemente la fertilità delle donne aumentando il rischio di aborti e diminuendo le possibilità di rimanere incinte.
Nel complesso, lo studio ha esaminato i dati relativi a circa 4800 donne curate presso il Roswell Park Cancer Institute di New York. Tutte le donne osservate dovevano rispondere ad una serie di domande sul proprio stile di vita presente e passato, sui tentativi di concepimento, ecc.. Del totale, circa l'11 per cento delle donne hanno dichiarato di aver avuto delle difficoltà nel rimanere incinta, circa un terzo ha invece perso uno o più bambini. Quasi il 40 per cento del campione osservato ha avuto problemi di fertilità. I ricercatori, analizzando nel dettaglio tutti i dati, hanno notato che le donne esposte da piccole al fumo passivo dei genitori avevano il 26 per cento di difficoltà in più nel concepimento ma non solo, si è riscontrato anche un maggior rischio, intorno al 39 per cento, di aborto spontaneo.
Studi precedenti hanno dimostrato che il fumo riduce la fertilità maschile danneggiando gli spermatozoi, questo studio evidenzia che ci sono effetti negativi anche sulla fertilità della donna. Luke Peppone spiega che in base i dati raccolti si è dimostrato che il fumo passivo non è pericoloso solo per le donne gravide ma può provocare anche dei danni a lungo termine che si riscontreranno solo dopo anni.
Altri articoli correlati: Smettere di fumare, più facile se si è in pensione
Quando smettere di fumare? Seguite il ciclo mestruale
Smettere di fumare, le statistiche
Rollare le sigarette rende il fumo più cancerogeno
Cioccolato fondente per diminuire i danni delle sigarette
Smettere di fumare non fa ingrassare
Incentivi per smettere di fumare
Smettere di fumare, è più difficile con le sigarette light
Foto shock per non comprare le sigarette
Smettere di fumare, in 5 anni 2,5 milioni di fumatori in meno
Smetti di fumare e verrai premiato
Fumare ? Si può smettere !
Smettere di fumare ... grazie ai genitori
Smettere di fumare e di bere con una pillola
Smettere di fumare, nuovo farmaco dalla Pfizer (vareniclina)
Una pillola per chi fuma
Dagli USA un vaccino contro il fumo
Fumo e caffè rovinano la vista
Fumo e udito, nuove controindicazioni per i fumatori
Fumo e allergie nei bambini
Fumare quando si è incinta
Fumo passivo, effetti e danni sulla salute
Fumo passivo e morte improvvisa
"Morti in culla" sotto accusa il fumo passivo
Fumare riduce le possibilità di rimanere incinta
Fumare aumenta il rischio di psoriasi
Fumo passivo e ictus, più rischi per il coniuge
VAI AL SITO
http://www.universonline.it/_sessoesalute/salute/08_12_09_a.php
Visualizzazione post con etichetta gravidanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gravidanza. Mostra tutti i post
martedì 9 dicembre 2008
lunedì 1 dicembre 2008
Caffeina in gravidanza, mai più di 200 mg al giorno
Caffeina in gravidanza, mai più di 200 mg al giorno
Quasi un anno di valutazione per definire le nuove linee-guida relative all’assunzione di caffeina durante la gravidanza, senza rischi per il futuro del bimbo che si ha in grembo. Alla fine si è stabilito che la dose raccomandata non deve superare i 200 mg al giorno, pari a 2-3 tazzine di caffè espresso.
Fino a ieri, per le irriducibili del caffè, anche se in dolce attesa, era permesso di non oltrepassare i 300 mg di caffeina al giorno, pari, parlando di tazzina di espresso all’italiana, a circa 4-5 tazzine (facendo una media visto che il contenuto di caffeina varia a seconda che si tratti di pura Arabica, di Robusta o delle miscele delle due varietà, come spesso si trova al bar), o a due tazze e mezzo di caffè all’americana.
“La comunità scientifica italiana molto prudentemente", commenta Amleto D’Amicis, epidemiologo e Membro del Gruppo di Studio sul Caffè della Fo.S.A.N. (Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione), "aveva sempre comunque raccomandato di non superare, se in stato interessante, le tre tazzine di espresso al giorno (quindi una dose molto minore di caffeina) e di rivolgersi, se proprio non se ne poteva fare a meno, al caffè decaffeinato”.
Ecco le tappe principali che hanno segnato questo cambiamento: 31 gennaio 2008. La Food Standards Agency (FSA) sponsorizza due studi: il primo atto a determinare quanto ci sia di rischioso per il feto qualora la madre introduca caffeina nella dieta giornaliera, il secondo idoneo ad accertare, con il consumo di caffeina, quanto la possibile alterazione del metabolismo della stessa incida sulla gravidanza. Allo stesso tempo e indipendentemente dall’FSA, il Committee on Toxicity of Chemicals in Foods e il Consumer Products and Environment conducono una rassegna di tutti i dati disponibili includendo anche nuovi studi scientifici.
5 febbraio 2008. Gli organismi sopracitati si riuniscono per discutere quanto possa incidere la caffeina sulla gravidanza analizzando i dati a disposizione insieme ai risultati preliminari dei due studi commissionati dall’FSA. Fino a quel momento non emergono sufficienti motivi per abbassare il consumo di caffeina giornaliero. I 300 mg al giorno continuano pertanto ad essere valutati “sani”. Necessitano ancora approfondimenti e valutazione di ulteriori dati statistici. Nel medesimo periodo anche il March of Dimes (USA) aveva deciso di suggerire una minore introduzione di caffeina alle donne in gravidanza: da 300 a 200 mg. Mentre l’IFIC (International Food Information Council) manteneva inalterata la sua posizione riferendosi alle numerose ricerche scientifiche che sostenevano un limite massimo di 300 mg – come consumo moderato – includendo sia le donne in dolce attesa sia quelle in allattamento.
3 novembre 2008. La FSA, dopo lunga, approfondita e attenta analisi di tutti i dati scientifici disponibili, riduce il livello di caffeina a 200 mg giorno. Nulla da eccepire per il decaffeinato che può regalare lo stesso piacere senza creare problemi.
Fonte: Ufficio stampa FoSAN 2008.
http://it.notizie.yahoo.com/25/20081104/thl-caffeina-in-gravidanza-mai-piu-di-20-bd646f4.html
Quasi un anno di valutazione per definire le nuove linee-guida relative all’assunzione di caffeina durante la gravidanza, senza rischi per il futuro del bimbo che si ha in grembo. Alla fine si è stabilito che la dose raccomandata non deve superare i 200 mg al giorno, pari a 2-3 tazzine di caffè espresso.
Fino a ieri, per le irriducibili del caffè, anche se in dolce attesa, era permesso di non oltrepassare i 300 mg di caffeina al giorno, pari, parlando di tazzina di espresso all’italiana, a circa 4-5 tazzine (facendo una media visto che il contenuto di caffeina varia a seconda che si tratti di pura Arabica, di Robusta o delle miscele delle due varietà, come spesso si trova al bar), o a due tazze e mezzo di caffè all’americana.
“La comunità scientifica italiana molto prudentemente", commenta Amleto D’Amicis, epidemiologo e Membro del Gruppo di Studio sul Caffè della Fo.S.A.N. (Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione), "aveva sempre comunque raccomandato di non superare, se in stato interessante, le tre tazzine di espresso al giorno (quindi una dose molto minore di caffeina) e di rivolgersi, se proprio non se ne poteva fare a meno, al caffè decaffeinato”.
Ecco le tappe principali che hanno segnato questo cambiamento: 31 gennaio 2008. La Food Standards Agency (FSA) sponsorizza due studi: il primo atto a determinare quanto ci sia di rischioso per il feto qualora la madre introduca caffeina nella dieta giornaliera, il secondo idoneo ad accertare, con il consumo di caffeina, quanto la possibile alterazione del metabolismo della stessa incida sulla gravidanza. Allo stesso tempo e indipendentemente dall’FSA, il Committee on Toxicity of Chemicals in Foods e il Consumer Products and Environment conducono una rassegna di tutti i dati disponibili includendo anche nuovi studi scientifici.
5 febbraio 2008. Gli organismi sopracitati si riuniscono per discutere quanto possa incidere la caffeina sulla gravidanza analizzando i dati a disposizione insieme ai risultati preliminari dei due studi commissionati dall’FSA. Fino a quel momento non emergono sufficienti motivi per abbassare il consumo di caffeina giornaliero. I 300 mg al giorno continuano pertanto ad essere valutati “sani”. Necessitano ancora approfondimenti e valutazione di ulteriori dati statistici. Nel medesimo periodo anche il March of Dimes (USA) aveva deciso di suggerire una minore introduzione di caffeina alle donne in gravidanza: da 300 a 200 mg. Mentre l’IFIC (International Food Information Council) manteneva inalterata la sua posizione riferendosi alle numerose ricerche scientifiche che sostenevano un limite massimo di 300 mg – come consumo moderato – includendo sia le donne in dolce attesa sia quelle in allattamento.
3 novembre 2008. La FSA, dopo lunga, approfondita e attenta analisi di tutti i dati scientifici disponibili, riduce il livello di caffeina a 200 mg giorno. Nulla da eccepire per il decaffeinato che può regalare lo stesso piacere senza creare problemi.
Fonte: Ufficio stampa FoSAN 2008.
http://it.notizie.yahoo.com/25/20081104/thl-caffeina-in-gravidanza-mai-piu-di-20-bd646f4.html
giovedì 3 luglio 2008
GRAVIDANZA : CIBI DA EVITARE
Dieta e gravidanza, i cibi da evitare
Durante il periodo della gravidanza bisognerebbe evitare, o in ogni caso diminuire al minimo, l'assunzione di cibi come snack, patatine e merendine, il cosiddetto junk food (cibo spazzatura). Secondo uno studio condotto dalla ricercatrice Stephanie Bayol e dal ricercatore Neil Stickland del Royal Veterinary College di Londra, mangiare al fast food, ma più in generare tutto il cibo spazzatura, può causare nel futuro nascituro dei danni a lungo termine. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Physiology (Giugno 2008).
Che i piccoli devono diminuire l'assunzione dei cibi spazzatura lo si ripete ormai da anni, questo studio evidenzia però che il junk food può influire già dai primi momenti di vita, in principio nel periodo della gravidanza e poi nei primi mesi durante il periodo dell'allattamento.
Si sa che la dieta delle mamme durante il periodo della gravidanza e dell'allattamento è molto importante, lo studio inglese rimarca ancora una volta questo aspetto. Se le madri hanno uno stile alimentare scorretto ricco di cibi grassi e poco salutari, questo influisce negativamente sul tasso di colesterolo, trigliceridi e glicemia dei piccoli anche se questi poi seguiranno un'alimentazione più salutare.
I test sono stati condotti su alcuni topolini di laboratorio ma i ricercatori evidenziano che sull'uomo i risultati sono gli stessi. Durante lo studio si è potuto osservare che i topolini nati da madri che seguivano un'alimentazione poco sana, una volta adulti prediligevano lo stesso cibo.
La dottoressa Stephanie Bayol spiega che alla luce dei dati raccolti si può intuire l'importanza della dieta seguita dalla madre durante la gravidanza e l'allattamento, non solo per i nutrienti che il piccolo riceve in quel momento, ma soprattutto per le conseguenze a lungo termine.
Per valutare l'impatto di una dieta scorretta i ricercatori hanno nutrito alcune topoline gravide con del cibo spazzatura e, successivamente, hanno tenuto sotto osservazione i piccoli topolini. Dall'analisi si è potuto osservare che i cuccioli presentavano i problemi tipici causati da un'alimentazione scorretta come ad esempio un accumulo di grasso attorno agli organi, un fattore che contribuisce allo sviluppo del diabete di tipo 2. Un altro aspetto interessante riscontrato durante lo studio riguardava l'alimentazione dei piccoli nel periodo successivo allo svezzamento, i ricercatori hanno osservato che i topolini nutriti con una dieta sana presentavano comunque dei livelli alti di colesterolo e trigliceridi, erano in sovrappeso e anche l'insulina era fuori norma, se le madri avevano seguito un'alimentazione scorretta durante il periodo della gravidanza e dell'allattamento.
Alla luce di questi dati, le aspiranti mamme non devono quindi evitare solo fumo ed alcol ma devono porre anche particolare attenzione a quello che mangeranno quando saranno incinta.
http://www.universonline.it/_sessoesalute/salute/08_07_02_a.php
Durante il periodo della gravidanza bisognerebbe evitare, o in ogni caso diminuire al minimo, l'assunzione di cibi come snack, patatine e merendine, il cosiddetto junk food (cibo spazzatura). Secondo uno studio condotto dalla ricercatrice Stephanie Bayol e dal ricercatore Neil Stickland del Royal Veterinary College di Londra, mangiare al fast food, ma più in generare tutto il cibo spazzatura, può causare nel futuro nascituro dei danni a lungo termine. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Physiology (Giugno 2008).
Che i piccoli devono diminuire l'assunzione dei cibi spazzatura lo si ripete ormai da anni, questo studio evidenzia però che il junk food può influire già dai primi momenti di vita, in principio nel periodo della gravidanza e poi nei primi mesi durante il periodo dell'allattamento.
Si sa che la dieta delle mamme durante il periodo della gravidanza e dell'allattamento è molto importante, lo studio inglese rimarca ancora una volta questo aspetto. Se le madri hanno uno stile alimentare scorretto ricco di cibi grassi e poco salutari, questo influisce negativamente sul tasso di colesterolo, trigliceridi e glicemia dei piccoli anche se questi poi seguiranno un'alimentazione più salutare.
I test sono stati condotti su alcuni topolini di laboratorio ma i ricercatori evidenziano che sull'uomo i risultati sono gli stessi. Durante lo studio si è potuto osservare che i topolini nati da madri che seguivano un'alimentazione poco sana, una volta adulti prediligevano lo stesso cibo.
La dottoressa Stephanie Bayol spiega che alla luce dei dati raccolti si può intuire l'importanza della dieta seguita dalla madre durante la gravidanza e l'allattamento, non solo per i nutrienti che il piccolo riceve in quel momento, ma soprattutto per le conseguenze a lungo termine.
Per valutare l'impatto di una dieta scorretta i ricercatori hanno nutrito alcune topoline gravide con del cibo spazzatura e, successivamente, hanno tenuto sotto osservazione i piccoli topolini. Dall'analisi si è potuto osservare che i cuccioli presentavano i problemi tipici causati da un'alimentazione scorretta come ad esempio un accumulo di grasso attorno agli organi, un fattore che contribuisce allo sviluppo del diabete di tipo 2. Un altro aspetto interessante riscontrato durante lo studio riguardava l'alimentazione dei piccoli nel periodo successivo allo svezzamento, i ricercatori hanno osservato che i topolini nutriti con una dieta sana presentavano comunque dei livelli alti di colesterolo e trigliceridi, erano in sovrappeso e anche l'insulina era fuori norma, se le madri avevano seguito un'alimentazione scorretta durante il periodo della gravidanza e dell'allattamento.
Alla luce di questi dati, le aspiranti mamme non devono quindi evitare solo fumo ed alcol ma devono porre anche particolare attenzione a quello che mangeranno quando saranno incinta.
http://www.universonline.it/_sessoesalute/salute/08_07_02_a.php
Etichette:
cibi,
evitare,
gravidanza
Iscriviti a:
Post (Atom)

